SPAUR, CARLO von. - Diplomatico bavarese, n. il 4 genn. 1794, m. il 26 ott. 1854 a Firenze. Conte di Winckel e Laudeck, iniziò la carriera diplomatica quale segretario di legazione a Berlino ed a Francoforte. Quindi passò a Roma, prima come incaricato d'affari e poi come ministro.
Nel sett. 1833 si unì in matrimonio con Teresa Giraud (n. in Roma ai primi del sec. XIX, m. presso Innsbruck il 27 marzo 1873), nipote del commediografo Giovanni Giraud e vedova dell'archeologo inglese Edoardo Didwell, una delle donne più brillanti della Roma di allora. Il conte fu assai ben visto da Gregorio XVI, poi da Pio IX. Dopo l'assassinio di Pellegrino Rossi (15 nov. 1848) una ulteriore permanenza a Roma del Pontefice si presentava oltremodo rischiosa, sicché prese forma nella mente dello S. il disegno di convincere il Papa a lasciare Roma, dove era praticamente prigioniero nel suo Palazzo e dove la sua libertà d'azione era stata del tutto annullata dagli avvenimenti susseguiti nei ultimi mesi. Messosi pertanto in contatto con il proprio ambasciatore, Martinez de la Rosa, e con l'ambasciatore di Francia, duca d'Harcourt, che ne approvavano il progetto di far allontanare il Papa da Roma, riuscì a convincere lo stesso Pontefice alla segreta partenza. La sera del 24 nov., mentre l'Harcourt, che aveva chiesto udienza al Pontefice, distoglieva l'attenzione delle guardie, con il fingere di essere trattenuto, nell'interno dell'appartamento, in una accesa discussione con Pio IX, il Papa, vestito da semplice sacerdote, usciva da una porta secondaria del Quirinale e saliva su una carrozza che lo portò nei pressi del Colosseo, dove lo attendeva il conte S. Salito sulla vettura di lui, uscirono insieme da Porta S. Giovanni, e raggiunsero Ariccia. Ivi li aspettava la contessa S. insieme con il figlio, con Liebl, alzato dal ragazzo, e due servitori. Il Pontefice e lo S. cambiaron di nuovo carrozza ed il mattino dopo giunsero felicemente a Mola di Gaeta, dove li attendeva il card. Antonelli, precedentemente giunto insieme con il segretario della legazione spagnola. Subito lo S. fu incaricato da Pio IX di portare a Ferdinando II in Napoli una sua lettera, in cui gli chiedeva ospitalità nel Regno. Per ringraziarlo della sua assistenza Pio IX gli conferì la Gran croce dell'Ordine Piano e nominò suo figlio cavaliere dell'Ordine di Cristo. Nel 1851, durante una sua visita a Torino, lo S., noto come persona assai gradita a Pio IX, fu pregato da Vittorio Emanuele II a farsi interpretare presso il Papa delle buone intenzioni di giungere ad un modus vivendi per la soluzione delle controversie pendenti con la S. Sede. Qualche anno dopo, mentre stava per recarsi a Merano, S. venne a morte.