SCALIGERO, GIULIO CESARE - Filologo, filosofo e scienziato, n. a Riva del Garda il 23 apr. 1484 dal cartografo Benedetto Bordoni, m. ad Agen il 21 ott. 1558. Prese il nome di S. vantando discendenza dalla nobile famiglia veronese. Studiò a Bologna (1514-19) medicina e storia naturale. Seguita per alcun tempo la carriera delle armi, si ritirò ad Agen sulla Garrona, come medico del vescovo Angelo della Rovere, e attese esclusivamente agli studi. Ebbe due vivaci polemiche con G. TERAMO (v.).
Creazionista, inclina tuttavia all'identificazione di Dio con la natura, intesa come connessione degli effetti e delle cause (Exerc., 77, sez. 3, pp. 120-21). Tale nesso è necessario e tende al Sommo Bene (Poet., III, 1, p. 81). Anche l'uomo, il cui intelletto ha una duplice funzione, ad faciendomi ed cognoscendomi (Exerc., 256, pp. 330-331), deve tendere al bene. Questo è triplice: naturale, come attributo intrinseco degli enti; relativo, dovuto alla convenienza di due enti; morale, definito come «perfetto acus cum recta ratione» (Exerc., 307, sez. 7, pp. 412-414). La conoscenza, sensibile e intellettiva (De causis, pp. 113-117), ha come fine la beatitudine (Poet., III, 1, pp. 80-83).
Ebbe una certa fama la sua Poetica, in cui sono esposti i canoni dell'estetica classica secondo uno schematismo logico molto minuzioso, contro cui polemizzò G. B. Vico (v.). Notevole l'osservazione che il poeta oltre che imitatore è un creatore (I, 1, p. 2) e la sua attività deve avere un fine morale (pp. 4-5).
Opere principali: Adversus Des. Erasmus (Parigi 1531); De causis linguae latinae (Lione 1540); Exoterica exercitationes de subtilitate contra H. Cardanum (Parigi 1557); Poetics II. VII (Lione 1561); Animadversiones in IV libros De causis plantarum Theophrasti (ivi 1566).