VITA VEGETATIVA. - Costituisce, in contrapposto alla vita di relazione e animale, nel gruppo di attività che tendono a garantire all'organismo un'efficace funzionalità dei singoli organi, nonché la loro reciproca coordinazione per il miglior mantenimento ed esercizio dei processi vitali. Scopo pertanto di tutte le funzioni vegetative è quello di assicurare all'individuo le più favorevoli condizioni di vita per il suo organismo.
Tali funzioni sono sotto controllo di una particolare sezione del sistema nervoso: VITA VEGETATIVA (v.) che, con i suoi centri diencefalici e con le due sezioni dell'orto e del parasimpatico, concorre (in stretto collegamento funzionale con alcune ghiandole endocrine), assieme al sistema nervoso di relazione, allo sviluppo regolare della vita soviano-psichica.
Mediante gli organi preposti alla funzione vegetativa, l'organismo è pertanto in grado di provvedere ai fenomeni del ricambio materiale generale, attraverso l'assunzione, la digestione, l'assorbimento (apparato digerente ed organi ghiandolari connessi: fegato, pancreas...), il trasporto e il deposito dei vari prodotti in seno ai tessuti a seconda delle rispettive richieste (apparato cardiovascolare), l'eliminazione dei cataboliti attraverso gli emuntori (rene, intestino, cute). Oltre queste funzioni che, insieme alla respiratoria deputata alla normale ossigenazione del sangue, concorrono all'accrescimento e alla conservazione del singolo individuo, occorre ricordare che nel gruppo delle funzioni della vita vegetativa va annoverata anche la funzione procreatrice, mediante la quale viene assicurata la perpetuità della specie. Cen-

(fot. Anderson)
Il Ceni ammette l'esistenza di due sistemi equilibratori diversi nella V. V. degli esseri evoluti: l'uno con sede nel diencefalo, l'altro nel cervello e più propriamente nelle zone prefrontali della corteccia cerebrale ed in intimo rapporto con i centri psichici. Al centro diencefalico apparterrebbero, sempre secondo il Ceni, gli ormoni che provvedono alle correlazioni interghiandolari, mentre il sistema cerebro-psichico apporterebbe un fattore nervoso capace di agire al di fuori delle influenze ormoniche. Mentre, pertanto, il sistema diencefalico viene ad avere un'origine molto remota ed è presente anche negli animali inferiori nei quali presiede, indipendentemente dagli stimoli esterni, alla organizzazione della materia in armonia con le esigenze interne ed ambientali, il sistema cerebro-psichico è di origine recente e non ereditato, ma acquisito e rappresenta l'elemento fondamentale di tutte le reazioni psico-organiche che stanno alla base delle emozioni, le quali nell'uomo possono uscire dal campo del preformismo ed entrare in quello della coscienza.
Da quanto sopra riferito, si intuisce l'importanza che attualmente viene riconosciuta a questo complesso neuro-ormonico che il Pende definisce come « ponte tra anima e corpo ». Tale zona, infatti, sembra oggi comprendere tutti i centri nervosi della vita istintivo-emotiva-animale, cioè del complesso dei sentimenti e delle passioni (fame, sete, aggressività, veglia, sonno, umore, tendenza sessuale...), costituendo la zona del cervello in cui si svolge la nostra animalità. Col progredire delle cognizioni anatomiche e fisiologiche sul sistema neuro-vegetativo si sono potute delineare sempre meglio le complesse sindromi determinate dall'alterazione funzionale di questa o quella sezione del sistema. Accanto pertanto a quadri determinati da modiche disfunzioni, capaci tuttavia di dare una particolare impronta alla
costituzione di un soggetto (tipo ortosimpaticotonico e poi parasimpaticotonico [V. TIPO]), si sono venute delineando sempre meglio varie alterazioni patologiche come le ortosimpaticopatie con eccitazione o paralisi di questa o quella sezione del simpatico (cervicale, toracico...) e le ortosimpatosi di tipo sensitivo, vasomotorio, escretorio o distrofico, nelle quali si associa spesso un'alterazione concomitante delle ghiandole endocrine.
Inoltre, in questi ultimi tempi (1950) è stata dal Pende individuata una nuova sindrome morbosa, la diencefalosi, la cui essenza consisterebbe in esaltata e disordinata attività dei centri diencefalici liberati dall'influsso inibitorio dei centri superiori corticali. Secondo Pende, la « diencefalosi », prodotta da leptomeningiti cerebrali dalla vita fetale, con idrocefalo esterno e interno, particolarmente del terzo ventricolo cerebrale, con i suoi fenomeni irritativi, infiammatori e degenerativi dei centri ipotalamici può spiegare le profonde anomalie del comportamento e i notevoli disturbi della sfera morale reperibili in soggetti che un tempo venivano
definiti come « criminali nati o per tendenza » (Lombroso). Egli parla addirittura di una « diencefaloendocrinosi criminogenica » la cui importanza è indubbia non solo dal punto di vista della formazione educativa dell'individuo, ma anche da quello sociale e morale, non potendosi considerare imputabili in pieno soggetti che vanno piuttosto annoverati tra i veri e propri cerebropatici. Queste alterazioni diencefaliche, per quanto ancora non bene inquadrabili, non possono venire oggi misconosciute, dal momento che poggiano su basi statistiche, essendo state riscontrate, attraverso l'indagine radiologico-funzionale del cranio, del cervello, dell'equilibrio endocrino, nel 20% circa dei fanciulli pienamente anormali fisici e psichici o anormali solo nella condotta e nel 47% di un gruppo di criminali chiusi nelle carceri di Roma.