URARTU

URARTU. - Regione dell'Armenia antica che giaceva a settentrionale dell'Assiria, con quasi ne centro il lago di Van (Wân).

Il nome U. è di certo indigeno, ma nelle iscrizioni dei re antichi, contemporanei all'epoca neoassira, la regione è chiamata Bia e la nazione porta il nome di Biaina; gli Assiri chiamavano il paese e la nazione U.; nel Vecchio Testamento il paese è detto Arārat (Gen. 8, 4); ancora qualche decennio fa tra gli studiosi era in voga il nome di Vannici, derivato dal lago di Van, sulle cui sponde si sono trovati monumenti di questo popolo. Gli Urartei sono stati gli abitanti preindocuropei del paese; essi parlavano l'urarteo o biaineo, che si conosce attraverso numerose iscrizioni, in caratteri cuneiformi derivati da quelli neoassiri, alcune delle quali sono bilingui, redatte cioè pure in lingua assira; si ignora donde immigrassero gli Urartei nel loro paese e a quale razza appartenessero. Comunque è certo che la civiltà del paese risentì molto l'azione di quella dell'Assiria. Non si è sempre in grado di seguire l'itinerario delle invasioni dell'U. da parte dei re d'Assiria, perché la stragrande maggioranza dei nomi geografici usati dai re assiri sono di significato incerto, come, p. es., il termine Nairu, che dovrebbe designare tutta la regione a settentrione dell'Assiria e comprendere pure l'U.

Non risulta chi sia stato il fondatore del regno, sebbene Sarduris I, figlio di Lutipris, si dica in un'iscrizione re dell'universo, re dei re di Nairu, e sia da riguardare probabilmente come tale. Però già Salmanasar I (1272-1243 a. C.) afferma in una sua iscrizione di aver conquistato tutto il paese di U. in soli tre giorni. Sarduris I fu sconfitto da un generale di Salmanasar III (858-824 a. C.). Successore di Sarduris I fu Ispuinis, il quale si dice grande re, re potente, re dell'universo. Riusci ad estendere i confini del suo regno segnatamente verso Oriente; però le truppe di Samai-Addu V (823-810 a. C.) penetrarono fino nel cuore del paese. Suo figlio fu Menuas, che fu probabilmente il più abile dei re del paese; sottomise i Mannei, combatté contro gli Hittiti dell'Occidente abitanti nella Mesopotamia e Siria settentrionali, penetrò nel paese di Alsu e invase la regione a settentrione dell'Arasse. Ebbe per successore suo figlio Argistis I, grande capitano che estese i confini del regno, dal lago d'Urmia all'Amano ad occidente; poiché gli Assiri erano seriamente minacciati, Salmanasar IV (781-772 a. C.) intraprese alcune spedizioni contro l'U. Sotto Sarduris II il paese raggiunse la sua massima potenza. Questo Re voleva distruggere l'Assiria e perciò si alleò con una vasta lega di Siriani e Mesopotamici per fare attaccare l'Assiria anche da Occidente. Fu però sconfitto dal re assiro Theglathphalasar III (745-727 a. C.); nel 736 fu di nuovo attaccato dagli Assiri e, sconfitto, dovette abbandonare la maggior parte della sua capitale e resistette nella cittadella all'impeto delle armi assire; il paese fu disfatto. Suo figlio Rusas I riuscì a sollevare di nuovo il paese dal disastro subito, si alleò con Mita di Musku (Mida di Frigia), senza conseguire però grande successo. I suoi alleati Minnei furono sconfitti da Sargon II (721-705 a. C.), il quale nel 714 attaccò l'U. stesso e vi penetrò profondamente, poi si rivolse verso il Musasir, retto allora da Urzana, che davanti alle armi assire prese la fuga; Sargon s'impossessò di immenso bottino, che includeva pure il tesoro del re dell'U.; il re Rusas si suicidò. Questi ebbe per successore suo figlio Argistis I (ca. 714-680 a. C.), sotto il cui regno le invasioni di alcune schiatte di nomadi, gli Alkuzai (Sciti), i Gimirrai e i Frigi, angustiarono il paese, non sollevatosi ancora dalla sconfitta infittagli da Sargon. In quest'epoca il paese comincia ad indeuropeizzarsi. Rusas II comunque afferma di aver sottomesso i Musku, gli Hittiti della Siria settentrionale ed altre schiatte; angustiato dagli immigrati nomadi cerca d'appoggiarsi ad Assurbanipal (668-626 a. C.) e perciò gli manda un'ambasciata. Anche Sarduris III inviò suoi ambasciatori al re d'Assiria. Quando l'Impero assiro fu disfatto dopo la caduta di Ninive, Rusas III d'U. sgombrò la capitale conquistata dagli alleati combattenti contro l'Assiria, e l'U. perdette la sua indipendenza.

La religione degli Urartei era politeistica, con a capo del pantheon il dio nazionale Haldi; questi apparteneva a una triade divina assieme a Teiseba, dio della

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(da Dr. Excavations, II, Londra-Filadelfia, 1931, tav. 26) UR - Pianta della camera mortuaria di Sub-Ad.
tempesta, e Ardini, divinità solare. Siccome il Regno di U. era una teocrazia, i re del paese intraprendevano le loro campagne militari in nome di Haldi, per questo dio e in suo onore; così pure tutti i templi, palazzi ed edifici si costruivano per lui. I componenti della triade sono detti «dei perfetti»; la stessa triade divina era adorata dagli abitanti del paese di Musasir, affine per civiltà a quello degli Urartei. Il pantheon era composto di molte divinità, di almeno una cinquantina di figure divine, se un'iscrizione del re Ispuinis e Menuas dà un elenco quasi completo delle figure divine del paese. L'iscrizione comincia con gli dei perfetti Haldi, Teiseba e Ardini, ai quali si dà in sacrificio un numero di animali superiore a quello dato alle altre divinità; segue il dio Hutuini dietro il quale vengono i tre dei Turani, Ua, Nalaini ed altre figure divine, tra le quali anche il dio della luna, del quale si ignora il nome urarteo poiché questo è scritto con l'ideogramma assiro per Sin; segue il dio Quera, e quindi i nomi di altre divinità; si legge poi il nome di Haldi con vari epiteti o titoli, trattandosi senza dubbio di Haldi particolari o locali; si fa menzione del Teiseba dei medici, di divinità locali di varie città e regioni; si sacrificava ancora al gregge di alcuni dei e al loro selvatico di altre divinità; i sacrifici constavano principalmente di bovi e di agnelli. Sacrifici e doni i re del paese facevano segnatamente in occasione di vittorie riportate con l'aiuto divino e di grandi feste. Il re Ispuinis ha offerto al dio nazionale armi, vasi di bronzo, montoni di bronzo, uno stendardo e un grandissimo numero di bovi e agnelli che fece collocare davanti alla stele dedicata al suo dio, stele che si vedeva davanti al tempio, dedicato anche questo a Haldi. La triade suprema già menzionata era invocata dai re del paese anche nelle maledizioni che essi scagliavano alla fine delle loro iscrizioni contro coloro che ossero distruggere o cambiare l'iscrizione fatta incidere. Il re Menuas invita la triade a scacciare dal sole nella tenebra non soltanto chi distruggesse la tavola ma anche la sua famiglia, i suoi servi e le sue robe. Il paese

era ricco di templi e di altri edifici sacri che i re, molto più ed intenti ad ottenere il favore divino, avevano fatto costruire nelle città principali e in primo luogo nella capitale, nella città di Haidi. I templi del Musasir somigliavano, se una loro immagine che si vede in un rilievo del re assiro Sargon II è esatta, alle costruzioni sacre dei Greci; carattere architettonico diverso avevano i santuari della capitale Tuspas del paese.

BIBL.: C. F. Lehmann-Haupt, Materialien zur ältest. Gesch. Armeniens und Mesopotamiens, in Abh. der Gött. Gesellsch. der Wiss., Phil.-hist. Kl., N. F., 9, 3 (1907), pp. 63-124; A. Götze, Armenien einst und jetzt, I-II, Lipsia 1910-31; A. H. Sayre, The kingdom of Van (Urartu), in Cambridge ancient hist., III, Cambridge 1925, pp. 169-86; E. Meyer, Gesch. des Altertums, II, II, Stoccarda-Berlino 1931, pp. 418-25; A. Götze, Das Reich von U., in Kulturgesch. des Alten Orients, III, Monaco 1933, pp. 173-85. Molte iscrizioni in bianco sono state pubblicate nel Corpus Inscript. Chaldicarum da C. F. Lehmann-Haupt con F. Bagel e F. Schachermeyer, Textband, I-II, e Tafelband, I-II, Berlino-Lipsia 1928-35; M. von Tseretheli, Die neuen haldwühen Inschriften Sardurs von Urartu (SB. der Heidelberger Abad., Phil.-hist. Kl., Jahrg., 1927-28, 5), Heidelberg 1928; J. Mešćaninov, in Archiv für Orientforschung, 6 (1930-31), pp. 201-16. I. M. D'iskonov, in Vestnik drevnej istorii, 1951, fasc. II. Sulla grammatica cf. J. Friedrich, Einführung im Urartäische, Lipsia 1932; M. de Tseretheli, Etudes ourartiennes, in Rev. d'assyriol. et d'arch. orient., 30 (1933), pp. 1-49; 32 (1935), pp. 29-50, 57-85. Sulla religione: G. Furlani, La relig. dei Bisanei (Urartu) in P. Tacchi Venturi, Storia delle religioni, II, Torino 1949, pp. 17-20 (con bibl.). Giuseppe Furlani
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“URARTU.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 562. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/urartu.