SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA.
È il più antico, illustre, ordini cavallereschi (v.) e ripete le sue origini da quel quarante che i mercanti di Amalfi avevano costituito a Gerusalemme, resistendo ai più fanatici ritorni di prepotenza mussulmana. Era costituito da un fondaco commerciale con un ospedale di ricovero per pellegrini ed infermi ed una chiesa eretta in onore di Giovanni Battista. Quando nel 1099 i Crociati conquistarono Gerusalemme reggeva l'ospedale un Gerardo, forse amalfitano, assistito da alcuni servienti, formando una specie di confraternita. Essi rivestirono un abito e mantello nero con croce bianca sulla spalla e si diedero un ordinamento proprio che Pasquale II, nel 1113, approvò.
Ebbe così origine un Istituto canonicamente eretto, riconosciuto dai principi di Occidente, sostenuto dalle elemosine e dai contributi di tutta la cristianità. Morto Gerardo, su cui lavorò la pia leggenda, nel 1120, Raimondo du Puy (de Podio) provenzale, che gli successe nel governo, diede all'Istituto nuove funzioni militari-cavalleresche di protezione armata ai poveri ed ai pellegrini, e dal 1137 assunse anche il più largo compito della difesa del Regno latino di Gerusalemme e della guerra contro gli infedeli. Per questo il nuovo Ordine ricevette donazioni, non solo in Palestina, ma in tutto l'Occidente, privilegi sempre più ampi dai pontefici e dai sovrani, e fu ben presto in grado di costruire fortissimi castelli a difesa dei punti più pericolosi del Regno, di costituire, con gli indigeni, una cavalleria leggera a modo di quella del figlio infedeli (i Turcopoli) e di assumere spedizioni armate per iniziativa propria, mettendosi non di rado in contrasto con gli stessi re di Gerusalemme. Soggetti, come veri religiosi, alla diretta dipendenza del papa e distinti nei tre gradi di cavalieri propriamente detti, di chierici e di serventi, crearono anche nei diversi paesi di Occidente un'organizzazione di case («domus hospitales, mansiones»), ciascuna con ospedale per ricetto e difesa dei pellegrini e tutela delle strade nei punti di passaggio obbligato, con dotazione propria e con alcuni frati tutti di origine nobile, sotto un precettore (poi commendatore) per la custodia ed i servizi necessari; un gruppo di ospizi o commendare formò un baliaggio, governato da un balio (balli). In tal modo si provvedeva al reclutamento del personale necessario.
La caduta di Acri, dopo valorosa difesa, nel 1291 e la fine del Regno di Gerusalemme che ne consegui, non interruppero l'attività dei cavalieri. Essi trovarono ricovero dal 1292 al 1305 a Limisso (Cipro) presso il re Enrico di Lusignano, dove incominciò la potenza navale dell'Ordine che tentò anche una riconquista nel vicino continente e Rodi (v.); nel 1308 riuscì a togliere definitivamente l'isola all'Impero d'Oriente trasportandovi la propria sede. L'Ordine fu qui realmente sovrano, con flotta propria sulla quale inalberava la sua bandiera con la bianca croce in campo rosso, batteva moneta, costruiva difese e dimore sontuose. Dal 1344 al 1402 estese anche il suo dominio su Smirne, mentre organizzava spedizioni sulle città litoranee della Siria e sulla stessa Alessandria d'Egitto. Lo scisma d'Occidente portò discordia nell'Ordine che non si sottrasse alla rilassatezza di disciplina diventata generale, a quel tempo, nella Chiesa; di più la conquista di Costantinopoli (1453) per opera dei Turchi creò condizioni nuove nei
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mari d'Oriente e l'Ordine subì le conseguenze dell'allargarsi progressivo delle loro conquiste. Nel 1480 anche Rodi subì un duro assedio che riuscì a superare, grazie al valore dei cavalieri guidati dal gran maestro Pietro d'Aubusson (v.); ma poi il 21 dic. 1522, mancato un sufficiente aiuto dall'Occidente, dovette piegarsi dopo di sperata difesa. I superstiti si diedero a cercare un'altra sede ed intanto, per invito del Pontefice, unico loro superiore, sbarcati a Civitavecchia s'insediarono a Viterbo. Fu loro proposto di passare a Malta che dipendeva allora dalla Sicilia, cioè da Carlo V che, con la madre, ne era il sovrano. Clemente VII ch'era stato dignitario dell'Ordine, li favorì, particolarmente quando, dopo il sacco di Roma, riprese le buone relazioni con Carlo V; sicché questi con diploma rilasciato a Castelfranco d'Emilia il 23 marzo 1530 cedette all'Ordine in «feudo perpetuo nobile e franco» Malta (v.) e Gozo e la città e castello di Tripoli assoggettando ad esso gli abitanti, con l'unico obbligo di offrire ogni anno, ad Ognissanti, un falcone o sparviere in ricognizione di dominio e di prestare solito giuramento di fedeltà. Così l'Ordine otteneva la sua sede centrale quale feudo del Regno di Sicilia, senza cessare per questo di dipendere, come «religione», dall'autorità pontificia.
Malta divenne ben presto posizione chiave nel Mediterraneo per la sua importanza strategica, posta com'era fra i territori dominati dai Turchi e le nazioni cristiane. Sotto il governo del gran maestro Filippo Villiers de l'Isola Adam (1521-34) s'incominciarono quelle grandiosi opere di fortificazione che ne fecero un propugnacolo inespugnabile, mentre si erigevano chiese e palazzi ancora più sontuosi di quelli dovuti abbandonare a Rodi, adornando la nuova residenza delle più belle espressioni dell'arte italiana. Intanto si provvedeva a dare agli abitanti i necessari ordinamenti civili badando a che il governo rimanesse completamente nelle mani del Gran maestro e dei capi delle otto lingue nelle quali l'Ordine era diviso, cioè di Italia, Castiglia e Portogallo, Aragona con Catalogna e Navarra, Francia, Alvernia, Provenza, Alemagna, Inghilterra. E sebbene, col distacco dell'Inghilterra e di gran parte della Germania, l'Ordine perdesse molta parte dei beni e fosse ben presto costretto a lasciare Tripoli, nulla perdette della sua potenza che gli permette di sorvegliare i movimenti dei Turchi sul mare e di tener viva la lotta contro i corsari. Due volte all'anno sospediva in «carovana» le sue forze marittime, governate sempre da un ammiraglio della lingua italiana, in spedizione tutto intorno, mentre si teneva sempre pronto contro gli attacchi sull'isola; e memorabile fu l'assedio sostenuto dal 25 maggio al 7 sett. 1565, eroicamente vittoriosamente dal gran maestro Giov. de la Vallette (1557-68) contro l'esercito e la flotta turca risoluti a tigliere di mezzo il più costante impedimento al loro incrostato dominio sul mare. Così le galere di Malta parteciparono alla vittoria del Lepanto (1571) e furono di valido aiuto a Venezia nella guerra di Candia del secolo seguente. Un collegio gesuitico provvide all'istruzione secondaria, mentre si ritenne necessario da Roma stabilire a Malta una succursale della Inquisizione Romana. Una certa fastosità si palesa nel sec. XVII nelle usanze interne ed il gran maestro assunse il titolo di Altezza Ermine, tissima; e nel sec. XVIII si manifestano segni di decadenza, dovuti al diffondersi delle idee nuove, alle congiure ed alla insofferenza dei Maltesi dovute al progressivo assolutismo dell'Ordine nel governo; tuttavia ebbe origine in questa età il Gran Priorato di Polonia e nel 1797 il Gran Priorato di Russia per l'ambizione dell'imperatore Paolo che avrebbe voluto creare la lingua di Russia in seno all'Ordine. Invece si avvicinavano i giorni del tradimento. Il 7 giugno 1798 Napoleone con la flotta franco, si avvicinava all'isola e senza colpo ferire, il 12, s'invadì i padroni della fortezza ritenuta imprendibile. Il gran maestro Ferdinando von Hompesch (1797-99) rinunciò alla sovranità e l'Ordine il 27 luglio portò la sua sede provvisoria a Trieste sotto la protezione dell'imperatore Francesco.
Protestarono i cavalieri russi ed elessero, il 7 nov. 1798, a Gran maestro l'imperatore Paolo che morì nel 1801 e nulla poté fare a difesa dell'Ordine. Intanto la flotta inglese, dopo sconfitta quella francese ad Aboukir, s'impadronì di Malta nel sett. 1800; e sebbene per il Trattato di Amiens del 1802 Malta dovesse essere restituita ai cavalieri, gli Inglesi vi rimasero e nel Trattato di Parigi del 1814 se ne fecero riconoscere la sovranità che conservarono sino ad oggi. Deferita l'elezione di un nuovo gran maestro a Papa Pio VII, fu nominato il 9 febb. 1803 Giovan Battista Tommasi di Cortona che risiedette in Sicilia, e morto lui nel 1805, il governo dell'Ordine, privo ormai della sua sede sovrana, fu affidato ad un luogotenente eletto dal consiglio e ratificato dal papa. Nel 1834 la sede dell'Ordine fu trasferita dalla Sicilia a Roma, dov'esso aveva un palazzo, residenza del suo rappresentante presso la S. Sede, il priorato sull'Aventino e la casa presso il foro d'Augusto. Finalmente il 29 marzo 1879 con bolla di Leone XIII fu ristabilito l'ufficio del Gran Maestro con sede a Roma; sussistono ancora i gran priorati di Roma, Lombardia e Venezia, Napoli e Sicilia, Boemia, Moravia, Austria e dodici associazioni di cavalieri divisi per nazioni. I cavalieri sono: di giustizia, ed emettono voti; di onore e devozione, che non emettono voti ma sono ammessi con prove di nobiltà. Vi sono poi le dame di onore e devozione per le quali pure sono richieste le prove di nobiltà. Sono pure affligiati all'Ordine i cavalieri gran croce magistrali, i cavalieri magistrali ed i donati di giustizia e quelli di grazia divisi in tre classi. Il clero è composto di cappellani conventuali e cappellani di obbedienza.
Perduta la sovranità territoriale e cessata anche la sua attività militare, l'Ordine ha ripreso il suo iniziale compito della beneficienza secondo le moderne esigenze, col provvedere al servizio dei feriti di guerra, alle vittime dei disastri sismici o di altre gravi necessità sociali ed alla assistenza dei malati in occasione di gravi epidemie dove speciale si presenta il bisogno. Per questo con i frutti dei suoi beni e con contributo dei suoi soci ha potuto mettere insieme moderno materiale ospedaliero, ed arruolare un suo personale che, in modo particolare, nella prima guerra mondiale, prestò l'odvovolissimo servizio sui treni ospedali e negli ospedali apprestati appositamente grazie alle speciali convenzioni col governo italiano; anche nella seconda guerra mondiale l'Ordine contribuì al trasporto dei feriti con gli aerei. Fu sempre presente in occasione dei terremoti che desolarono intere regioni, svolgendo l'opera sua affiancata a quella della Croce Rossa. La recente sentenza cardinalizia del 24 gen. 1953 riconobbe all'Ordine le qualità di religioso e di sovrano alle dipendenze della S. Sede, per il tramite rispettivo della S. Congr. dei Religiosi e della Segreteria di Stato. - Vedi tav. LXV.