VITA VEGETATIVA. — Costituisce, in contrapposto alla vita di relazione e animale, quel gruppo di attività che tendono a garantire all'organismo un'efficace funzionalità dei singoli organi, nonché la loro reciproca coordinazione per il miglior mantenimento ed esercizio dei processi vitali. Scopo pertanto di tutte le funzioni vegetative è quello di assicurare all'individuo le più favorevoli condizioni di vita per il suo organismo.
Tali funzioni sono sotto controllo di una particolare sezione del sistema nervoso: VITA VEGETATIVA (v.) che, con i suoi centri diencefalici e con le due sezioni dell'orto e del parasimpatico, concorre (in stretto collegamento funzionale con alcune ghiandole endocrine), assieme al sistema nervoso di relazione, allo sviluppo regolare della vita somato-psichica.
Mediante gli organi preposti alla funzione vegetativa, l'organismo è pertanto in grado di provvedere ai fenomeni del ricambio materiale generale, attraverso l'assunzione, la digestione, l'assorbimento (apparato digestore ed organi ghiandolari connessi: fegato, pancreas...), il trasporto e il deposito dei vari prodotti in seno ai tessuti a seconda delle rispettive richieste (apparato cardiovascolare), l'eliminazione dei cataboliti attraverso gli emuntori (rene, intestino, cute). Oltre queste funzioni che, insieme alla respiratoria deputata alla normale ossigenazione del sangue, concorrono all'accrescimento e alla conservazione del singolo individuo, occorre ricordare che nel gruppo delle funzioni della vita vegetativa va annoverata anche la funzione procreatrice, mediante la quale viene assicurata la perpetuità della specie. Cen-
costituzione di un soggetto (tipo ortsimpaticotónico e poi parasimpaticotónico [V. TIPO]), si sono venute delineando sempre meglio varie alterazioni patologiche come le ortoimpaticopatie con eccitazione o paralisi di questa o quella sezione del simpatico (cervicale, toracico...) e le ortoimpatosi di tipo sensitivo, vasomotorio, escretorio o distrofico, nelle quali si associa spesso un’alterazione concomitante delle ghiandole endocrine.
Inoltre, in questi ultimi tempi (1950) è stata dal Pende individuata una nuova sindrome morbosa, la diencefalosi, la cui essenza consisterebbe in esaltata e disordinata attività dei centri diencefalici liberati dall’influsso inibitorio dei centri superiori corticali. Secondo Pende, la « diencefalosi », prodotta da leptomeningiti cerebrali della vita fetale, con idrocefalo esterno e interno, particolarmente del terzo ventricolo cerebrale, con i suoi fenomeni irritativi, infiammatori e degenerativi dei centri ipotalamici può spiegare le profonde anomalie del comportamento e i notevoli disturbi della sfera morale reperibili in soggetti che un tempo venivano definiti come « criminali nati o per tendenza » (Lombroso). Egli parla addirittura di una « diencefalocondrocnoi criminogenica » la cui importanza è indubbia non solo dal punto di vista della formazione educativa dell’individuo, ma anche da quello sociale e morale, non potendosi considerare imputabili in pieno soggetti che vanno piuttosto annoverati tra i veri e propri cerebropatici. Queste alterazioni di diencefaliche, per quanto ancora non bene inquadrabili, non possono venire oggi misconosciute, dal momento che poggiano su basi statistiche, essendo state riscontrate, attraverso l’indagine radiologico-funzionale del cranio, del cervello, dell’equilibrio endocrino, nel 20% circa dei fanciulli pienamente anormali fisici e psichici o anormali solo nella condotta e nel 47% di un gruppo di criminali chiusi nelle carceri di Roma.