SANTAYANA (RUIZ), GEORGE

SANTAYANA (RUIZ), GEORGE. - Filosofo e scrit- tore spagnolo, n. ad Avila il 16 dic. 1863, m. a Roma il 27 sett. 1952. Vissuto fin da bambino negli Stati Uniti d'America, dove la sua famiglia si trasferì, vi fece i suoi studi e fu tra l'altro professore di filosofia nella Harvard University (1907); lasciato l'insegna-

mento (1912), visse in Inghilterra, in Francia e negli ultimi quindici anni in Italia.

Scrittore fecondo ed efficace, autore di opere letterarie (notevole il romanzo *The last puritan*, 1935) e di scritti filosofici, più che un pensatore, è un saggista, un osservatore acuto, un moralista e, in fondo, uno scettico. Fra i lavori filosofici più importanti sono: i 5 voll. di *The life of reason* (1905-1906; 2a ed. 1922), sulle fasi dell'umano progresso (la ragione nel senso comune, nella società, nella religione, nell'arte, nella scienza); *Scepticism and animal faith* (1923), presentato come introduzione a un sistema di filosofia; *Platonism and the spiritual life* (1927) e i 4 voll. di *Realms of being* (1928-40), rispettivamente dedicati al regno dell'essenza, della materia, della verità, dello spirito.

S. appartiene al cosiddetto «realismo critico» americano, di cui è il rappresentante più geniale. Platone (v.) tra mondo delle idee e mondo sensibile è irrigidito al punto che il S. è, nello stesso tempo, un «platonico» e un «naturalista». Egli distingue radicalmente tra mondo delle pure essenze e mondo dell'esistenza o delle cose. Il primo è infinito, fuori dello spazio e del tempo, regno del «puro essere», in cui ogni essenza («idea», nel senso platonico) è individuale e identica a se stessa, puro oggetto d'intuizione immediata: il secondo è il mondo dell'esistenza sensibile, materiale, del divenire, della lotta, del caso e della necessità, regno della materia (dell'azione e dell'energia vitale), ragionamento (v.) e del discorso (e non dell'intuizione [v.]). L'esistenza umana e cosmica è materia in evoluzione; lo spirito (nell'uomo) è radicato nel corpo organico (animato) e «per accidens», ma per natura e necessariamente. Tuttavia esso, per S., è l'intermediario tra il regno della materia e quello delle essenze, da esso intuite. Non c'è alcuna prova oggettiva che il mondo sensibile esista (dal fatto che «appia» non si può indurre logicamente che esiste); ne ammetta il «esistenza per esigenze vitali, per una specie di fede animale. L'intuizione delle essenze ci libera da questo mondo, in cui ci radica la nostra volontà di vita e di espansione, più che nel senso platonico di distacco da esso, nell'altro di liberazione dall'ignoranza della sua essenza: non liberazione dalla sofferenza e dalla morte, ma (come insegna il cristianesimo con il dogma della Passione e della Morte di Cristo) attraversa il dolore e la morte. E a Cristo S. ha dedicato uno dei suoi ultimi volumi pubblicati (oltre ai primi due dell'Autobiografia), *Persons and places* (1944); *The middle years* (1945); *L'idea di Cristo nei Vangeli o Dio nell'uomo* (trad. it., Milano 1949), in molte sue tesi eterodosso: vi sottostà la sua filosofia con il dualismo di regno della materia e di regno delle essenze o pure possibilità, di regno della verità e di regno dello spirito. Precisamente, per il S., l'idea di Cristo rappresenta l'ideale intrinseco dello spirito, cioè il vertice dell'intelligenza disinteressata e del disinteressato amore.

BIBL.: N. Abbagnano, *Il realismo critico in America*, in *Logos*, 4 (1921), pp. 340-45; Ames van Meter, *Proust and S.*, Chicago 1937; G. W. Howgate, *G. S.*, Londra, 1938; M. Losacco, *Due «Selections» filosofiche di G. S.*, in *Riv. di filo. neose.*, 3 (1938), pp. 305-18; P. A. Schilpp, *The philos. of G. S.*, Chicago 1940. Altre indicazioni in G. A. De Brie, *Bibl. philos. 1934-45*, I, Utrecht-Bruxelles 1950, pp. 565-66.