VALLOMBROSA

VALLOMBROSA. - Abbazia di S. Maria Assunta di V., Benedettini Vallombrosani (v.). È situata a ca. 1000 m. sul mare in comune di Reggello, prov. di Firenze, nella pioggia di Pratomagno, sul pendio del monte di Secchiata nel subappennino toscano.

Itts. badessa di S. Ilario in Alfiano (S. Ellero), concesse un terreno in località Acquabella a s. Giovanni Gualberto che vi si ritirò con alcuni compagni nel 1030; e solo dopo la bonifica del luogo, compiuta dai monaci che vi impiantarono boschi di abetine, faggi, ecc., muta il nome in V.
Nacque all'inizio come eremo protetto da palizzate, con cellette isolate di legno, poste in giro intorno ad una chiesina pure in legname e franche; ma si ingrandì subito tanto che il card. Umberto, il 9 luglio 1051, consacrò la tri-

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(fot. Cesare Capello, Milano) VALLOMBROSA - Veduta dell'Abbazia.
buna della chiesa, rinnovata tra il 1224 e il 1230 da un magister Petrus al tempo dell'abate Benigno, per la maggior parte con mezzi offerti dal vescovo Raimondo, al tempo dei papi Onorio III e Gregorio IX, come si legge nella iscrizione posta sulla facciata della chiesa, copia del sec. XVII dall'originale. Contemporaneo deve essere il campanile, mentre il monastero e il chiostro maggiore con i suoi annessi sono del 1465.

L'abbazia ebbe rapido progresso, si arricchì di donazioni e si sviluppò con altri monasteri come si apprende dal privilegio di Urbano II del 6 apr. 1090 all'Universae Congregationi Vallis Umbrosanae, in cui sono ricordati oltre al coenobium S. Maria i monasteri «eiusdem religionis», cioè quelli di S. Fedele de Strumis in diocesi di Arezzo, quelli in diocesi di Fiesole, Lucca, Firenze, Pistoia, Faenza, Bologna. Nel privilegio di Pasquale II del 9 febbr. 1115 si ricordano monasteri a Parma, Piacenza, Brescia, in quelli di Anastasio IV del 22 nov. 1153 e di Adriano IV del 5 dic. 1156 quelli di Siena, Volterra, Chiusi, Sardegna, Cremona, Reggio, Novara, Vercelli, Verona, Bergamo, Milano. Asti. Altri monasteri sono menzionati nel privilegio di Alessandro III del 14 febbr. 1169; e ancora il 12 maggio 1186 dal papa Urbano III sotto l'abate Terzo. Ebbe anche S. Mustiola di Turri, sotto l'abate Lotterio al tempo di Celestino III in data 14 apr. 1195 (Jaffé-Wattenbach, 17218).

Nel sec. XV cominciò il suo declino. Nel 1530 venne incendiata dalle truppe di Carlo V, ma seppe riprendersi nella seconda metà dello stesso secolo e nel successivo come dimostrano le ricostruzioni di allora e le aggiunte che vennero eseguite tra il 1578 e il 1590 e nel 1609-10, dopo l'incendio, da F. Mazzaranga e Tonna della Via dei Bardi; la facciata è opera di G. Silvani, iniziata nel 1637; a lui si deve anche la sacrestia dagli arredi sacri al piano superiore. Ulteriori ampliamenti appartengono al sec. XVIII. L'abbazia fu soppressa nell'età napoleonica; poi i monaci tornarono fino al 1866, anno in cui fu di nuovo soppressa e occupata dall'Istituto forestale.

Di recente i monaci hanno riottenuto il possesso di parte del monastero. La parte centrale dell'abbazia è data dal chiostro o corte maggiore, con quattro corridoi con volta a crociera; una porta immette nel transetto della chiesa, la cui facciata è opera dell'abate T. Davanzati, del 1644. Al di sopra dell'arco trionfale è la statua della b. Vergine; in una nicchia fra le due porte è la statua di S. Giovanni Gualberto. L'interno è a nave unica con soffitto ad archi ribassati; le pitture decorative sono di G. Fabbrini (1750). Nel presbiterio otto colonne sorreggono la cupola, affrescata dallo stesso pittore nel 1780. Gli stalli del sec. xv, provenienti dall'abbazia di S. Pancrazio a Firenze, sono opera di Francesco da Poggibonsi. Nella parete di fondo sull'altare è l'Assunzione della b. Vergine, opera del Volterrano. Nel transetto è la cappella di S. Giovanni Gualberto del 1697; sull'altare è il tabernacolo contenente il reliquiario argenteo con smalti e pietre preziose, opera di F. Soliano del 1500; la cappella detta dei Dieci Beati, eretta nel 1757, con atrio e coro, sorse nel luogo dove nel 1600 si rinvennero i sepolcri dei primi dieci beati dell'Ordine. Da qui provengono la grande tavola del Perugino (1500) oggi agli Uffizi a Firenze, rappresentante in alto l'Assunta e sotto s. Bernardo degli Uberti, s. Giovanni Gualberto, s. Michele Arcangelo e s. Antonio, come pure le due tavolette con i ritratti del committente abate Milanesi e del monaco Baldassarre. Il papa Pio XII con lettera apostolica del 18 nov. 1950 conferì il titolo e i privilegi di basilica minore alla chiesa di S. Maria Assunta (AAS, 43 [1951], pp. 426-28).

A nord-est del corridoio della corte maggiore è il quartiere dell'abate. Il grande corridoio del dormitorio dei monaci fu eretto nel 1609-10. La libreria fu costruita da A. Parigi nel 1584, ma i suoi manoscritti e i libri furono asportati nella soppressione. Vi è la grande pittura rappresentante la donazione fatta da Matilde di Canossa a s. Bernardo degli Uberti, eseguita da A. Mascagni nel 1609. La fonte di S. Giovanni Gualberto è una costruzione barocca del 1629, come la cappellina adiacente. La foresta è opera dei monaci e da loro curata fino al 1866 in cui passò al demanio statale e all'amministrazione forestale che occupa parte dell'attuale monastero; venne ricordata dall'Ariosto e dal Lamartine. L'antica foresteria all'interno del monastero è stata trasformata ora in albergo. L'eremo di le celle, o Paradisino, a monte sulla sinistra del monastero, è il luogo occupato nel sec. xi da alcuni monaci i quali vi si rifugiarono per vivere vita eremitica in piccole celle scavate nel monte. Attualmente resta un oratorio eretto nel sec. xvii a memoria del b. Migliore da Valgiano del sec. XII. Sulla facciata un'iscrizione ricorda il soggiorno del Milton che menziona V. nel suo Paradiso perduto. Dall'oratorio provengono i due pannelli con s. Michele arcangelo e s. Giovanni Gualberto, s. Giovanni Battista e s. Bernardo degli Uberti, di Andrea del Sarto, oggi nelle Gallerie degli Uffizi a Firenze.

L'Archivio abbaziale, oltre che a V., a causa della residenza degli abati in vari altri monasteri rimase in parte a quelli di S. Michele di Passignano, di Ripoli, di S. Trinita a Firenze, di S. Michele di Forcoli a Pistoia, di S. Mercuriale di Forlì, di S. Lorenzo di Cutuboni, in parte poi anche nel sec. xix a Roma presso S. Prassede, officiata dagli stessi monaci vallombrosani, dove però andò distrutto il Registrum. Una parte è ora nell'Archivio di Stato a Firenze (cf. Arch. stor. ital., 5ª serie, 32 [1903]), parte nella Biblioteca nazionale e parte in quella Laurenziana.

BIBL.: P. Fr. Kehr, Italia Pontif., III, Berlino 1908, pp. 83-116; Cappelletti, XVII, p. 33 seg.; B. Albers, Consuetudines, in Rev. bénéd., 28 [1911], pp. 432-36; id., Neue Konstitutionen, Firenze 1921; P. Lugano, L'Italia benedett., Roma 1929, pp. 305-75; Cottineau, II, coll. 3286-87; C. A. Kovacevich, L'abbazia di V., Roma 1951. Enrico Josi
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“VALLOMBROSA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 619. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vallombrosa.