WHITEHEAD, ALFRED NORTH

WHITEHEAD, ALFRED NORTH. — Matematica, scienziato e filosofo inglese, n. a Ramsgate (Kent) il 15 febbr. 1861 e m. a Cambridge, Mass. (U.S.A.) il 30 dic. 1947.

Insegnò dapprima geometria e matematiche applicate a Londra e poi, fino al 1937, filosofia nella Harvard University. Ha esposto la sua prospettiva filosofica nelle opere The concept of nature (1920, vers. II. Torino 1948). Science and the modern world (1926, vers. II. Milano 1945), Process and reality (1929) e, in forma divulgativa, in due conferenze riunite sotto il titolo Natura e vita (1934). Un buon numero di articoli è raccolto nei Saggi scienza e filosofia (1947). Fra i neorealisti anglo-americani e gli scienziati filosofi è forse la mente filosoficamente più educata, ma si è non poco esagerata l'importanza speculativa della sua cosiddetta « filosofia dell'organismo». W., anche quando fa della filosofia, resta uno scienziato e precisamente uno dei maggiori teorici della logica matematica moderna, soprattutto per i Principia mathematica (3 voll., 1910-13), scritti in collaborazione con Russell. W. filosofo costruisce la sua filosofia sulle basi e con i metodi della scienza; non è un metafisico, è un cosmologo. La sua influenza sulla filosofia, soprattutto americana, è stata ed è ancora vasta e profonda. Certo la sua posizione critica nei riguardi del formalismo della logica matematica (e, in questo senso, è autocritica) e del materialismo, fanno di lui il neorealista più consapevole dei limiti del neorealismo e perciò il più serio. La scienza è sapere formale; la filosofia, invece, dà ragione del concreto e spiega alcune esperienze (estetiche, etiche, religioshe), che restano fuori della scienza, in breve integra i risultati della scienza, che però accetta. Il concetto di « evento » (v.) dà a W. la possibilità di formulare un concezione organica della materia. La fisica nuova « alla nozione aristotelica di processo di forme ha sostituito quella di forma di processo », che non ammette l'isolamento e l'istantaneità della scienza classica, ma studia le forme di coesistenza e di successione degli eventi. Per W., non ci sono spazio e tempo assoluti, ma relazioni spaziali e temporali: spazio e tempo esprimono certe relazioni tra eventi. Lo spazio non è il « recipiente » comune di tutti gli eventi, ma il loro stesso ordinamento; il tempo è il passaggio della materia da uno stato all'altro. Anche il soggetto percipiente è un « evento percipiente » più elevato degli altri: l'io è « oggetto tra gli oggetti », « emergente » dal mondo oggettivo degli eventi.

W. ha costruito anche una sua teologia. Di Dio non c'è intuizione, né dimostrazione; ma è necessario sostituire l'esistenza per spiegare i fenomeni. Dio ha due aspetti: « la natura primordiale » (Dio immutabile, intemporale, attualità piena) e la « natura conseguente » o Dio limitato e in divenire, « pensione » cosciente universale, che si arricchisce nello sviluppo della natura. Dio come natura primordiale è eterno, infinito, ma è morto; come natura conseguente è limitato ed è immanente al divenire cosmico; come dire che, quando è Dio, è morto, e quando è vivo, non è Dio, ma lo stesso divenire cosmico. Su questo sfondo panteistico neoplatonizzante, speculativamente ingenuo e acritico, W. innesta una specie di misticismo böhmiano: Dio, principio del bene, è in lotta col male, principio positivo, egli soffre per liberarsene assieme a quanti vivono e soffrono la vicenda della vita.

BIBL.: autori vari: Philosophica Essays for A. N. W., his younger American Philosophers, Nuova York 1936; D. Emmet, W. Philos. of Organism, ivi 1932; J. Wahl, La philosophie de la vie de W., in Vers le concert, Parigi 1932; G. De Ruggiero, Filosof. del '900, Bari 1934, p. 20 segg.; P. A. Schilpp, The Philos. of A. N. W., Chicago 1941; M. F. Sciacca, La filosofia, oggi, II, Milano 1953, 2a ed., pp. 148-156; E. Paci, Definizione e funzione della filosofia speculativa in W., in Giornale critico della filosofia ital., 32 (1953), pp. 304-34.