VITTORIO AMEDEO II, duca di SAVOIA e re di SARDEGNA. - Figlio di Carlo Emanuele e di Giovanni Battista di Savoia Nemours, n. in Torino il 14 maggio 1666, m. nel Castello di Moncalieri il 31 ott. 1732. La morte del padre nel 1675 lasciò il giovane principe sotto la tutela e la reggenza della madre ufficialmente sino al 1680, di fatto sino al 1684, anno in cui V. Stato.
Nella solitudine in cui aveva vissuto, aveva disegnato turbinosi progetti di riforme del governo, inseguendo un piano di economie che accrescessero le capacità militari dello Stato. V. A. era pieno di preoccupazioni per le relazioni con le grandi potenze europee, soprattutto per la preponderanza pesante che sul Piemonte esercitava Luigi XIV padrone di Pinerolo dal Trattato di Cherasco e poi, per improvvisa violenza, anche di Casale (1680). V. A. non poté rifiutare il matrimonio con Anna d'Orléans impostogli dal Gran Re, ma era impaziente del giogo francese ed attendeva il momento propizio per recuperare l'indipendenza. La conclusione della Lega di Augusta (1686) gli permise le prime trattative con i nemici della Francia; la Grande alleanza del 1689 diede modo al Duca di Savoia di firmare nel 1690 accordi con le varie potenze coalizzate. Allora il Piemonte fu in guerra. Aspro fu l'accanimento dei generali francesi contro Torino, ma le vittorie di Staffarda e di Marsiglia non diedero modo di schiacciare la resistenza di V. A. Il Gran Re si rassegnò ad offrire al Duca di Savoia la restituzione di Pinerolo e l'abbandono di Casale: il Trattato segreto di Pinerolo (27 giugno 1696) e quello successivo di Torino (29 ag. 1696) portarono all'Accordo di Vigevano per la neutralizzazione dell'Italia, e la Pace di Ryswick dell'anno successivo riconobbe la caduta del predominio francese nella penisola per merito di V. A. Ma questi,

(da C. P. de Magnitris, Lettere di V. A. II nel periodo dell'assedio di Torino nel 1706, Torino III)
Le trattative per la Pace ad Utrecht diedero a V. A. modo di svolgere abilmente la sua politica diretta ad ottenere: dall'Impero le concessioni promesse nel 1703, dalla Francia le terre che occupava sul fianco orientale delle Alpi Cozie, e dal concerto europeo un indennizzo per la rinuncia ai diritti sulla corona di Spagna che gli provenivano dall'eredità dell'ava Caterina consorte di Carlo Emanuele I. Così Luigi XIV abbandonò al duca Pragelato, Fenestrelle, Exilles, Oulx, Cesana, Bardonecchia, Castel Delfino, ottenendo in cambio la valle di Barcellonetta; l'Impero gli diede il Monferrato, Alessandria, la Lomellina, la Valsesia; per l'eredità spagnola, invece del Ducato di Milano, fu assegnata al Duca l'isola di Sicilia con il titolo di Re. V. A. uscì quindi dalla grande crisi trionfante e militarmente e diplomaticamente. Venutogli però meno negli anni seguenti l'appoggio inglese, nel conflitto austro-
spagnolo acceso dal card. Alberoni fu costretto ad abbandonare la Sicilia all'Austria avendone in cambio il Regno di Sardegna (8 nov. 1718).
Chiuse le guerre, V. sogno, la restaurazione dello Stato. Si iniziò quindi un grande periodo di riforme. La sua politica mirava alla creazione di una monarchia assoluta in cui sparissero tutti i privilegi di classe e di corpo. A V. A. spetta il merito di aver creato quella amministrazione piemontese regolare, rigida ed onesta che doveva servire nel sec. XIX di modello per l'organizzazione dello Stato unitario italiano. Interessanti sono i rapporti di V. Chiesa. Credente, religiosissimo, desiderava che i suoi sudditi avessero la sua religione semplice, senza meditazioni, senza discussioni. La fede del carbonario, diceva. Ma d'altra parte fu duro difensore delle pretese dello Stato contro quelle che chiamavano inframmettenze ed usurpazioni ecclesiastiche. Ebbe lunghi contrasti quindi con la S. Sede ed anzi si venne a vera rottura. Molte sedi episcopali in Piemonte rimasero per anni vacanti. Solo nel 1724 Benedetto XIII offrì di venire a trattative; andò a Roma a trattare il ministro Ormea.
Nella politica riformatrice di V. A. ebbe grande importanza la ricostituzione dell'Università di Torino; nel rinnovamento degli studi furono consiglieri di V. A. due giuristi siciliani, Niccolò Pensabene e Francesco d'Aguirre. Così la riforma legislativa rappresenta il coronamento dell'opera rinnovatrice dello Stato. Nel 1725 vennero pubblicate le Costituzioni nuove, ma poi V. ESAMERONE e solo nel 1729 venne alla luce la nuova e definita edizione delle Costituzioni vittoriane che nel 1837 cedettero il posto al Codice Albertino. Nel 1730 V. A. stanco dopo un regno così lungo e così pieno di attività abdicò a favore del figlio Carlo Emanuele III e si ritirò a Chambéry a vita privata. Poiché già aveva perso la consorte, sposò ora Anna Teresa Canalis di Ciumana vedova del conte Novarina di S. Sebastiano, che fece marchesa di Spigno. Ma nella vita privata non trovò la pace che cercava e malcontento della politica seguita dal nuovo Re, ritornò in Piemonte per riprendere il potere. Per evitare una guerra civile, il vecchio Re venne arrestato e chiuso nel castello di Moncalieri dove morì. Fu sepolto a Superga.