VIDA, GIROLAMO. - Vescovo e poeta, n. nel 1490 a Cremona, m. ad Alba il 27 sett. 1566.
Entrò fra i Canonici Regolari della Congregazione di S. Marco; passò a Roma sotto Giulio II, fu accettissimo a Leone X ed entrò in famigliarità con i migliori rappresentanti della vita letteraria del tempo: Bembo, Sadoleto, Tebaldeo, Castiglione, lodato per mitezza di
animo ed illibatezza di costume, ammirato per la facile vena poetica, informato allo studio soprattutto di Virgilio. Ebbe prima il priorato di S. Silvestro presso Frascati, poi la prepositura di S. Lorenzo di Monticelli ed il priorato di S. Pelagia in diocesi di Cremona, della sua congregazione. Sotto Clemente VII è ricordato come « notarius, familiaris continuus commensalis »; finché lo stesso Papa il 7 febbr. 1533 lo nominò vescovo di Alba. Nel giugno 1546 era al Concilio di Trento. Per la sua diocesi nel 1562 promulgò le Constitutiones synodales.
Opere della sua giovinezza sono: Schachinidius dove in 608 esametri descrive una partita a scacchi fra Apollo e Mercurio e l'altro poemetto Bombycorum libri duo, sull'allevamento dei bachi da seta, dedicato ad Isabella Gonzaga; per Francesco delfino di Francia compose Poeticorum libri tres. Maggior fama gli procurò l'ammiratissimo poema in 6 libri: Christus, pubblicato per le stampe nel 1535, ma scritto assai prima, per cui fu proclamato il Virgilio cristiano, in cui senza finzioni mitologiche, con piena sincerità d'animo, elegantemente cantò la Redenzione cristiana. Dedicò al card. Polo il trattato De reipublicae dignitate. Inni, orazioni, eglogene, odi di varia intonazione completano la sua produzione letteraria « d'alta facondia inessicabili vena », come disse l'Ariosto (Orf. Fur., XLVI, 13).