VITELLESCHI, GIOVANNI

VITELLESCHI, Giovanni. - Cardinale, n. a. Corneto (Tarquinia) da onorata famiglia, servi in gioventù il condottiere Tartaglia; sotto Martino V entrò nella Curia, dove era notaro quando il 16 apr. 1431 ebbe da Eugenio IV il vescovato di Recanati e Macerata sebbene ci fosse in lui più la tempra dell’uomo di guerra che quella dell’ecclesiastico.

Prima sua impresa fu quella di fiaccare la potenza dei turbolenti signori di Vico, potenti nel Patrimonio e prefetti di Roma; Giacomo, l’ultimo di loro, preso, fu giudicato e mandato a morte nel 1435. Il Papa che nel 1434 s’era rifugiato a Firenze nominò il V. patriarca d’Alessandra il 21 febbr. 1435 e poi anche arcivescovo di Firenze il 12 ott. 1435, dandogli commissione di reprimere la ribellione dei baroni romani. L’impresa terminò con la presa di Palestrina ai Colonna il 18 ag. 1436 avvenuta con grande plauso dei Romani. La primavera seguente il V. fece distruggere senza pietà quella fortezza; quindi mosse verso il mezzogiorno contro Alfonso d’Aragona riportando grandi successi, per cui il Papa lo creò cardinale il 9 ag. 1437. In questa occasione il V. lasciò l’arcivescovo di Firenze per prendere in commenda il vescovato di Traù; ma l’impresa del mezzodì finì male; il V. dovette riparare a Venezia nel febbr. 1438 e poi preso il Papa. Eugenio IV lo mandò di nuovo contro i baroni romani che il V. trattò senza pietà, tanto che il 2 apr. 1439 distrusse Zagarolo

VITELLESCHI, Giovanni. - Cardinale, n. a. Corneto (Tarquinia) da onorata famiglia, servi in gioventù il condottiere Tartaglia; sotto Martino V entrò nella Curia, dove era notaro quando il 16 apr. 1431 ebbe da Eugenio IV il vescovato di Recanati e Macerata sebbene ci fosse in lui più la tempra dell’uomo di guerra che quella dell’ecclesiastico.

Prima sua impresa fu quella di fiaccare la potenza dei turbolenti signori di Vico, potenti nel Patrimonio e prefetti di Roma; Giacomo, l’ultimo di loro, preso, fu giudicato e mandato a morte nel 1435. Il Papa che nel 1434 s’era rifugiato a Firenze nominò il V. patriarca d’Alessandra il 21 febbr. 1435 e poi anche arcivescovo di Firenze il 12 ott. 1435, dandogli commissione di reprimere la ribellione dei baroni romani. L’impresa terminò con la presa di Palestrina ai Colonna il 18 ag. 1436 avvenuta con grande plauso dei Romani. La primavera seguente il V. fece distruggere senza pietà quella fortezza; quindi mosse verso il mezzogiorno contro Alfonso d’Aragona riportando grandi successi, per cui il Papa lo creò cardinale il 9 ag. 1437. In questa occasione il V. lasciò l’arcivescovo di Firenze per prendere in commenda il vescovato di Traù; ma l’impresa del mezzodì finì male; il V. dovette riparare a Venezia nel febbr. 1438 e poi preso il Papa. Eugenio IV lo mandò di nuovo contro i baroni romani che il V. trattò senza pietà, tanto che il 2 apr. 1439 distrusse Zagarolo

Article illustration
(Int. Anterven)
Vitelleschi, Giovanni - Cortile del Palazzo V. (scc. xv). Un particolare della facciata è riprodotto alla V. finestra - Tarquinia.

occupata da Lorenzo Colonna; era allora il più potente fra i condottieri papali ed insignito dell'ufficio di legato. Sulla fine del 1439 guerreggiava nell'Italia centrale contro i Trinci a Foligno e s'impiadroniva di Spoleto, quindi ritornava a Roma e faceva aspra giustizia contro i promotori di disordini. Ma intanto veniva in sospetto egli stesso di accordi col Duca di Milano a danno di Firenze, del Papa e di Francesco Sforza; Antonio da Rio castellano di Castel S. Angelo riuscì per sorpresa ad averlo nelle mani il 19 marzo 1440 ed a trascinarlo ferito in Castello dove morì il 2 apr. Lasciava enormi ricchezze che furono occasione di dure controversie. A Tarquinia fu di recente restaurato il bel Palazzo ch'egli s'era colà fabbricato, conglobandovi edifici anteriori.

BIBL.: Pastor, I, pp. 301-306; Eubel, II, passim.; P. Paschin, *Lodovico, card. camerlengo*, Roma 1939, p. 13 sgg.; id., *Roma nel Quattrocento*, Bologna 1940, V. indice. Pio Paschin