Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Liturgia Inni e sequenze

TE DEUM

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Noto anche come: inglese: Ambrosian Hymn; latino: Hymnus S. Trinitatis, Hymnus ambrosianus, Te Deum Laudamus

TE DEUM. - Detto anche Hymnus ambrosianus o Hymnus S. Trinitatis, è un solenne inno di lode e di ringraziamento in onore della S.ma Trinità. Si compone di due parti con una aggiunta di 8 versetti salmodici. La prima parte (« Te Deum... confietur Ecclesia »: 1-10; « Patrem... Spiritum »: 11-13) consta di una lode del Padre seguita da una specie di dossologia trinitaria. La seconda (« Tu rex... numerari »: 14-21) è una lode cristologica. Gli 8 versetti aggiunti vennero staccati dal « Gloria in excelsis », dove dapprima stavano uniti, e derivano: vv. 22 e 23 dal salmo 27, 9; vv. 24 e 25 dal salmo 144, 2 (della versione romana); il v. 26 è un versetto mattutinale, che ricorre anche nell'ora canonica di « Prima »; il v. 27 deriva dal salmo 122, 3; il v. 28 da 32, 22 e il v. 29 da 30, 2.

Il T. D. non sembra composizione originale; perciò si parla più propriamente di un compilatore che di un autore. Difatti, la prima parte è la più antica e deriva da una anafora: ricorre il trisagio biblico sul tipo liturgico, vengono citati i Profeti (dei primi secoli cristiani)

dopo gli Apostoli, accennati soltanto i martiri, non i confessori; i vv. 7-9 sembra provengano da Cipriano (De mortalitate, c. 26). Della prima parte (vv. 1-10) esiste una versione greca antica. La seconda parte con la sua lode cristologica corrisponde bene ai tempi del sec. IV e degli inizi del v, come le regole del « cursus » ivi osservate (più che nella prima) mostrano il tempo della composizione nel sec. IV-V. I versetti salmodici indicano un tempo prima del 389, epoca della revisione di s. Girolamo.

Recentemente, in comparazione con un gruppo di inni greci della sera, il Baumstark ha indicato un tipo molto antico di inni, fra i quali il T. D. potrebbe degnamente figurare. Una leggenda molto simpatica ne attribuisce la composizione ai ss. Ambrogio ed Agostino; ma essa data soltanto dal sec. XII. Si dicono autori anche s. Ilario, un Sisibuto, un Abbondio. Nei codici più antichi il T. D. è antepigrafo. Con argomenti validi il Morin prova che ne è autore Niceta di Remesiana ([v.] m. dopo il 414); però non senza contraddizioni. Il T. D. era conosciuto al sec. V nell'isola monastica di Lérins, donde s. Cesario (nel 489-98 a Lérins) e s. Aureliano di Arles lo prescrivono nelle loro Regole per le domeniche. Da Lérins, dove era ca. il 415-20, s. Patrizio portò forse il T. D. in Irlanda nel suo ritorno del 432; i codici irlandesi infatti sono i più antichi che ne riportano il testo.

Il T. D. si usa dal tempo di s. Benedetto (Reg., c. XI) alla fine dell'Ufficio notturno delle domeniche e delle feste (a Roma, in S. Pietro al tempo di Amalario, secc. VIII-IX), soltanto nelle feste anniversarie dei papi, nei giorni quando alla Messa si dice il « Gloria ». Nella liturgia celtica il T. D. serve come canto eucaristico « quando comunicant sacerdotes »; lo stesso nella liturgia gallicana, ove si trova anche come canto di ringraziamento. Nella liturgia romana entra come canto di lode, di ringraziamento, di trionfo (nella consacrazione dei vescovi, nella benedizione degli abati, re e regine e in tutti i momenti più solenni).

Da notare alcune varianti importanti del testo antico: al v. 16 « ad liberandum mundum suscepisti hominem » (oggi « ad liberandum suscepturus hominem ») e il v. 21 « gloria munerari » (oggi « in gloria numerari »).

Nella melodia si distinguono due incisi, uno dopo il v. 13 e l'altro dopo il v. 21. La melodia della prima parte (1-13) sembra cantarsi sul tipo del Prefazio, la seconda invece al modo salmodico IV gregoriano.

Bibliografia17 opere
BIBL.: G. Morin, Nouv. rech. sur l'auteur du « T. D. », in Rev. Dén., 11 (1894), pp. 49-77; id., Le « T. D. », type anonyme d'anaphore lat. préhistor.?, ibid., 24 (1907), pp. 180-223; P. Cagin, T. D. ou Illatio?, Solesmes 1906; C. Blume, Ursprung des Ambrosian. Lobgesang, in Stimm. aus Maria Laach, 81 (1911), pp. 274-87, 401-14, 487-503; A. Agassese, Que Nicetas de Remesia n'est pas l'auteur du « T. D. », in Rev. des sc. eccl., 20 (1910), p. 417 agg.; A. E. Burn, The hymn « T. D. » and its Author, Londra 1926; M. Frost, T. D. laudamus, in Journ. theol. stud., 28 (1927), pp. 403-407; id., Notes on the « T. D. », ibid., 34 (1933), pp. 250-57; id., Two texts of the « T. D. », ibid., 39 (1938), pp. 388-91; id., The received text, ibid., 43 (1942), pp. 59-68; id., The Milan text, ibid., pp. 192-194; W. H. Shewring, Notes on Niceta. On the rhythmus of the « T. D. », in Journ. theol. stud., 31 (1930), pp. 49-52; A. Baumstark, « T. D. » und eine Gruppe griech. Abendhymnes, in Oriens christianus, 35 (1937), pp. 1-26; id., in Liturgie comparée, Chevetogne 1940, pp. 94, 98, 112-13, 125; J. A. Jungmann, « Quos pretison sanguine redemisti », in Zeitsch. für Theol., 61 (1937), pp. 105-107; J. Brinktrine, Eine auffallende Lesart in der mozarab. Rezension des « T. D. », in Ephem. Lit., 64 (1950), pp. 349-51; M. Righetti, Man. di st. lit., J. Milano 1950, pp. 199-201.

Pietro Siffrin

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 1862–1863.

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Siffrin, Pietro. “Te Deum.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 1862–1863. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/te-deum.

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Siffrin, Pietro. “Te Deum.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1862–1863. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/te-deum.

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