UNNI. - Povere e malcerte sono le notizie degli
scrittori occidentali su questa gente, né gran che di
meglio si raccoglie dalle fonti cinesi che in età più
antica ne ebbero conoscenza.
Della loro stirpe mongolica, ci assicurano le fonti ci-
nesi che li chiamano Hùng-nu e le occidentali che ne
descrivono i caratteri fisici: piccoli, esili corpi, larghe
facce con piccolissimi occhi. Condussero vita nomade
nell'Asia centrale, e tentarono di irrompere nei territori
cinesi; a difesa contro di loro fu costruita nel sec. III a. C.
la Grande Muraglia, che congiunse e unificò precedenti
opere fortificatorie. Ca. la metà del sec. IV d. C. gli
U. raggiunsero il paese abitato dagli Alani e nord del
Caspio e del Volga, e poco dopo arrivarono al Don che
attraversarono respingendo verso ponente gli Ostrogoti.
Trascinando poi con sé anche le popolazioni dei ter-
ritori invasi e seminando il terrore con le stragi e le distur-
zioni, sospinsero sul Danubio i Visigoti che chiesero
d'essere ammessi come federati dentro i confini dell'Im-
pero di Roma. Della vittoria di questi ad Adriano
nel 378, rovinosa per l'Impero, profittarono a loro modo
gli U., per continuare ad infiltrarsi in gruppi più o meno
grossi e saldi e organizzati nei territori fatti deserti innanzi
al loro procelloso avanzare sino a combattere per l'Impero
contro gli stessi propri connazionali, senza tralasciare di
saccheggiare e di uccidere. Verso la fine del sec. IV si ha
qualche figura di capo, intorno al quale si raccoglie la
massa maggiore degli U.
Loro sede principale divenne la Pannonia, donde
continuarono però a dilagare con le loro corse selvaggi.
Il loro re Uldino combatté contro Gainas, generale bar-
baro ribelle all'imperatore Arcadio, e ne spedì la testa
a Costantinopoli, ricevendo il premio di un annuo tributo
di 350 libbre d'oro. Come alleato romano fu presentato
a Fiesole nella battaglia contro Radagaiso e i suoi Goti.
La potenza degli U. continuò ad accrescersi sotto il
successore Rua, e specialmente poi Attila (v.). Questi diede più saldo assetto al suo
Stato, accertò in sé tutti i poteri, e condusse una politica
singolarmente forte ed attiva con l'Imperatore di Oriente
Teodosio II; riuscì a farsi aumentare il tributo ottenuto
dai predecessori, portandolo a 700 libbre, e più tardi
facendolo ancora triplicare; pretese che gli fossero conse-
gnati tutti i fuggitivi dai suoi Stati, anche se cittadini
romani. In Occidente erano alle dipendenze di Attila tutte
le terre a nord delle Alpi fino al Reno.
Il merito di una quasi tranquilla coesistenza era do-
vuto per gran parte all'azione del magister utriusque mili-
tiae Aezio, che aveva per un certo tempo vissuto tra gli
U. come ostaggio, e che con accorta politica favoriva con
l'uno ora l'altro degli Stati barbarici, mirando a porli in
contrasto tra loro. Ma la natura violenta e superba di
Attila non poteva contentarsi di un tranquillo statu quo.
Sconfitto sui campi Catalaunici (tra Chalons e le Argonne)
e rientrato nella sua capitale, probabilmente in Pannonia,
si rovesciò sull'Italia, dove l'incontro con l'animo papa
Leone Magno, e, non meno efficaci, le malattie e la fame
del suo esercito scialacquatore, lo dissuaseva dal tentare
la corsa su Roma. Rientrato nelle sue sedi, poco dopo in
una delle consuete orge Attila moriva (453) ed in pochi
anni la potenza degli U. scomparve. BAVARI (v.)
furono designati col nome di U.