ZABARELLA, GIACOMO. - Filosofo aristotelico, n. a Padova il 5 sett. 1535, m. ivi il 18 ott. 1589.
Studiò lettere sotto la guida del Robortello e del Pasolo, logica con B. Tomitano, filosofia naturale con M. A. Genua (v.). Professore di logica nella sua città dal 1564 al 1577, ebbe per collega e rivale B. Petrella, che prese ad attaccarlo nelle Questiones logicae (Venezia 1571; 2ª ed. accresciuta Padova 1572). Lo Z. finse d'ignorarlo. Ma, promosso nel 1577 all'insegnamento della filosofia naturale, lo Z. pubblicò l'anno seguente i suoi Opera logica (Venezia) e non tardò a trovare nel collega Fran
cesso Piccolomini un più autorevole avversario, che nella Universa philosophia de moribus (Venezia 1583) prese posizione contro di lui nella questione dell'ordo disciplinare e del regressus, già trattata un tempo anche dal Pomponazzi. Nel 1584 lo Z. si difese energicamente con l'Apologia. Intanto il Petrella pubblicava a Padova i Logicarum disputationum libri septem, scritti in gran parte contro di lui. Lo Z. lasciò che rispondesse per lui l'alunno Asancio Persio (Logicarum disputationum libri duo, Venezia 1585). Il Petrella rispose con una Propugnatio, cui il Persio replicò con la Defensio criticorum et apologetici primi (Bologna 1587). Il Piccolomini rispose all'Apologia con il Comes politicus, pubblicato però soltanto nel 1594 in aggiunta alla 2ª ed. dell'Univ. philos. de moribus (Venezia).
Per intendere lo spirito della filosofia dello Z. va tenuto presente questo giudizio sul Pomponazzi: «Ibrum doctissimum [De reactione] Petri Pomponatii, cuius quidem viri iudicium ego semper plurimi feci» (in De rebus natural, trattato De reactione, cap. 1); «P. Pomp. meo quidem iudicio proxime omnium ad Aristotelis mentem... accessit» (ibid., tratt. De mente humana, cap. 9). A differenza del Pomponazzi, che non sapeva una parola di greco, lo Z. nel suo commento al De anima III, cap. 17, si vanta: «Ego tres habeo codices graecos». E come il Pendasio, cita e discute con assai maggiore ampiezza di quel che non faccia il Pomponazzi i commentatori greci d'Aristotele. Per la sua dottrina sull'intelletto agente identificato con Dio, egli è con Alessandro d'Afrodisia, col Pendasio e con gli avverosti della corrente sigillaria dei «Bononienses» (Achillini, Bacilieri, Taiapietra). Alessandria è anche sul problema dell'immortalità dell'anima, dimostrabile «simpliciter loquendo et secundum veram philosophiam, non secundum philosophiam Aristotelis».