VIDUCHINDO DI CORVEY. - Monaco benedettino di origine sassone, vissuto nel sec. x nell'abbazia di Corvey (Corbeia nova), m. intorno al 1004.
Della sua vita non si hanno che pochissime notizie (cf. la prefaz. del Waitz all'ed. delle Res gestae [V. bibli]). Delle molte opere che gli attribuisce Tritemio (Annales Hirsangiennes, ed. St. Gallen 1690, p. 98), le più sono spurie. Probabilmente mai esistita è la Vita di Ottone I, attribuitagli da Sigeberto di Gembloux (Liber de script.
ecol., 129: PL 160, 575), perdute una Passio di s. Tecla in versi e una Vita di s. Paolo eremita in prosa mista a versi (Sigeberto di Gembloux, loc. cit.). Conservata invece è l'opera a cui V. fama, le Res gestae Saxoniae, sive Annalium libri tres, dedicata alla figlia dell'imperatore Ottone I, Matilde badessa di Quedlinburg. Scritta per la maggior parte intorno al 968, l'esposizione si prolunga poi fino alla morte di Ottone (973).
Distaccandosi dalla tradizione cronografica più diffusa, l'autore prende le mosse, anziché dall'Impero di Roma, dalle origini dei Sessoni, descrive le lotte di questi contro i Franchi, la conversione al cristianesimo, le conquiste fino al regno di Enrico I, il trionfo sotto l'impero di Ottone I. Sebbene spesso inesatta, soprattutto in relazione agli avvenimenti di Francia e d'Italia, e non di rado anche partigiana, l'opera di V. è importante perché rappresenta l'unica fonte per molti degli eventi narrati. Abbondano nel racconto le reminiscenze letterarie, soprattutto di Virgilio ed Ovidio, e le citazioni della Volgata; lo stile, per amore di conclusione, riesce spesso duro o addirittura incomprensibile. Le Res gestae acquistarono ben presto una larga popolarità e già nel sec. X furono utilizzate, per il suo Chronicon, da Tietmaro di Merseburg (v.).