STAMPA, GASPARA

I. La S. M. in Patria. - Le prime notizie missionarie stampate furono naturalmente relazioni di viaggio e trattati sul leggendario «Prete Gianni» (v.), ma presto i missionari furono anche i primi geografi, etnologi e storici dei paesi delle loro missioni. Basti citare la Historia de las cosas mas notables, ritos y costumbres del gran Regno de la China del p. Joan Gonzales de Mendoza (Roma 1585); l'opera di Nicola Trigault: De Christiana Expe-ditione Apud Sinas Suscepta, Ab Societate Jesu, ex P. Matthei Ricci eiusdem Societatis Comentariis Libri V. ABBADIA S. D. N. Paulum V (Augusta 1616) e, fra le tante altre, le pubblicazioni di Jeronimo Lobo S. J. sull'Etiopia e del cappuccino Giovanni Antonio Cavazzi sull'Angola e il Congo. Bernardino da Sahagun O. F. M. con la sua opera in 12 voll.: Historia universal de las cosas de Nueva España, cui attese dal 1547 al 1577, si meritò il titolo onorifico del più grande etnografo del sec. XVI. Storico dei paesi di missione fu, p. es., il gesuita Marino

Martini: De bello Tartarico Historia (Anversa 1654). Il p. Roberto de Nobili è considerato come l'iniziatore delle investigazioni moderne sul sanscrito. Dal sec. XVI alla prima metà del sec. XVIII furono i tempi più propizi per i missionari cattolici a far conoscere scambievolmente la cultura europea ed asiatica e a difendere i diritti umani degli indigeni. Basti ricordare l'attività e CAUSA (v.).

Direttamente alla pratica missionaria dovevano servire le cosiddette Cartihas, cioè piccoli catechismi con piccola grammatica e avviamento per imparare a leggere. La più celebre di queste Cartihas è quella compilata da João de Barros: Grammatica da lingua portuguesa con os mandamentos da santa madre Igreja (Lisbona 1539), che servì a s. Francesco Saverio.

La tipografia poliglotta della Propaganda stampò nella prima metà del sec. XVII Cartihas in lingua arabica ed etiopica. In molte edizioni e versioni fu pubblicato il catechismo di Luis de Granada: Breve Tra-tado en que se declara de la manera que se podrá proponer la doctrina de nuestra Santa Fé, y religión christiana, a los nuevos fieles (Salamanca 1588).

Fra gli studi di teoria e metodologia missionaria, sono da ricordare: Nicolao Herborn: Epitome convertendi gentes Indiarum ad Fidem Christi adeoque ad Ecclesiam sacrosanctam catholicam et apostolicam (Colonia 1532); di José de Acosta: De procuranda salute Indorum, libri sex (Salamanca 1588). I teorici missionologi protestanti come Fabricius, Hoornbeck e Mel ne hanno fatto largo uso. Un teorico Tommaso di Gesù (v.) e Filippo Rovenio (v. ROVENIUS, PHILIP).

Ai Gesuiti spetta il merito di avere creato la letteratura missionaria periodica. Nel 1552 furono pubblicati in Roma gli Avisi particulari delle Indie e di Portogallo ricevuti in questi dì anni del 1551 e 1552 da li Reverendi Padri de la còppagnia de Jesu. Negli anni susseguenti si pubblicarono altre lettere missionarie sotto il titolo: Avisi della Cina, Avisi del Giappone, Avisi delle Isole Filippine, Copia de alcune littere del Padre Maestro Francesco Xavier (Roma, Ingolstadt 1563; Lovanio 1571; Saragozza 1591). Pubblicazione costante divennero poi le Annuae Litterae Societatis Roma. Esse vanno dagli anni dal 1581 al 1614 e dal 1650 al 1654; e furono redatte a Roma sulle lettere obbligatorie dei provinciali e dei Superiori di Missione al Preposito Generale. Il primo tentativo francescano di dare un prospetto generale dell'attività missionaria dell'Ordine fu fatto da Valentino Fricius; Indianischer Religionsstand der ganzen neuen Welt beider Indien gegen Auff und Niedergang der Sonnen (Ingolstadt 1588).

Contengono principalmente materiale sulle sole missioni dei Gesuiti francesi, Lettres édifiantes et curieuses (v.). Ricordiamo anche gli Annales de l'Association Foi (v.).

Anche vari Istituti religiosi nella prima metà del sec. XIX presero a pubblicare propri periodici missionari, come i Lazzaristi nel 1834 con gli Annales de la Congrega-tion de la Mission, il Seminario delle Missioni estere di Parigi nel 1841-42 con i Comptes rendus; i Missionari dello Spirito Santo nel 1857, il Bulletin de la Congrega-tion di St Esprit et du S. Coeur de Marie; gli Oblati M. I. nel 1862 le Missions de la Congrega-tion des Missionnaires Oblats de Marie Immaculée, restringendo ai propri membri la comunicazione delle loro riviste per non creare dissidi con l'Opera della Propagazione della Fede. Qualche altra rivista di minore importanza, come quelle austriache della fondazione leopoldina e dell'Africa centrale, quella di Colonia per i piccoli negri si rivolgevano anch'esse ai soli membri della loro associazione. L'Opera di Lione nel 1867 cominciò a pubblicare il settimanale Les Missions catho-liques. Bulletin hebdomadaire de l'Oeuvre de la Propagation de la Foi (v. MISSIONS CATHOLIQUES, LES).

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(DEL. Saratismo - Nettuno)
Stampa missionaria - Suore del Sodalizio di S. Pietro Claver intente a preparare la macchina per la tiratura di opuscoli e riviste in lingue indigene africane - Nettuno.

In breve tempo i periodici missionari popolari si moltiplicarono sempre più. Ogni Istituto missionario pubblica oggi i propri periodici missionari nei più vari paesi, per suscitare vocazioni missionarie e procurare i sussidi necessari alle proprie missioni. Una rivista scientifica, per suggerimento del p. Roberto Streit, sorse nel 1911 per mezzo del prof. Schmidlin, e cioè la Zeitschrift für Missionswissenschaft (Münster 1911). Il medesimo p. Streit nel 1916 incominciò la pubblicazione della Biblio-theca Missionum, oggi sotto la direzione del p. Giovanni Dindinger arrivata al vol. XVII. In essa tutte le fonti e i libri sulla attività missionaria sono elencati e sottoposti ad un esame critico. Con lo Streit e lo Schmidlin ebbe inizio la «scienza missionaria» o la «missionologia».

È impossibile enumerare qui anche le sole pubblicazioni scientifico-missionarie più importanti degli ultimi decenni. Allo scopo si possono consultare i volumi della Bibliografia missionaria, editi dall'Unione missionaria del clero in Italia.

IL. L. S. M. NEI PAESI DI MISSIONE. — Fu il Messico a possedere la prima tipografia fuori dell'Europa, Zumárraga (v.), ed il primo libro stampato fu la Breve y mas compendiosa Doctrina Christiana en lengua Mexicana y Castellana (1539), COMMER, ERNST (v.). Nel 1543 il medesimo fece stampare una Cartinha: Doctrina cristiana breve para enseñanza de los niños. Nel 1557 fu stampata in Goa una Cartinha: Tratado da Doutrina Christiana estratta per s. Francesco Saverio dalla «Cartinha» di João de Barros.

Nel Giappone si incontra nel 1591 un Flos Sanctorum stampato dai Gesuiti con caratteri latini in lingua giapponese: Sanctos no go sagreo no Velhi noqui gagu (Katsusa 1591) in 2 voll., corredato da un vocabolario giapponese-portoghese. Il celebre catechismo del p. Luis de Granada fu stampato l'anno seguente: Fides no doxi to vite americani xu no riacu (Amacusa 1592). Del medesimo anno è pure la traduzione in giapponese della Dottrina cristiana dell'arcivescovo di Evora, Theotonio de Braganza: Nipponno Jesu no Companhia no Superiori yori Christiani no soto no cotouari no tagaino mondo no gotoqu xiadi no vacacchi tamo Doctrina (Amacusa 1592) che ha in appendice un vocabolario giapponese-portoghese. Luis Frois nella lettera annua del 1592 dice che fu stampato un calendario dei giorni di festa e di digiuno ad uso dei cristiani giapponesi e si può dire con certezza che la stampa in caratteri giapponesi avvenne nel 1591.

Nella Cina il p. Michele Ruggieri fece stampare con lastre di legno il Decalogo. Del 1584 è un altro stampato xilografico dello stesso p. Ruggieri, riveduto poi dal p. Matteo Ricci, un Dialogo tra un pagano e un missionario di cui si tirarono 1500 copie. Dalla prefazione del p. A. Valignano all'opera De missione Legatorum Japonensium si sa che il libro del p. João Bonifacio: Christiani pueri Institutio Adolescentiae perfugium fu il primo libro stampato con caratteri mobili, apud Linas in Portu Macaensi in Domo Societatis Jesu Anno 1588. Meglio conosciuto è il secondo libro uscito da questa tipografia: De Missione Legatorum Japonensium ad Romanam curiam, rebusq. in Europa ac toto itinere animadversis Dialogus. In Macaensi portu Sinici regni in domo Societatis Jesu Anno 1590. La relazione fu compilata dal p. Duarte de Sande sui diari dei legati e tradotta in latino.

Dal 1595 Matteo Ricci iniziò la serie delle sue grandi pubblicazioni scientifiche in cinese su questioni teologiche, storiche, matematiche, astronomiche e geografiche e pubblicò anche un trattato sulla tipografia dell'Occidente.

Nelle Filippine le prime stampe xilografiche sono del 1593. Doctrina Christiana en lettera y lengua china, compuesta por los padres ministros de los sangleyes, de la Orden de santo Domingo. Con licencia, por Ken yong, China, en el parian de Manila e Doctrina Christiana en lengua espanola y tagale en S. Gabriel de la Orden de S. Domingo. En Manila 1593. Nella prima metà del sec. XVII si ebbe uno sviluppo straordinario della stampa in paese di missione, specialmente nella Cina e nell'India. Si pubblicarono traduzioni della S. Scrittura, di libri liturgici e di opere teologiche, libri ascetici, biografie e trattati di scienze naturali.

Per prevenire da parte sua ogni abuso nella sua tipografia, Propaganda decretò il 7 sett. 1629, che nessun lavoro vi si eseguisse senza speciale decreto del card. Prefetto (Decreta C. de Prop. Fide, 1629-75, n. 29, p. 20) e per ovviare alle difficoltà provenienti dalla molteplicità delle varie lingue straniere, il 3 febb. 1631 fu stabilito che libri in lingua straniere non si stampassero nella poliglotta, se il manoscritto non fosse accompagnato da una traduzione in lingua latina o italiana (ibid., n. 60, p. 39). Per di più il 6 dic. 1655 Propaganda proibì a tutti i missionari apostolici «sub poena privationis officii, vocis activae et passivae, suppressionis eiusdem operis et excommunicationis latae sententiae ipso facto incurrendae ac soli S.mo reservata» di stampare libri senza il previo permesso scritto di Propaganda (ibid., n. 195, pp. 153-64; Collect., I, n. 124 [Roma 1907]). La Congregazione generale del 28 febb. 1673 fece inviare ai Superiori di tutti gli Ordini operanti nelle missioni una copia del decreto del 6 dic. 1655, con l'aggiunta «ne typis vulgent ea que mad missiones pertinent» (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] f. 28 v).

Il libro del Procuratore generale dei Carmelitani, Vincenzo Maria di S. Caterina da Siena, Il viaggio all'Indie orientali, stampato a Roma stessa senza previo permesso di Propaganda, diede occasione ad essa di pregare il S. Padre di intimare di nuovo la proibizione di stampare libri nelle missioni e sulle missioni (Acta S. C. de Prop. Fide, 1673 [43] ff. 76-76).

Clemente X con il breve Credita nobis del 6 apr. 1673 estese la proibizione del 6 dic. 1655 a: Libros et scripta in quibus de Missionibus vel de rebus ad Missiones pertinentibus agitur, sotto pena di incorrere nelle censure del decreto del 1655, non esclusi i membri della Compagnia di Gesù, e ciò perché i libri saepe falsa et inepta continentes non sine piorum et doctorum hominum offensione recavano danno alla Chiesa; e ciò forse in relazione alla questione dei riti.

La Congregazione particolare della Cina del 31 luglio 1673 proibì la traduzione in cinese della S. Scrittura (Acta Congr. Partic. dell'Indie orientali, 1672-74 f. 52 v, ibid., f. 13; Collect., I, n. 206 [Roma 1907]), il cui decreto fu confermato dalla Congregazione Generale del 20 nov. 1673 (Acta S. C. de Prop. Fide, 1674 [43], f. 352). La s. m., prima così fiorente, cominciò a declinare con la conseguente scarsezza di catechismi e manuali di preghiere. Per tal motivo il padre visitatore del Giappone e viceprovinciale della Cina, Domingos Pinheyro, si rivolse a Propaganda, chiedendo il permesso di far stampare alcuni libri «non de controversiis Sinicis, sed de rebus piis quales sunt exhortationes ad devotionem et Sanctae Legis observantiam ac Libelli precum et similia» (Decreta della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, f. 546). Il 28 sett. 1739 Propaganda lo concesse sotto condizione, però, che tali libri non contenessero niente né direttamente, né indirettamente contro la cost. Ex illa die del 19 marzo 1715, che il preposito generale dei Gesuiti e il vescovo o il vicario apostolico del luogo di impressione avessero dato il permesso di stampa, ne mandassero copia alla Propaganda (Decreta della S. Congr. dall'anno 1719 al 1740, ff. 546-47). Siccome Benedetto XIV per la cost. Ex quo singulari dell'11 luglio 1742 aveva confermato la costituzione di Clemente XI Ex illa die, Propaganda il 27 sett. 1743 decreto che i vescovi e i vicari apostolici esaminassero di nuovo tutti i libri già stampati in Cina per vedere se contenessero principi contrari alle suddette costituzioni (Acta Congr. Partic. super rebus Sin. et Ind. ab anno 1742 ad 1748, tom. 8 f. 59) e l'8 ott. 1743 scrisse ai medesimi «ut curent omnes libros qui aliquid continent contra-rium constitutionibus Ex illa die et Ex quo singulari prorsus supprimi, et abolere, nisi corrigi possunt» (Lettere della S. Congr. e di mons. Segret. per le Indie orientali dall'anno 1743 al 1746 [161], ff. 54-57v). Con decreto del 28 dic. 1770 Propaganda concesse agli Ordinari della Cina e del Tonkino che per «parvas doctrinas, catechismos, instructiones, ac preces, quae fidelium usu quotidiano inserviunt» bastasse l'imprimatur dell'Ordinario (Decreta della S. C. dall'anno 1768 al 1778, ff. 82-82; Collect., I, Roma 1907, n. 482).