SOVRANO, CULTO DEL

SOVRANO, CULTO del. - Negli aggruppamenti primitivi il capo della comunità riveste la doppia funzione di re e di sacerdote (mago, stregone) come quegli che, stando in maggior contatto con le potenze superiori, si interpretano la volontà e farsi portavoce presso di esse dei bisogni della comunità stessa.

Data la sua funzione egli deve trovarsi sempre in condizione di rappresentare efficacemente il suo gruppo, perciò quando l'età e le infermità hanno indebolito le sue forze egli viene eliminato o sostituito. Ma finché è in efficienza egli è oggetto di interdizioni (tabu) e di cure dirette a impedire che la Potenza mediatrice che è in lui si disperda con danno della comunità.

Il progresso della civiltà e della cultura, che tende a separare le due funzioni, sacra e civile, nella persona del s., non toglie alla regalità i suoi privilegi. Così nell'Impero cinese il monarca, pur non essendo considerato dio, esercita la funzione del Cielo stesso nel regolare i rapporti tra gli dèi e gli uomini, compie il sacrificio ufficiale al Cielo, ripara con cerimonie espiatiche i sdegno del Cielo corrucciati per le male azioni degli uomini.

In Giappone il s. è considerato come un'incarnazione della dea solare Amaterasu: una volta all'anno gli dèi vanno ad esseguirla nella sua corte abbandonando i loro templi per un mese il quale è detto perciò «senza dèi».

In Babilonia il s. è scelto dagli dèi che «pronunziano il suo nome» predestinando alla carica fino dal seno della madre; il re Hammurabi nel suo codice si dice «rampollo reale formato dal dio Sin», «dio dei re», e il suo nome è invocato nei giuramenti come quello di una divinità. Il faraone d'Egitto era deificato già da vivo, egli è il figlio del Sole (Ra, Rê'), il dio buono, dal dio stesso generato, accoppiandosi alla regina sotto la forma del di lei marito.

In Grecia il culto del s. non sarebbe stato possibile all'epoca classica, ma si sviluppò durante l'epoca ellenistica. Alessandro trovò l'adorazione del s. ben radicata nell'Egitto, nell'Asia Minore, in Babilonia, in Persia e quando ai suoi successori nei vari Regni del suo Impero smembrato (Tolomei, Seleucidi, Attalidi) subentrarono i Romani, gli onori divini furono resi ai rappresentanti di Roma: Senato, proconsoli, Dea Roma, imperatori.

In Roma stessa alcuni presupposti della possibile esaltazione della persona umana si trovano nell'antica religione: il fiumine dalle e una personificazione (ἐμψυχος) di Giove; il generale vincitore assume nella cerimonia del trionfo gli attributi del dio; ogni privata famiglia venera il genius del padre di famiglia come protettore della sua gens; i morti sono onorati con particolare venerazione e chiamati dèi (di Manes). Con il trionfo dell'ellenismo questa esaltazione divina dei personaggi illustri si sviluppò: Giulio Cesare dopo morto fu ascritto tra gli dèi con il titolo ufficiale di Divus Iulius e venerato in apposito tempio. Augusto, il restauratore della religione ufficiale, permise che alla sua persona si volgesse la grata divizione del popolo, concedendo che al suo genius associato a quello dei Lari compilati, protettori delle varie suddivisioni della città, si prestasse un culto. Fu questa l'origine del culto imperiale, che in Oriente associò la figura del s. a quella delle grandi divinità che avevano nelle varie metropoli templi con annesse assemblee di carattere religioso politico (χουχίς); mentre in Occidente, dove tali assemblee non esistevano, le istituzioni fassando con apposita legge gli obblighi del capo del sacerdote (flamen), il regolamento dei raduni provinciali (Concilium, conventus) e le norme del sacrificio. Il rito dell'apoteosi (consecratio), che consisteva nel cremare su di una pira il cadavere del s., lasciando libera al tempo stesso un'acqua che significava l'assunzione in cielo dell'anima dell'imperatore, poneva il suggello alla solenne cerimonia.

Il cristianesimo ha, naturalmente, abolito il culto del s., ma un'eco del potere soprannormale che è stato sempre attribuito alla persona del re si può riconoscere nel privilegio (da cui si sentivano investiti i re di Francia e d'Inghilterra) di guarire con il tocco delle loro mani i malati di scrofolia (écrouelle) detta perciò «male del re» (mal le roi, King's evil).

Bibl.: E. Beurlier, Le culte impérial, Parigi 1891; J. G. Frazer, The golden Bough, I e II, The magic art and the evolution of Kings, Londra 1913; M. Rostovtzeff, Augustus als religiöser Reformer, in Rom. Mittheil., 38-39 (1923-24) p. 28 sgg.; M. Bloch, Les rois humains, Etude sur le caractère surnaturel attribué à la puissance royale, particulièrement en France et en Angleterre, Strasbourg 1924; G. van der Leeuw, Phänomenologie der Religion, Tubingen 1933, pp. 13, 14, 25, 26, 34; A. J. Festugière - P. Fabre, Le monde gréco-romain au temps de Notre-Seigneur, 2 voll., Paris 1935. Nicola Turchi