TRAVERSARI, AMBROGIO. - Teologo e umanista camaldolese, n. a Portico di Romagna il 16 sett. 1386, m. a Firenze il 21 ott. 1439. Entrò a 14 anni nel monastero di S. Maria degli Angeli, centro fiorentino di cultura umanistica. Ivi attese con entusiasmo allo studio delle lettere latine e greche, nelle quali fu maestro a Giannozzo Manetti, ai figli di Cosimo de' Medici e a molti del patriziato. Ebbe relazioni con i migliori uomini e letterati del tempo (N. Niccoli, P. Bracciolini, L. Giustiniani, F. Barbaro, T. Parentucelli), dai quali riceveva visite e lettere, codici da correggere o da trascrivere, manoscritti da rivedere o da sottoporre al suo giudizio.
Il T. svolgeva un'attività letteraria pari a quella dei più fervidi umanisti. Infatti per le traduzioni di autori greci teneva almeno tre amanuensi e traduceva con tale rapidità da meravigliare lo stesso Niccoli. Sono celebri le versioni latine dei sermoni di s. Efrem e delle vite dei filosofi di Diogene Laerzio, ambedue dedicate al suo mecenate, Cosimo de' Medici. Moltissimi i codici passati per le sue mani, spesso migliorati nel testo, sempre nella scrittura, per la quale si serviva di ottimi miniatori e calligrafi, che ancora esistevano a S. Maria degli Angeli.
La sua elevazione a generale (avvenuta il 1431 nel monastero di S. Maria in Urano, presso Bertinoro), intralciò non poco questa attività, che dove cedere il posto ad un'altra, più difficile e più ingrata: la riforma del suo Ordine, iniziata nel 1431 con la visita alle case della Congregazione e continuata fino al 1434. Di essa lasciò un minuzioso racconto nello Hodoeporicon o Itinerarium, che è una veristica documentazione del triste stato in cui versavano, in genere, i religiosi del sec. XV.
Nel 1435 fu inviato in missione diplomatica al Concilio di Basilea, dove il 26 ag. di quello stesso anno pronunziò, in seduta plenaria, un discorso (Mansi, XXIX, 1250-57), con cui colpiva la teoria conciliare (v. CONCILIARISMO), richiamandosi al principio che in ogni società uno ha da essere il capo, uno il maestro; avvertiva

TRAVERSARI, AMBROGIO - Effigio da un ritratto di P. Dandino, analogo a quello del codice Maglisbechiano, contenente le Lettere del T.
che la correzione del papa, in caso di errore e di colpa, spettava piuttosto alla pietà dei singoli fedeli che all'autorità di un'assemblea generale.
Efficace risultò il suo intervento presso il card. Cesarini, presidente del Concilio, che riconquistò, con altri, alla causa della S. Sede. A Ferrara (1438) e a Firenze (1439), dove fu trasferito il Concilio, la presenza del T. fu, forse, ancora più preziosa, perché con la sua accortezza riuscì a smussare le angolosità del carattere di Eugenio IV, che avrebbero compro-
(da K. Hielscher, Jugoslavien, Berlino 1918, tav. 16)
TREBIGNE, DIOCESI di - Una strada della città.
messo ogni buona intesa con i Greci, e con la conoscenza profonda del greco e del latino facilitò lo svolgimento delle discussioni e preparò la via alla felice conclusione. Non si sa se la sua opera fosse solo di traduttore, oppure se all'ufficio d'interprete congiungesse l'attività del teologo. Una sua affermazione (lett. 555) fa capire che era entrato in lizza con l'avversario nello stesso dibattito dottrinale. Al T. fu affidato l'incarico di redigere il decreto di unione. Dopo alcuni mesi moriva improvvisamente. Fu tumulato nella chiesa del sacro eremo di Camaldoli.
La storia poco si è interessata di questo grande monaco. Se egli stesso non avesse lasciato un Epistolario, ricco di notizie autobiografiche, e se nell'Hodoeporicon non avesse raccontate le vicende del suo generalato, ben poco si saprebbe della sua opera. Oggi la sua figura ritorna ad interessare, perché nel T. umanista si è notato che non vale tanto il cultore degli studi classici quanto l'uomo che negli eccessi di due tendenze opposte seguì la via del giusto equilibrio.