SANGNIER, MARC

SANGNIER, MARC. - Politico e sociologo, n. a Parigi il 3 apr. 1873, m. ivi il 28 maggio 1950. Messo al Collegio Stanislas per frequentare il Politecnico, al termine degli studi entrò nella carriera militare come ufficiale del genio. La lasciò nel 1898 per dedicarsi all'apostolato e alla propaganda. Studioso di Ibsen, Tolstoi, Gratry, Pascal, Ollé-Laprune, Blondel e delle encicliche di Leone XIII, divenne un convinto e tenace assertore del cristianesimo nella vita sociale.

Già nel Collegio Stanislas riuniva i suoi compagni nella cripta per trattare di questioni sociali e gettava il seme del «grande albero del cristianesimo democratico e sociale». Nel 1899 fuse il suo Bulletin de la Chrypte con il Sillon dell'amico Paul Renaudin e creò i circoli di studio per studenti e lavoratori. Divenne così il capo del battagliero movimento denominato Sillon. Nel 1901 iniziò le pubblicazioni dei settimanale Eveil démocratique seguite nel 1905 dal quotidiano Démocratie e dal bollettino L'âme commune. Così il movimento del Sillon si era diffuso in gran parte dalla Francia, e nel 1902 si tenne a Parigi il primo congresso nazionale; nel 1903 il secondo a Tours. Il S. raccoglie adesioni e incoraggiamenti di non pochi vescovi francesi. Il 17 dic. 1902 il card. Rampolla gli dirigeva una lettera significandogli che «il fine e le tendenze del Sillon sono piaciuti altamente a Sua Santità». Nel 1904 si svolse il terzo congresso a Lione. L'organizzazione progrediva e mirava ad unificarsi, mediante un segretariato centrale. Ai congressi nazionali annuali si aggiunsero congressi locali semestrali; si moltiplicarono i circoli di studi sociali, gli istituti popolari con conferenze e discussioni, corsi di lingue e di materie tecniche, sale di studio con biblioteche circolanti. Senonché dopo questi promettenti primordi l'azione del S. cominciò a suscitare timori e apprensioni; e fu dopo l'assunzione di Pio X al sommo pontificato. In occasione del Congresso nazionale del genn. 1905 il card. Merry del Val indirizzava all'arcivescovo di Parigi, card. Richard, una lettera in cui, dopo elogi al Sillon, a nome del S. Padre si invitava questa associazione a chiarire alcuni punti del suo programma, a seguire sempre gli insegnamenti della Chiesa ed unire le proprie forze a quelle degli altri cattolici per non sminuire i vantaggi dell'unità d'azione. L'anno seguente, 1906, il sacerdote E. Barbier pubblicò in due volumi uno studio critico intitolato: Gli errori del Sillon (religiosi, sociali, polemici) e nel 1910 seguì un libro di N. Arics: Il Sillon e il movimento democratico, pure con critiche oppositrici. Altri invece ne assunsero le difese e notevole fra questi E. Desgrées (1907). Nel 1907 in occasione della venuta di S. a Roma, Pio X lo ammonì a proposito delle deviazioni del suo movimento.

Da alcuni vescovi si elevarono riserve e richiami, apparendo che dall'azione pratica si tendeva ad un ordine di idee e di propaganda di dottrine discutibili. Malgrado le ammonizioni dei vescovi le polemiche si acuirono. Era perciò attesa e desiderata una decisiva parola dell'autorità suprema. E fu questa la lettera che, in data 25 ag. 1910, Pio X diresse all'episcopato francese e si apre con le parole: Notre charge apostolique. Esaminando la costituzione ed il programma del Sillon, anzitutto deplora la pretesa del Sillon di sottrarsi alla direzione dell'autorità ecclesiastica, asserendo di tutelare solo interessi materiali, mentre invece i suoi fautori si erigono a maestri di morale

sociale, civile e religiosa, toccando perciò il terreno proprio della Chiesa. Analizza poi gli errori dottrinali del Sillon; primo fra questi la rigenerazione delle classi lavoratrici in modo non conforme ai principi fondamentali delle encicliche sociali di Leone XIII; inoltre, una esagerata esaltazione della dignità umana e, salvo in punto di religione, la sua completa autonomia; l'emancipazione politica e l'affrancamento del popolo da ogni autorità diversa da lui; l'emancipazione economica cioè l'indipendenza dalla classe padronale; l'emancipazione intellettuale, cioè liberazione dalla cosiddetta classe dirigente. Richiamandosi alle norme del predecessore, Pio X affermava che il Sillon, infeudando il cattolicesimo ad una determinata forma di governo, cioè una democrazia universale, intesa quale prevalente autorità del popolo, divideva i cattolici e comprometteva la Chiesa. Egli riconobbe nei dirigenti del Sillon uomini di retta intenzione, sinceri nei propositi ed esemplari nella vita religiosa; ma concludeva la lettera, prescrivendo che si sottoponessero alle disposizioni dei vescovi, suddividendosi in gruppi diocesani denominati Sillons catholiques; libero ogni membro di conservare le sue preferenze politiche, purché epurate da quanto non fosse conforme, in questa materia, agli insegnamenti della Chiesa.

Il S. accolse la lettera pontificia con obbedienza riverente, e continuò il suo apostolato a pro del popolo con assoluta sottomissione. Così è sorto il Sillon catholique, e nel 1911 nacque un nuovo periodico: L'aube nouvelle che ne fu l'organo ed ebbe vasta diffusione nelle diocesi francesi. Il S. proseguì allora la lotta sul terreno esclusivamente politico, fondando nel 1912 la Ligue de la jeune république, organizzazione di cattolici repubblicani, democratici, internazionalisti in contrapposto all'Action Française monarchica, reazionaria e nazionalista. Dopo la guerra 1914-18 in cui compì il suo dovere, partecipò alla lotta elettorale e nel 1919 venne eletto deputato della Senna nella lista del Blocco nazionale repubblicano. Non iscritto ad alcun gruppo parlamentare, svolte la sua attività di deputato, sostenendo la ripresa delle relazioni diplomatiche con la S. Sede, la proporzionale pura, le convenzioni statali alle scuole libere e il premio d'onore agli studenti cattolici. Assertore della riconciliazione internazionale, deplorò con il Papa l'annessione della Ruhr, sostenne la necessità di un'amicizia con la Germania, gettò le basi di un'Internazionale democratica cristiana e organizzò i congressi democratici internazionali che riunivano i rappresentanti di ogni nazionalità di preferenza a Bierville. Nel 1923 subì un attentato da parte dell'Action Française. Nelle elezioni del 1924 si staccò dal Blocco nazionale repubblicano e si presentò in una nuova formazione politica denominata Unione repubblicana per la pace, ma non riuscì eletto. Si dedicò allora alla propaganda pacifista: propugnò la soppressione del servizio militare obbligatorio come premessa al disarmo (1924) e fondò a Bierville i Foyers de la paix da cui nacque nel 1930 la Ligue française pour les auberges de la jeunesse. Dimessosi da presidente della Ligue de la jeune république diventò collaboratore dell'Aube (1932). Fino al 1940 prese parte attiva alla lotta contro il razzismo e sotto l'occupazione tedesca divenne membro della Resistenza per cui fu arrestato e internato a Fresnes (1944). Dopo la liberazione fu acclamato presidente onorario del Movimento repubblicano popolare ed eletto deputato dal 1945.

Scritti principali: La vie démocratique (Parigi 1904); Education sociale du peuple (Lione 1904); L'esprit démocratique (Parigi 1905); Une méthode d'éducation démocratique (ivi 1906); La lutte pour la démocratie (ivi 1908); Discours (1891-1925), 8 voll. (ivi 1910-28); La Pologne opprimée (ivi 1913); Contrôle à l'éventail system (ivi 1913); La république démocratique (ivi 1914); Aux sources de l'éloquence (ivi 1917); La paix pour la jeunesse (ivi 1926); Que choisira la France? (ivi 1927); La papauté et la paix (ivi 1928); L'éducation de l'enfant (ivi 1928); Albert de Mun (ivi 1932); Le pacifisme d'action (ivi 1936).

BIBL.: il docum. pontif. del 25 sg. 1910 si può leggere in Civ. Catt., 1910, III, pp. 715-36. È preceduto (pp. 708-14) da un articolo di commento del p. Enrico Rosa, Censura e riforma del Sillon; A. de Mun, La conquête du peuple, Parigi 1908, p. 32

e sgg.; G. Guitton, Léon Harmel, II, ivi 1927, pp. 233-34, 352 sgg.; R. Kothen, La pensée et l'action sociale des catholiques, 1789-1944, Lovanio 1945, pp. 405-11; L. Riva Senseverino, Il novem. sindacale crist. dal 1850 al 1939, Roma 1950, p. 176 sgg.; su M. S., V. Ephem. theol. Loew., 36 (1950), pp. 576-77.

Augusto Moreschini-Agostino Vian

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“SANGNIER, MARC.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 1051. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sangnier-marc.