WASHINGTON, GEORGE. - Primo presidente degli Stati Uniti, n. a Bridges Creek (Virginia) il 22 febbr. 1732, m. a Mount Vernon (Virginia) il 14 dic. 1799.
Figlio di un ricco piantatore, ebbe un'educazione irregolare e rimasto orfano in tenera età dovette occuparsi dell'amministrazione dei cospicui beni famigliari, che accrebbe con sagaci acquisti di terre, soprattutto nei territori dell'Ovest, regione della cui colonizzazione si occupò attivamente e di cui fu tra i primi a intuire l'importanza per il futuro sviluppo del paese. Entrato nell'esercito della Virginia (1753), partecipò ad alcune azioni contro i Francesi e si distinse tanto da venir nominato a soli 23° anni comandante delle truppe della colonia. Le molte difficoltà incontrate a causa della scarsa collabo-
WASHINGTON, GEORGE - Ritratto, dipinto di Edward Savage (1790) - Boston, Harvard College.
razione delle autorità civili e una malattia contratta in servizio, tuttavia, lo indussero a dimettersi nel 1788. Negli anni successivi e fino alla vigilia della guerra d'indipendenza riprese la cura dei suoi possedimenti, grandemente aumentati grazie a un vantaggioso matrimonio, partecipando al tempo stesso alla vita pubblica quale membro dell'assemblea della Virginia (House of Burgesses). Cominciate le agitazioni delle colonie contro la madre patria, W. appoggiò le varie rappresaglie di ordine economico che esse adottarono e partecipò come delegato della Virginia al primo «Congresso Continental» riunitosi a Philadelphia (1774). Nominato alle prime ostilità comandante in capo di tutte le truppe delle colonie (1775), W. ebbe parte capitale non solo nell'organizzare il nuovo esercito confederale, ma nel guidare e sostenere le sue truppe raccoglicciate e male equipagiate in una durissima e lunga guerra contro forze molto superiori. Dotato di ammirevole forza d'animo e di prestigio animatore, piuttosto che di eccezionale abilità militare, seppe subire le sconfitte anche gravi inflittigli dagli eserciti inglesi, che arrivarono persino a occupare la sede del «Congresso», senza mai darsi per vinto e approfittando di ogni circostanza favorevole per passare al contrattacco. Al tempo stesso dovette far fronte a continui conflitti con un «Congresso» troppo debole per soddisfare le sue richieste di nuove truppe; con i suoi stessi uomini, che nei periodi più difficili si lasciavano prendere dallo scoramento e si ammutinavano; e con alcuni dei suoi generali, che intrigavano per togliergli il comando. Migliorata la situazione per l'intervento della Francia a fianco degli insorti, W. poté abbandonare la tattica temporeggiatrice e ottenere la resa delle truppe inglesi a Yorktown (1781), che virtualmente segnò la conclusione della guerra. A pace firmata (1783), la sua popolarità era tale che alcuni pensarono a lui come un possibile sovrano del nuovo Stato: a queste sollecitazioni egli oppose un brusco rifiuto e preferì riprendere le pacifiche attività nelle sue terre. Preoccupato, tuttavia, della debolezza della struttura statale, si adoperò in favore di una radicale riforma costituzionale; e alla convocazione di un'assemblea per elaborarla (1787), ne fu eletto presidente. Alieno dalle battaglie oratorie, contribuì con l'autorità del suo nome a conciliare le varie tendenze e interessi in gioco e a ottenere la ratifica della nuova costituzione da parte del paese. Eletto all'unanimità alla presidenza della Repubblica (1789), volse la sua amministrazione a una metodica opera di consolidamento dello Stato, considerandosi al di sopra dei partiti che venivano costituendosi e arbitro dei loro contrasti. Rielletto nel 1792, appoggiò una politica di neutralità tra Francia e Inghilterra e negoziò un trattato con questa ultima, inimicandosi il francofilo partito repubblicano. Fatto segno ad ogni sorta di accuse, allo scadere della sua seconda presidenza (1797) rifiutò di ripresentarsi candidato e trascorse gli ultimi anni nelle sue terre. Di temperamento apparentemente freddo e scostante, fu giudicato un aristocratico dai contemporanei. Ciò nonostante sia essi che i posteri si trovarono concordi nel conferirgli il titolo di padre della patria della democrazia, e per sottolineare il significato della sua opera diedero il suo nome alla capitale del paese.