TYCHE (Τύχη). — Divinità greca simboleggiante la sorte avversa o favorevole (il suo nome è corradiale di τύχην = avere in sorte), Fortuna (v.).
Ricordata nell'anno omerico a Demetra (v. 420) ed in Esiodo (Teogonia, V. 360) che ne fa una oceanide compagna di Persefone, T. è ancora un'assai vaga astrazione. Con Pindaro (Olymp., 12, 1 sgg. e in Pausania, VII, 26), invece, definita «salvatrice» (Σωτήρα), T. è collocata tra le Moire (che presiedono al destino degli uomini, corrispondenti alle Parche [v.] romane), di cui sarebbe la più potente (cf. Archiloco, frg. 56 Bergk); e da queste Moire — anche quando essa andrà sempre meglio definendosi assumendo il contenuto di vera e propria divinità (forse dal sec. V. a. C., cf. Eschilo, Agam., 661) con le funzioni di un sacerdote e l'erezione di templi — T. non riuscirà mai completamente a distaccarsi. Essa inoltre fu associata, se non sostituita, ad altre divinità quali Temi, Nemesi, Latona, Ecate, Persefone, ecc. ed invocata quindi come dea della nascita, della morte, ecc.

Tyche - La T. di Antiochia. Copia marmorea romana da originale bronzeo di Eutichide (inizio sec. III a. C.) - Musei Vaticani.
Dalla stessa epoca (sec. v), T. oltre che di moira è sinonimo di σάλμων (il genius romano), per cui la dea fu protettrice del singolo individuo (ἀγαθὴ Τύχη, fre-quente espressione sulle tombe) e, forse dall'età dei Dia-dochi, protettrice delle città (Τύχη πόλεων), il quale ultimo aspetto fu poi accentuato all'epoca romana.
Delle numerosissime raffigurazioni di T., che spesso sono perfettamente identificabili con le dee sopramenzio-nate, sono da ricordare quella più antica, menzionata da Pausania (IV, 30, 4), opera di Bupalos per il tempio di T. a Smirne: la dea è raffigurata con il corno di Amaltea; e la T. di Antiochia, bellissima opera di Eutichide, allievo di Lisippo.