VALLOMBROSA

VALLOMBROSA. - Abbazia di S. Maria Assunta di V., Benedettini Vallombrosani (v.). È situata a ca. 1000 m. sul mare in comune di Reggello, prov. di Firenze, nella giogia di Pratoma-gno, sul pendio del monte di Secchiata nel subap-pennino toscano.

Ilta, badessa di S. Ilario in Alfano (S. Ellero), con-cesse un terreno in località Acquabella a s. Giovanni Gualberto che vi si ritirò con alcuni compagni nel 1030; e solo dopo la bonifica del luogo, compiuta dai monaci che vi impiantarono boschi di abetine, faggi, ecc., muta il nome in V.
Nacque all'inizio come eremo protetto da palizzate, con cellette isolate di legno, poste in giro intorno ad una chiesina pure in legname e frasche; ma si ingrandì subito tanto che il card. Umberto, il 9 luglio 1951, consacrò la tri-

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Di recente i monaci hanno riottentato il possesso di parte del monastero. La parte centrale dell'abbazia è data dal chiostro o corte maggiore, con quattro corridoi coi volti a crociera; una porta immette nel transetto della chiesa, la cui facciata è opera dell'abate T. Davanzati, del 1644. Al di sopra dell'arco trionfale è la statua della b. Vergine; in una nicchia fra le due porte è la statua di S. Giovanni Gualberto. L'interno è a nave unica con soffitto ad archi ribassati; le pitture decorative sono di G. Fabbrini (1750). Nel presbiterio otto colonne sorreggono la cupola, affrescata dallo stesso pittore nel 1780. Gli stalli del sec. XV, provenienti dall'abbazia di S. Pancrazio a Firenze, sono sopra di Francesco da Poggibonsi. Nella parte di fondo sull'altare è l'Assunzione della b. Vergine, op.ra del Volterrano. Nel transetto è la cap. p.lla di S. Giovanni Gualberto del 1697; sull'altare è l'abbracciolo contenente il reliquiario argenteo con smalti e pietre preziose, opera di F. Soliano del 1500; la cap. p.lla detta dei Dieci Beati, eretta nel 1757, con atto e coro, sorse nel luogo dove nel 1600 si rinvennero i sepolcri dei primi dieci beati dell'Ordine. Da qui provengono la grande tavola del Perugino (1500) oggi agli Uffizi a Firenze, rappresentante in alto l'Assunta e sotto s. Bernardino degli Uffizi, S. Giovanni Gualberto, S. Michele Arcangelo e s. Antonio, come pure le due tavolette con i ritratti del committente abate Milanesi e del monaco Baldassarre. Il papa Pio XII con lettera apostolica del 18 nov. 1950 conferì il titolo e i privilegi di basilica minore alla chiesa di S. Maria Assunta (AAS, 43 [1951], pp. 426-28).

A nord-est del corridoio della corte maggiore è il quartiere dell'abate. Il grande corridoio del dormitorio dei monaci fu eretto nel 1609-10. La libreria fu costruita da A. Parigi nel 1584, ma i suoi manoscritti e i libri furono asportati nella soppressione. Vi è la grande pittura rappresentante la donazione fatta da Matilde di Canossa a S. Bernardo degli Uberti, eseguita da A. Mascagni nel 1609. La fonte di S. Giovanni Gualberto è una costruzione barocca del 1629, come la cappellina adiacente. La foresta è opera dei monaci e da loro curata fino al 1866 in cui passò al demanio statale e all'amministrazione forestale che occupa parte dell'attuale monastero; venne ricordata dall'Ariosto e dal Lamartine. L'antica foresteria all'interno del monastero è stata trasformata ora in albergo. L'eremo d'Isle celle, o Paradisino, a monte sulla sinistra del monastero, è il luogo occupato nel sec. XI da alcuni monaci i quali vi si rifugiarono per vivere vita ermitica in piccole celle scavate nel monte. Attualmente resta un oratorio eretto nel sec. XVII a memoria del b. Migliore da Valgiano del sec. XII. Sulla facciata un'iscrizione di corda il soggiorno del Milton che menziona V. nel suo Paradiso perduto. Dall'oratorio provengono i due pannelli con s. Michele arcangelo e s. Giovanni Gualberto, S. Giovanni Battista e s. Bernardo degli Uberti, di Andrea del Sarto, oggi nelle Gallerie degli Uffizi a Firenze.

L'Archivio abbaziale, oltre che a V., a causa della residenza degli abiti in vari altri monasteri rimase in parte a quelli di S. Michele di Passignano, di Ripoli, di S. Mirina a Firenze, di S. Michele di Forcella a Pistoia, di S. Michele di Forlì, di S. Lorenzo di Cutuboni, in parte poi anche nel sec. XIX a Roma presso S. Prassede, officiata dagli stessi monaci vallombrosani, dove però andò distrutto il Registrum. Una parte è ora nell'Archivio di Stato a Firenze (cf. Arch. stor. ital., 5a serie, 32 [1903]), parte nella Biblioteca nazionale e parte in quella Lucrezziana.

Bibl.: P. Fr. Kehr, Italia Pontif., III, Berlino 1908, pp. 83-116; Cappelletti, XVII, p. 33 sgg.; B. Albers, Conusuetudines, in Rev. bdend., 28 (1911), pp. 432-36; id., Neue Konstitutionen, Firenze 1921; P. Lugano, L'Italia benedett., Roma 1929, pp. 305-75; Cottineau, II, coll. 3286-87; C. A. Kovacevich, L'abbazia di Roma 1951.