VIOLLET-LE-DUC, EUGÈNE-EMMANUEL. - Architetto e scrittore francese, n. a Parigi il 21 genn. 1814, figlio dello scrittore Emmanuel-Nicolas, m. a Losanna il 17 sett. 1879.
Nel 1863 ottenne la cattedra di Estetica e Storia dell'arte all'Ecole des Beaux-Arts di Parigi, da cui dovette dimettersi per le polemiche che suscitò il suo insegnamento; nel 1874 fu eletto deputato radicale del quartiere di Montmartre. Il V. è soprattutto noto come geniale restauratore delle chiese e dei monumenti medievali francesi. Nei lavori di restauro egli seguì il canone di rifare le parti mancanti o pericolanti tali e quali erano uscite dalle mani degli artefici medievali. Tale canone è ora abbandonato, però al V. va il merito di aver salvato da certa rovina i più insigni monumenti romanici e gotici della Francia e di aver suscitato per essi un intenso interesse. I suoi studi e i suoi restauri hanno dato anche un notevole contributo alla diffusione del gusto per il neoromanico e il neogotico, cui si deve purtroppo la costruzione di tante chiese romaniche e gotiche perfino in territorio missionario. Tra i monumenti restaurati vanno ricordati tra altri la Ste-Chapelle di Parigi; la chiesa di Vézelay, di Notre-Dame di Parigi, le Cattedrali di Amiens, Laon, Reims, Losanna, il Palazzo municipale di Narbonne, ecc. Come scrittore, sempre chiaro e conciso, deve la sua notorietà al Dictionnaire raisonné de l'architecture française du XIe au XVIe siècle (10 voll., Parigi 1854-68) ornato di numerosissimi suoi disegni, opera tuttora fondamentale. Da ricordare anche: Dictionnaire raisonné du mobilier français de l'époque Carlavingienne à la Renaissance (6 voll., ivi 1872-75); Entretiens sur l'architecture (2 voll., ivi 1858-72); la Cité de Carcassonne (ivi 1856). I suoi disegni, pubblicati nel 1884 (100 tavv.) e nel 1896 (2 voll.), sono conservati nel museo del Trocadéro.
VIPONE. - Nativo forse della Borgogna (non documentati gli anni di nascita e di morte), prete e cappellano sulico sotto gli imperatori Corrado II e Enrico III, fu tra i cronisti più notevoli del medioevo tedesco.
Compose tutte le sue opere in latino: primeggiano tra esse le Gesta Chuomradi imperatoris, che rappresentano in Germania la prima biografia, dopo quella di Ludovico il Pio, a carattere laico, e che risaltano per vivacità e calore, se non per senso storico, nonché per un linguaggio fresco e scorrevole. Scrisse anche i Proverbio dedicati ad Enrico III, e opere in versi, quale la Lamentazione in morte di Corrado II e il Tetralogus, che è invece un canto augurale, ricco di interessanti ammonimenti, per l'ascesa al trono di Enrico III, a cui fu consegnato nel Natale del 1041. Nel 1046 viene ricordato per l'ultima volta.

(da V.-L.-D. Diatlon, raisonné de l'archét. française du XIe au XVIe siècle, I, Parigi 1881)