VIGNOLA, GIACOMO BAROZZI (BAROZIO) DA

VIGNOLA, GIACOMO BAROZZI (BAROZIO) da. - Architetto, n. a Vignola (Modena) il 1° ott. 1507, m. a Roma il 7 luglio 1573.

Compì gli studi giovanili di pittura e prospettiva a Bologna; ma già verso il 1534 proseguiva la sua intensa e feconda preparazione a Roma, studiando e misurando i monumenti dell'antichità classica, anche per iniziativa dell'Accademia Vitruviana, di cui fu nominato segretario intorno al 1540. Ebbe pure l'incarico di riprodurre in

gesso statue antiche per l'abbellimento del parco di Fontainebleau e dal 1541 al 1543 attese, in Francia, alla fusione in bronzo di quelle copie. Ritornato in Italia, si fissò a Bologna svolgendo incarichi d'ingegneria idraulica, eseguendo un progetto di trito gusto gotico per il completamento della facciata di S. Petronio, e disegnando il portico dei Banchi e il tabernacolo dell'altar maggiore in S. Petronio. Nel 1546 il V. è a Roma, sotto il mesenatismo delle case Farnese e Del Monte. Nel grande Palazzo farnesiano, disegnato da Antonio da Sangallo, lascia una nobile impronta classica sulla facciata posteriore e in varie decorazioni interne, mentre in altre attività di questo periodo (il coronamento con fregio a maschere grottesche e la loggia al primo piano del Palazzo Mattei-Paganica, di Palazzo Firenze, alcune case in Via Capodiferro e la fronte di un palazzetto presso Piazza Navona, con loggiato inferiore dorico e un piano nobile a paraste ioniche e splendidi rilievi in stucco) si manifesta un orientamento manieristico, fondato su ritmi chiaroscurali in funzione espressiva.

La virtù edilizia del V. corpo, però, dopo il 1550 con le membrature e i partiti decorativoscenografici della Villa di papa Giulio III (Del Monte). Non tanto nella facciata dell'edificio principale quanto nella grandiosa esedra a portici verso il giardino interno e nel ninfeo, adorno di agili cariatidi e balaustre ricurve, l'artista palesa la sua capacità di dominare spazi e volumi inquadrando nelle strutture edilizie il libero espandersi delle forme vegetali e della luce ambiente. Contemporaneamente, il V. prendeva parte (non precisabile, però) alla costruzione della prossima Casina di papa Giulio III sulla Via Flaminia (ora sede dell'Ambasciata d'Italia presso il Vaticano) e disegnava, in quei paraggi, il leggiadro e sobrio tempietto di S. Andrea, inspirato al Pantheon e dove il raccordo di un volume cubico e di un cilindro elissoidale sovrapposto rappresenta il primo esempio di schema pseudocentrale, ampiamente adottato, poi, durante il sec. xvii. Fanno parte, inoltre, dell'attività vignoliana spesa sotto il pontificato di Giulio III i due portici a tre archi eretti al sommo delle gradinate laterali alla Piazza del Campidoglio. Nel successivo periodo, contrassegnato da opere eseguite per l' Farnese, spettano al V. S. Maria dell'Orio e la Villa superba di Caprarola, il cui schema planimetrico pentagonale era stato già fissato a scopo militare da Antonio da Sangallo e Baldassare Peruzzi.

Fra il 1559 e il 1564 egli sopraelevava l'edificio, costruiva lo stupendo cortile circolare a due ordini, conferiva solenne alancio allo scalone a chiocciola, dalle colonne

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VIGNOLA, GIACOMO BAROZZI da - Parte centrale della facciata della villa di papa Giulio - Roma.
(fot. Alinari)
doriche binate, anticipando sviluppi del Borromini e del Bernini, ornava volte e logge con stucchi e balaustre di magnanimo decoro e rendeva ancor più grandiosi e luminosi gli effetti della scenografia all'aperto, sperimentati nella Villa di papa Giulio III, con le rampe, il casino e il giardino architettonicamente disciplinato. Altre prove felicissime di quest'arte, in collaborazione ardimentosa con la natura, furono, di lì a poco, la Villa Lante, già Gambara, a Bagnaia, resa assai ridente da un grande bacino e dalle fontane con sculture animatrici, e la sistemazione euritmica dei cosiddetti Orti farnesiani, sul Palatino, ora in gran parte scompaginata. Nell'ultimo periodo della sua laboriosa carriera, spettava al V. il vanto di fissare l'esemplare modello delle chiese della Controriforma con il progetto del tempio romano del Gesù, iniziato nel 1568. La parte esterna dell'edificio, compresa la facciata (soltanto un disegno per essa, non eseguito, si ha del V.) si deve al continuatore Giacomo della Porta. Ma, nell'interno, il maestro emiliano svolgeva mirabilmente il concetto informatore voluto da s. Ignazio da Loyola, nell'unica e amplissima navata a volta con la serie di cappelle ai lati, dove la luce è minima, e nella cupola che domina dall'alto, irradiando il vano, con mirabile potenza.

Sempre nell'ambito chiesastico, ultime opere del V. sono la cupoletta, già ideata da Michelangelo, che sovrasta la cappella Gregoriana della basilica di S. Pietro (di questa fu nominato capo maestro nel 1571, dopo aver assistito il Buonarroti dal 1552 al 1554) e la chiesa di S. Anna dei Palafrenieri (con la collaborazione del figlio Giacinto) a pianta ellittica. Altri segni della sua attività in Roma risultano i due portali del Palazzo della Cancelleria e della chiesa dei SS. Lorenzo e Damaso e il fine-stranese balconato nel Palazzo dei Convertendi su Via della Conciliazione. Spettano pure al V. Piacenza; il Palazzo comunale, la Porta Faulle, la fontana della Rocca ed altre, a Viterbo; la Castellina di Norcia; il portico massiccio della Villa Mondragone, a Frascati; il portico presso S. Biagio a Montepulciano; una palazzina, con loggiato al piano no-

bile, a Rieti, e chiesette, cappelle e fontane a Capranica, Bomarzo, Ronciglione, Bagnaia, senza dire delle fabbriche incerte, o in collaborazione, come la chiesa di S. Maria degli Angeli presso Assisi.

Una considerazione particolare merita, inoltre, l'opera teorica del V. affidata alla Regola delle cinque ordini d'architettura, edita nel 1562, e a Le due regole della prospettiva pratica, pubblicate postume da Ignazio Danti nel 1583. Con queste ultime, l'autore definisce la funzione e la portata dei cosiddetti « punti di distanza » integrando i concetti dei grandi prospettici del Rinascimento; con la Regola delle cinque ordini egli riassume i copiosi studi su Vitruvio effettuati prima di lui, semplificando al massimo le misure e i moduli stilistici e porgendo anche alle più libere fantasie un sicuro fondamento grammaticale o metrico, un solido presupposto di gusto ed esperienza. La fortuna incontrata subito da quest'opera si perpetuò per secoli con innumerevoli edizioni e traduzioni in ogni lingua, e il testo, divenuto classico nelle scuole di architettura e ingegneria, valse perfino e sminuire la fama del V. costruttore, facendolo passare per il prototipo della pedanteria accademica. Ma, come bene osservò Adolfo Venturi, l'architetto modenese non è sempre un pedissequo zelatore di Vitruvio: « lo consulta, lo segue, ma se ne allontana quando lo vogliono gli studi dei monumenti, il gusto del suo tempo, gli effetti della luce, dell'aria, dell'ambiente ». E nella massima parte della sua produzione creativa, non certo omogenea, il

V. si colloca fra i più liberi e tuttavia riflessivi costruttori della sua età di trapasso

Vedi t.V. CXLVI.

BIBL.: F. Baldinucci, Notizie dei professori ecc., ed. Ranalli, II, Firenze 1845-47, p. 275 sgg.; J. Durm, Die Villa Lante bei Bagnaia ecc., in Zeitschr. für bild. Kunst, 11 (1876), pp. 294-98; G. Vasari, Le vite, ed. Milanesi, VII, Firenze 1878, pp. 105, 266; H. Willich, Die Kirchenbauten des V., Monaco 1906; id., G. B. da V., Strasburgo 1907; id., s. v., in Thieme-Becker, XXXIV (1940), pp. 353-56; autori vari, Memorie e studi intorno a J. B. nel IV cent. della nascita, Vignola 1908; G. Giovannoni, Chiese della seconda metà del Cinquecento a Roma, in L'arte, 16 (1913), p. 23 sgg.; G. K. Loukowsky, J. V., so vie, suo amore, Parigi 1927; id., Ville meno conosciute del V. Roma, in Vie d'Italia, 11 (1935), pp. 837-42; K. Tolnai, Palazzo Farnese, in Jahrb. d. preuss. Kunstsamml., 51 (1930), p. 33 sgg.; C. Coppi da Garzano, La Rocca Boncompagni-Ludovisi de V. à Modène, in Gaz. des Beaux Arts, genn. 1939, pp. 19-29; W. Lotz, V. Zeichnungen, ibid., 59 (1938), pp. 56-115; Venturi, XI, 11 (1939), p. 693 sgg.; M. Casotti, Note sul soggiorno romano di J. da V., in Atti e mem. della Dep. di st. patr., Modena 1950; id., La critica del manierismo a J. B. da V., in Aeum, 25 (1951), pp. 125-31; P. Peccia, Il Gesù di Roma descritto e illustrato, Roma 1952 (v. indice). Alberto Neppi
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“VIGNOLA, GIACOMO BAROZZI (BAROZIO) DA.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 901. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vignola-giacomo-barozzi-barozio-da.