VITTORIA, ALESSANDRO. - Scultore e architetto, n. a Trento nel 1524, m. a Venezia il 27 maggio 1608.
Inviato a Venezia diciannovenne, dal vescovo Ma-druzzo (1543), si allogò nella bottega del Sansovino, col-laborando con questi alla decorazione della Libreria. Di schietta impronta sansovinesca è la prima opera certa del V.: il Battista in S. Zaccaria, forse anteriore al 1547.
Venuto a contrasto col maestro fiorentino, si separò da lui e tra il '47 e il '53 operò a Vicenza, decorandovi di stucchi i Palazzi Arnaldi e Thiene, e di altre sculture il Palazzo Porto. Riconciliatosi col Sansovino soggiornò poi quasi sempre a Venezia. Del 1553-55 sono i femminoli della porta della Libreria di S. Marco (in parte eseguiti dagli aiuti Lorenzo Rubini e Giovannantonio Vicentino); del 1555 gli angeli per il campanile del duomo di Verona (uno ora in vescovado). Seguono le figure di Schiavi e la statua della Fama nel monumento Contarini al Santo di Padova (1555-58); la statua di Mercurio nell'esterno del Palazzo Ducale; la lunetta e la statua del defunto nella sansovinesca tomba di Francesco Venier a S. Salvatore (1557-58); l'altare con i SS.: Antonio, Sebastiano e Rocco in S. Francesco della Vigna (1561-63); nella stessa chiesa un Battista e un S. Francesco in bronzo; le decorazioni in stucco nella Villa Barbaro a Maser (ca. il 1565); l'altare di S. Girolamo ai Frari (anteriore al 1568) con la statua del Santo, l'opera più nota del V.; le enfatiche statue degli Evangelisti in S. Giorgio Maggiore (1574), il monumento del vescovo Bollani a Brescia (1577-78, ora in vescovado e al Museo civico); le decorazioni dei pergoli del Palazzo Ducale (1577-79); la bronzea pala Fugger, ora in America (1580-83); il Cristo dei Frari (1581); il Battista del duomo di Treviso (1583); le decorazioni e le statue della Scuola di S. Fantin (Ateneo Veneto), dell'altare dei Merciai a S. Giuliano (1583-84) e della Cappella del Rosario ai SS. Giovanni e Paolo (1587); i vi un'Addolorata, un S. Giovanni e un S. Girolamo. Tra le opere tardo sono un altare in S. Salvatore e la tomba preparata per sé in S. Zaccaria (1602-1605).
Nell'arte del V. al valore determinante del pittorico sansovinese ed all'influenza manieristico del Parmigianino si uniscono una personale energia drammatica e una ricerca plastica ispirata da Michelangelo. Intensità di vita e plasticismo pittorico sono anche i caratteri dei numerosi ritratti, nei quali il V. eccelse: dai sobri, quasi scarni busti primitivi di Priamo da Lezze ai Gesuiti e del Parroco Manzini alla Ca' d'Oro (ant. al 1561; ivi anche il poderoso Procuratore Veneziano ed i due busti Diedo), a quello di Tommaso Rangone (Ateneo Veneto), alle stupende serie del Museo di Berlino e del Seminario di Venezia con alcuni tardi ritratti nei quali si nota un sempre più accentuato luminismo. Pittorici e manierismo danno poi un carattere tutto particolare alle decorazioni plastiche del V., che negli stucchi della Scala d'oro in Palazzo Ducale, nella volta di una cappella a S. Giuliano e altrove ha lasciato esempi rimasti famosi e che percorrono in certo senso il barocco.
Del V. rimangono anche numerosi piccoli bronzi (nei Musei di Berlino, Vienna, Victoria e Albert di Londra ecc.) e alcune medaglie dell'epoca giovanile. Al V. architetto, oltre ai numerosi altari ed alle decorazioni della sala del Collegio in Palazzo Ducale, è attribuito con fondamento, pur senza una precisa documentazione, il Palazzo Balbi sul Canal Grande.