STAMPA, GASPARA. - Poetessa, n. a Padova nel 1523, m. a Venezia il 23 apr. 1554. Figlia di un gioielliere padovano, alla morte di lui si trasferì con la madre a Venezia, dove imparò greco e latino da Fortunio Spira, musica e canto da Pierisson Cambio; partecipò alla Compagnia dei Dubbiosi e all'Accademia dei Pellegrini con il nome di Anassilla.
Il suo « ridotto » fu il più frequentato da umanisti, artisti, poeti nel decennio 1540-50. Nel 1548 s'innamorò di Collaltino di Collalto, « il bel conte crudele » della Marca Trevigiana, mediocrissimo uomo. Abbandonata dal suo idolo, G. S. cercò conforto in Dio (« Dolce Signor, non mi lasciar perire »), ma anche in amori terreni. Si spense l'anno dopo. « Arsi, piansi, cantai » fu la breve vita dell'appassionata. I letterati del romanticismo ne fecero una vittima innocente dell'amore, quelli del positivismo una cortigiana. Le opinioni estreme fanno capo a due critici: A. Salza e G. A. Cesareo. Questi difese con buone ragioni madonna Gasperina. Il canzoniere della S., benché petrarcheggiante, è tra i migliori del '500 per ingenuità di passione e potenza di espressione. Trascende autobiografismo e platonismo in alcune liriche d'amore e di fede.