SPALLANZANI, LAZZARO

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SPALLANZANI, LAZZARO. - N. il 12 sett. 1729 a Scandiano (Reggio Emilia), m. il 12 febbr. 1799 a Pavia. Dopo gli studi di grammatica a Scandiano compì gli studi di filosofia a Reggio, presso i Gesuiti, nel 1747 si trasferì a Bologna per studiarvi giurisprudenza, secondo la volontà del padre.

Cominciò intanto a frequentare il salotto della celebre Laura Bassi, e innamorato degli studi scientifici riuscì ad ottenere il permesso del padre per seguire il suo genio. Non trascurò però le lingue italiana, latina e greca, tanto che nel 1755 (aveva intanto vestito l'abito dei Sacerdoti di Maria; prese anche gli Ordini maggiori, ma non si sa quando) si recò ad insegnare logica, metafisica e greco nel Collegio di Reggio (l'antico Seminario); nella stessa città, due anni dopo, ebbe la cattedra di fisica e matematica all'Università (fondata nel 1753). Nel 1763 passò a Modena ove insegnò greco e matematica nel Collegio S. Carlo, fisica e filosofia all'Università; nel 1769 fu chiamato alla cattedra di zoologia della Università di Pavia che tenne fino alla morte, rifiutando gli inviti di altre città, tra cui Padova e Parigi.

Le sue più importanti ricerche sono di biologia animale, fra cui il famoso Saggio di osservazioni microscopiche concernenti il sistema dei Signori di Needham e Buffon (Modena 1765), con il quale entra in campo decisamente contro la teoria della generazione spontanea, al quale saggio aggiunse poi esperienze e fatti nuovi nelle Lettere (1767) e nella Prolusione (1770); nel 1776, nel I vol. degli Opuscoli di vita animale e vegetale, riprende e coordinata tutta la questione, ribattendo molti argomenti oppositivi. Nel secondo di questi opuscoli espone una lunga

(fot. Stähler)

SPALATO, DIOCESI di - L'interno della Cattedrale (ex Mausoleo di Diocleziano), con l'altare di S. Doimo.

serie di ricerche sugli spermatozoi dell'uomo e dei vertebrati, e nel II vol. delle Dissertazioni studia la fecondazione in molti animali e lo sviluppo dell'uovo ed espone nelle esperienze sulla fecondazione artificiale (che ottenne anche nel cane). Curioso notare che nonostante queste esperienze, con cui provava la necessità dello sperma fecondatore per lo sviluppo delle uova, egli sta stato un preformista ovis, abbia cioè ritenuto che il futuro essere è già preformato nell'uovo degli animali. E cercò di studiare la questione anche nelle piante, ma senza notevoli risultati. Altro campo di studio fu per lui quello delle rigenerazioni; fin dal 1768, a Modena, lo S. aveva dato alle stampe un *Prodromo di un'opera da imprimersi sulle riproduzioni degli animali*, ma solo nel 1783 uscirono i *Risultati di esperienze sopra la riproduzione della testa nelle humache terrestri*, che non rappresenta ancora la definitiva conclusione delle ricerche, non mai pubblicata. Ciò nonostante la sua affermazione che le humache sono capaci di rigenerare la testa destò un grande scalpore e tutta una fioritura di critiche e di controcritiche, tanto che nel 1768 l'Accademia di Francia nominò una apposita commissione, che confermò pienamente «questo nuovo miracolo della storia naturale». Fu allora che S. uscì nel famoso detto: «spremere comunque è mestiere di tutti; sperimentare e dovere fu e sarà sempre mestiere di pochi». Eseguiti anche ricerche sulla circolazione; scoprì la circolazione capillare sia negli animali a sangue freddo che in quelli a sangue caldo; dimostrò la contrattilità del bulbo arterioso nella rana; la inesistenza di bolle d'aria nel sangue circolante, e vide anche i globuli bianchi che però non interpretò esattamente. Altro suo monumento scientifico furono le ricerche sulla digestione e sulla respirazione, queste pubblicate postume da Jean Senebier, bibliotecario ginevrino (*Memorie sulla respirazione*, Milano 1803), confermando sperimentalmente e luminosamente l'ipotesi di Lagrange e stabilendo la dottrina della respirazione interna dei tessuti.

Fra le opere minori vanno citate le relazioni dei suoi viaggi scientifici: 1781, 1782 e 1783 sulle coste del Tirreno e dell'Adriatico, con osservazioni sui «pianatamali» o zoofiti (pennatale, madrepore, gorgonie, coralli, di cui sostiene l'animalità) e sulla geologia e la paleontologia; 1785 a Costantinopoli, con osservazioni nei più vari rami delle scienze, dalla mineralogia alla meteorologia, dalla zoologia alla storia dei costumi dei popoli visitati; nelle Due Sicilie, con descrizioni delle ascensioni sull'Etna e sul Vesuvio e dei fenomeni vulcanici (1788-89); nell'Appennino modenese, ove descrisse le salse di Reggio di Querzola, i fuochi di Barigazzo e il petrolio di Monte Zirbino (1792). Da notare ancora le lettere sopra il sospetto di un nuovo senso nei pipistrelli (Torino 1794) in cui studia la facoltà di orientamento di questi animali anche al buio e privi di vari sensi (vista, olfatto); le ricerche sull'elettricità delle torpedini, di cui descrisse il muscolo falcato e le sue connessioni nervose; sulla riproduzione delle anguille, annoso problema non completamente risolto e sulla reviviscenza degli animaletti dei muschi dei tetti (Rotiferi e Tardigradi) dopo il disseccamento.

Giustamente lo S. fu definito il «Galileo della biologia», ed i suoi scritti rivelano anche un raro senso grammatico ed una notevole piacevolezza di stile, per cui restano magnifici esempi di ricerca scientifica.

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BIBL.:** G. B. Venturi, *Storia di Scandiano*, Modena 1821; A. Zona, *Nel primo centenario della morte di L. S.*, Reggio Em. 1900; P. Capparoni, in *Profili bio-bibliografici di medici e naturalisti*, Roma 1928; Municipio di Reggio E., *Onoranze a L. S.*, nel 20° centen. della nascita*, Reggio 1929; F. Lanzoni, *L. di Borbone*, *L. S.*, in *Un celebre dibattito*, in *Aurea Parma*, 20 (1936).

Celso Guareschi