STREITEL, MARIA FRANZISKA. - Fondatrice delle Suore dell'Addolorata, n. a Mellrichstadt (diocesi di Würzburg) il 24 nov. 1844, m. a Castro S. Elia (diocesi di Nepi) il 6 marzo 1911.
Pianente educata e assidua alle opere di pietà, entrò a 21 anni dalle Suore del Terz'ordine di S. Francesco, fra le quali dal 1866 al 1882 esercitò vari uffici e diverse cariche. Però, desiderosa di una vita più severa, entrò dalle Carmelitane, ma non vi poté rimanere. Dopo pochi mesi chiamata a Roma dal p. Giovanni Jordan, fondatore della Società del Divin Salvatore, fondò sotto la sua guida la Congregazione delle Suore dell'Addolorata, approvata dal cardinale vicario nel 1885, con lo scopo di assistere i malati negli ospedali e nelle case private, di tenere orfanotrofi, scuole, giardini d'infanzia e ospizi. Nel 1886 fu nominata madre generale, durando in questa carica 10 anni, quando fu deposta per false denunzie. Visse ed operò ancora 15 anni, prima a Roma e poi a Castro S. Elia, nella più grande umiltà, totalmente dedicata alla preghiera, alla penitenza e all'educazione dei fanciulli. La morte ne mise in evidenza, con le grazie anche straordinarie largite a chi l'invocava, la mirabile santità; tanto che ne fu introdotta la causa di beatificazione il 13 giugno 1947.
STRICKER, DER. - Poeta vagante tedesco, di cui si sa soltanto ch'era oriundo della Franconia e che visse in Austria intorno al 1250.
Compose, oltre ad un poema su Carlomagno, il poema cavalleresco Daniel von dem blühenden Tal, in cui elaborò nello stile di Hartmann, sfruttando motivi tradizionali e citando a suo mallevatore Alberico da Besançon, una leggenda arturiana. Più noto egli è però come poeta burlesco, per i suoi Schwindke o facceie e per i suoi Bispel o parabole di tendenza satirica, e specialmente come autore di quella raccolta di burle attribuite al Prete Amis, tipo di scaltro imbroglione che comincia con scherzi innocenti e finisce con l'ingannare perfino il suo vescovo mediante false reliquie o fingendo, con opportuni trucchi, di operar miracoli. Lo S. può essere considerato precursore di quella poesia satirica che, ostentando uno scopo morale, versava il suo scherno su intere classi sociali e che culminò più tardi nel famoso Till Eulenspiegel.
STRIGONIA (ESZTERGOM, GRAN), ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in Ungheria. L'arcidiocesi ha una superficie di 7706 kmq. con una popolazione di 1.236.392 ab. dei quali 818.773 cattolici distribuiti in 167 parrocchie con 394 chiese. Conta 520 sacerdoti secolari e 671 ex-regolari costretti dalle leggi antireligiose ad abbandonare i loro conventi. Inoltre in 158 case religiose ca. 250 suore si consacravano all'educazione della gioventù e alle opere della carità cristiana. Con l'accordo imposto all'episcopato ungherese dal governo comunista (1950), dopo l'infame condanna del card. Giuseppe Mindszenty (1949), tutti gli Ordini religiosi, eccetto sei conventi maschili e due femminili con le rispettive scuole, furono soppressi.
Nell'insegnamento catechistico nelle scuole elementari e medie lavorano ca. 250 sacerdoti e catechisti. Fino alla nazionalizzazione delle scuole cattoliche, avvenuta nel 1948, oltre 10.000 studenti frequentavano gli istituti tenuti dagli Ordini e dalle congregazioni religiose.
La sede metropolitana di S., fondata da s. Stefano, primo re d'Ungheria e organizzatore della Chiesa unghé

Come redattore della rivista Maria Immacolata concepì l'idea di suscitare un movimento missionario scientifico. Oltre che in qualche saggio storico, in alcuni arricoli Die theologisch-sussenschaflliche Missionskunde (1909) e Die Miss
res, risale al 999, anno che precede l'inconvenzione del santo Re. Il paese fu da lui diviso in due province ecclesiastiche: S. e Calocza. S. non era destinata soltanto a diventare una sede metropolitana, ma - come più tardi si rileva da un atto di Carlo I - mater et caput di tutte le chiese dell'Ungheria. Questo concetto viene espresso anche nella Legenda Maior di s. Stefano e fu codificato nel 1550 come articolo XVIII della legislazione ungherese. La posizione privilegiata appare anche nella scelta della sede metropolitana: S. fu la prima capitale del Regno costituito e organizzato da s. Stefano, il centro della prima fondazione politica con carattere di stabilità nel bacino del Danubio, dopo l'immigrazione dei popoli in Europa. Il Re santo fece dell'arte reale di S. la residenza dell'arcivescovo. S. rimase la sede dell'estesa arcidiocesi fino alla fine del sec. XVI, ma quando i Turchi nel 1543, sotto l'arcivescovo Paolo Varady (1526-29), occuparono S., la sede fu trasferita a Nagyszombat (Tirnava) e non tornò prima del 1820 sotto il regime dell'arcivescovo Alessandro Rudnay (1819-31).
Il primo nella successione degli arcivescovi fu il benedettino Anastasio (m. nel 1036) e il primo cardinale tra gli arcivescovi fu Stefano Vancha (1252-68). Il titolo di primata dell'Ungheria e di Legatus natus della S. Sede fu concesso la prima volta a Giovanni Kanizsay (1387-1418) da papa Bonifazio IX, e dal tempo del famoso card. Tommaso Bakocz (1497-1518) le due dignità furono sempre legate alla sede di S. Nel 1714 l'arcivescovo Agostino Keresztely (1707-25) ottenne per sé e per i suoi successori anche il titolo di principe imperiale.
Il titolo di primata dell'Ungheria non è un semplice titolo di onorificenza, ma importa anche una certa giurisdizione. La prima menzione dell'arcivescovo di S., come primata, risale al tempo del re s. Ladislau (1077-95) in occasione della fondazione del vescovato di Zagabria. I diritti principali del primata in quel tempo furono l'inconvenzione del re e la convocazione del sinodo nazionale. Per esprimere la sua giurisdizione il primata poteva farsi precedere dalla croce in tutto il paese. Nel corso dei secoli i diritti e privilegi si moltiplicarono a secondo il Sinodo di Nagyszombat nel 1630, sotto le presidenze del card. Pietro Pazmany, arcivescovo di S. e capo della riforma cattolica in Ungheria, la relazione dell'arcivescovo di S. agli altri arcivescovi del paese equivale alla relazione di un arcivescovo ai suoi vescovi suffraganei. Questa posizione giuridica fu ripetutamente confermata nei rescritti ufficiali della S. Sede (Bonifazio IX, Niccolò V, Leone X) e fu riconosciuta nella bolla di fondazione dell'arcivescovo di Eger (Agria) nel 1804. La bolla infatti pur esimendo il nuovo arcivescovo dalla giurisdizione metropolitana di S., conferma in pieno la stessa giurisdizione primaziale. L'arcivescovo di S. esercita la giurisdizione primaziale in Ungheria: il suo tribunale è la corte d'appello superiore dei tribunali arcivescovi, e il primata ha il diritto di visita anche nei monasteri esenti dall'ordinaria giurisdizione vescovale. Il primata, secondo il diritto comune magiaro, fondato sull'antica costituzione, è il cancelliere del regno, il primo consigliere del re, il guardasigilli e anche membro del tribunale supremo del regno. Egli incorona il re.
La provincia ecclesiastica di S. si è estesa nella maggior parte dell'Ungheria storica. Tra i dieci vescovi fudati da s. Stefano Györ (Giavarino), Vác (Vacia), Pécs (Cinquec Chiese), Veszprém (Veszprimia), Eger (Agria), - e dal sec. XI anche il vescovato di Nyitra (Nyitra), formato dalla parte settentrionale dell'arcidiocesi - stavano sotto la giurisdizione dell'arcivescovo di S. In seguito alla nuova sistemazione territoriale delle diocesi dell'Ungheria nel sec. XVIII, alle precedenti sono state aggiunte le seguenti nuove sedi suffraganee: Székes
