TERRA, ETÀ della. - I metodi usati fino a pochi decenni or sono per determinare l'e. della t. si rilevano oggi totalmente privi di rigore scientifico.
Essi si basavano principalmente sulla velocità di deposizione dei sedimenti in ambiente acquoso o sulla salinità degli oceani attuali oppure su un calcolo del raffreddamento progressivo della sfera terrestre o ancora sulla velocità con cui gli agenti esogeni erodono le catene montuose; i valori ottenuti con tali metodi sono molto inferiori a quelli che s'ottengono oggi per altra via. Il primo dei metodi citati, intravisto già in Erodoto, consisteva nel fissare, in base ai fenomeni attualmente osservati, il tempo necessario per la deposizione di uno spessore noto di materiali; ma la problematica ricostruzione di una sezione tipo che rappresenti tutte le pile di sedimenti depositi nei vari periodi geologici implica problemi insolubili: la velocità di sedimentazione dipende infatti dall'ambiente e varia caso per caso; rimarrebbe poi sempre il dubbio che i materiali di alcune di queste pile fossero stati, in tempi precedenti, asportati per erosione e ri-depositati.
A critiche altrettanto facili sono soggetti gli altri metodi. Il calcolo dell'e. della t. in base alla salinità dei mari cerca di stabilire il tempo necessario perché i fiumi (supposta invariata nel tempo la loro portata globale) versino negli oceani quantità di sali tali da cambiare le primitive acque dolci nelle attuali acque di cui è nota la salinità media. Lo studio del raffreddamento progressivo della sfera terrestre implica - tra le numerose cause d'errore - la problematica conoscenza d'una temperatura iniziale e della quantità di calore sviluppati per la disintegrazione, tuttora attiva, degli elementi radioattivi disseminati a profondità non accessibili.
Gli attuali metodi di determinazione del tempo geologico, molto più precisi anche se soggetti a varie cause d'errore, sono fondati sulla disintegrazione radioattiva dell'uranio (soprattutto dei due isotopi UI e AcU), che conduce alla formazione finale di piombo radioattivo (rispettivamente dei due isotopi Pb$^{206}$ e Pb$^{207}$). Materiali radioattivi sono contenuti in varia misura in tutte le rocce, e si suppone che dal momento in cui vennero racchiusi nella roccia in via di consolidazione sia iniziato l'accu-mulo degli elementi residuali (elio e piombo).
Poiché la quantità iniziale di uranio si conserva praticamente costante per la lentezza del processo disintegrativo (periodo = 4,4 x 10^9 anni), e poiché quindi anche la quantità del prodotto finale che si forma ogni anno può essere ritenuta costante, determinando con esattezza le percentuali di uranio e piombo in presenza l'uno dell'altro, si può calcolare l'età in anni di una roccia con la formula:
\[
\text{Età in anni} = \frac{\text{Piombo (in grammi)}}{\text{Uranio (in grammi)} \times 1,3 \times 10^{-10}}
\]
in cui 1,3 x 10^{-10} rappresenta la quantità di piombo (in frazioni di grammo) generata in un anno da un grammo di uranio. Le rocce più antiche sulle quali questo metodo venne sperimentato si rivelarono prossime ai due miliardi di anni.
Un altro metodo moderno si basa sullo studio delle dimensioni e del colore delle aureole pleocroiche, sorta di aloni che si formano attorno a granuli di zircone.