VIGNY, ALFRED de. - Poeta francoese, n. a Loches il 27 marzo 1797 di nobile famiglia, m. a Maine-Guiraud il 17 sett. 1863. Appartenne per un decennio all'esercito (1816-27), ma più che dalla monotonia della vita di guarigione si sentì attratto dai circoli letterari che a Parigi si raccoglievano intorno a V. BALL, HUGO e a Ch. Nodi, ed acquistò fama e rilievo singolari nella prima fase della voga romantica in Francia.
Alle reminiscenze di Chénier nei primi Poèmes (1822), composito insieme di poesie d'ispirazione biblica e contemporanea (anche i tre canti Hélène si riferiscono alla guerra d'indipendenza greca), a quelle di Byron e di Moore in Eloa ou la soeur des anges (1824), e di Walter Scott nel romanzo Cinq Mars (1826), si accompagna una fioritura poetica venata insieme di pessimismo e di tormento religioso, il cui frutto migliore è raccolto nei Poèmes critiques et modernes (1826). Al suo romanzo storico V. aggiunse nel '27 una specie di teorizzazione estetica con le Réflexions sur la vérité dans l'art, rivendicando all'artista il diritto di subordinare la verità storica alla propria idea; ed alle battaglie romantiche per il teatro partecipò con traduzioni shakespeariane (Roméo et Juliette, 1827; Othello, e Shylock ou le marchand de Venise, 1829) e portando sulla scena la disgrazia e la morte di Concini con La maréchale d'Ancre (1831), la protesta contro i matrimoni di convenienza (Quitte pour la peur, 1833) e la condizione del poeta isolato e travolto fra l'indifferenza della società

Vignola, Giacomo Barozzi da - Parte centrale della facciata della villa di papa Giulio - Roma.
borghese (Chatterton, 1835). Da tempo s'era staccato dalle giovanili simpatie legittimiste, pur rimanendo fedele ad una concezione aristocratica della vita, espressa appunto in queste considerazioni sull'artista di fronte alla società, già narrate insieme ad altri esempi (Gilbert, Chénier) nel romanzo Stello (1832), primo consulto del misterioso Docteur noir, proseguito più tardi da una seconde consultation rimasta interrotta all'episodio di Daphné, imprevisto sulla vicenda di Giuliano l'Apostata (1836-37). Meno esaltati e più sinceramente commossi gli esempi raccontati in Servitude et grandeur militaires (1835).
E degli stessi anni la violenta passione del V. per l'attrice Maria Dorval, e poco più tarda la sua maggior produzione lirica, pubblicata tuttavia con un certo ritardo ed assai meno seguita e fortunata di quella giovanile: La mort du loup (1838), La colère de Samson, Le mont des Oliviers ( 1839 , impregnato di una concezione tutta simbolica ed umana del cristianesimo), La flûte, (1840), La sonnage (1832), La maison du berger (1842-44) La bouteille à la mer (1847), Les destinées (1849), L'esprit pur (1863 : pessimistica constatazione, alla vigilia della morte, della vanità dell'opera artistica proprio in quanto essa ha di elevato e di opposto alla brutalità). La massima risonanza di questa ed in genere di tutta la poesia di V. si ebbe in ritardo, e forse più all'estero, e specialmente in Italia, che non in Francia.