ZARA (ZADAR), ARCIDIOCESI DI

ZARA (ZADAR), ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi della Dalmazia settentrionale in Croazia (Jugoslavia). Ha 2989 kmq., con una popolazione di 130.480 ab. dei quali 125.480 cattolici distribuiti in 100 par-

rocchie servite da 70 sacerdoti diocesani e 25 regolari (Ann. Pont. 1953, p. 462). Patroni della diocesi sono s. Anastasia martire e s. Simeone profeta; patrono della città s. Grisogono.

La Ἰάδωρα illirica e greca, la bizantina τὰ Διάδωρα e la latina Inder o Indero (ital. Zara, croato Zadar), è menzionata già nel 384 a. C. Costruita su una penisola rettangolare (più tardi tagliata dalla terraferma con cui poi fu congiunta da un ponte) ha dinanzi a sé il canale di Z. «giardino dell'Adriatico». Dopo la caduta di Salona (ca. il 614) divenne capitale della Dalmazia e rimase tale fino al 1918. Alla fine del sec. V. Goti e in seguito, verso il 540, sotto quello bizantino; nel sec. VIII Z. diventa capoluogo del Tema bizantino di Dalmazia e sede dello stratega imperiale. Durante i contrasti bizantino-franchi Z. cerca di salvare la propria autonomia. Il doge veneziano ed il vescovo di Z. Donato si recano a Costantinopoli come intermediari per la pace tra Carlomagno e l'imperatore bizantino Niceforo. Poco dopo Donato insieme con lo stratega imperiale Paolo viene inviato presso Carlomagno a Diedenhofen. Tramite il vescovo Donato Z. ricevette dall'imperatore Niceforo le reliquie di s. Anastasia martire sirmiana. Con la Pace di Aquisgrana (812) Z. viene riconosciuta a Bisanzio. Nel sec. x si trova sotto i sovrani croati padroni della Dalmazia, e nel 1000 si sottomette a Venezia, ma già nel 1204 stabiliva la propria autonomia. In seguito cambiò a varie riprese padrone finché nel 1105 (non 1107) se ne impadronì il re ungaro-croato Colomanno. Durante la V Crociata Z. fu presa nel 1202 dai Crociati per conto di Venezia, che per questo fu colpita con interdetto del papa Innocenzo III. Dopo lunghi dissidi tra Venezia ed i sovrani ungaro-croati, con la Pace di Z. (1358) stipulata tra Ludovico il Grande d'Ungheria e Venezia, questa rinunziò alla città e a tutta la Dalmazia, in favore del primo; nel 1409 però Z. ritornò nuovamente sotto Venezia e vi rimase sino al 12 maggio 1797. Durante le guerre col Turco (sec. XVI-XVII) Z. rimase tagliata completamente dal retroterra e Venezia cercò di tenerla nonostante tutte le difficoltà data la sua grande importanza strategica e commerciale. Dal 1797 al 1918 Z. fu sotto l'Austria, eccettuata la breve parentesi della dominazione francese dal 1805 al 1813. Dal 1815 al 1918 vi ebbe sede il governo regionale dalmata, e dal 1848 anche la Dieta dalmata. Il Trattato di Rapallo (12 nov. 1920) assegnò Z. all'Italia mentre quello di Parigi (10 nov. 1947) l'ha assegnata alla Jugoslavia.

Dal sistema piuttosto democratico sotto Bisanzio ed i sovrani croati, Z. nei secc. XII-XIII, sotto l'influsso di Venezia, passò a quello aristocratico per cui il conte, inviato regolarmente da Venezia, godeva massimi poteri. Nel frattempo si evolveva anche la borghesia con la sua «università» quale contrappeso alla «comunità» dei nobili.

Z. è diocesi probabilmente già nel sec. IV. Gli atti del I Sinodo salonitano (530) fanno menzione del vescovo di Z. Andrea, ma appena dopo la metà del sec. VIII si hanno notizie sicure intorno alla diocesi, che risulta suffraganea della metropoli di Salona e più tardi di Spalato. Con bolla del 17 ott. 1154 il papa Anastasio IV nominando il vescovo Lampridio erigeva la diocesi di Z. a metropoli con le sedi suffragane di Veglia, Ossero, Arbe e Lesina (quest'ultima però dal 1181 ritornava sotto Spalato). Quest'erezione avvenne per interessamento di Venezia sotto il cui dominio si trovavano politicamente Z. e le dette diocesi insulari. Venezia infatti intendeva rendere indipendente questo territorio da Spalato, allora sotto il dominio ungaro-croato, anche nella giurisdizione ecclesiastica. Ciò riuscì gradito agli zaratini, ma già l'anno seguente (1155) Z. con le sedi suffragane fu dal papa Adriano IV sottomessa al patriarca di Grado, contro di che invano insorse. Solamente nel 1644 il patriarca di Venezia rinunziò ad ogni giurisdizione su Z. mantenendo però il titolo di «Primate di Dalmazia». Nel 1177 durante il suo viaggio da Anagni a Venezia si fermò a Z. il papa Alessandro III e il Lib. Pont. (II, p. 437) nota che il clero ed il popolo salutarono il papa

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ZARA, ARCIDIOCESI di - Il Giudizio di Salomone. Particolare di un pluteo (sec. XI) - Zara, Museo.
«immensis laudibus et canticis altisone resonantibus in eorum sclavica lingua».
(fot. Alinari)
Sul territorio dell'odierna arcidiocesi di Z. un tempo esisteva pure la diocesi di Zaravecchia (Biograd), ove nel 1059 era stata trasportata l'antica sede di Scardona. Nel 1125 Zaravecchia fu distrutta dai Veneziani e la sede trasferita a Scardona, mentre una parte della diocesi, specie le isole, passò sotto Z. Anche Nona (v.) o Nin, istituita nel sec. IX e suffraganea del patriarca d'Aquileia, fa parte ora della diocesi di Z. Il vescovo di Nona portava il titolo di «episcopus Chroatorum» oppure «regalis episcopus». È noto il vescovo Gregorio di Nona del sec. X, al cui nome è legata la controversia intorno alla lingua liturgica vetero slava ed il dissidio coll'arcivescovo di Spalato per la giurisdizione. Fu definitivamente soppressa ed annessa all'arcidiocesi di Z. il 30 giugno 1828, quando con la bolla Locum beati Petri fu stabilita la nuova divisione ecclesiastica della Dalmazia, per cui l'arcivescovo di Z. divenne allora metropolita di tutta la Dalmazia mentre le arcidiocesi di Spalato e Ragusa divennero semplici diocesi. Dopo l'annessione di Z. all'Italia (1920) dal 1922 la parte della diocesi rimasta sotto la Jugoslavia fu affidata al vescovo di Sebenico come amministratore apostolico. La sede metropolitana è stata abolita il 22 ag. 1932. Dopo la seconda guerra mondiale il territorio dell'arcidiocesi è nuovamente unito. Questa a tutt'oggi è immediatamente soggetta alla S. Sede.

Fra gli arcivescovi di Z. eccelle Ottaviano Garzadori (1624-39) come visitatore apostolico della Dalmazia nel 1624-25. L'arcivescovo Vincenzo Zmajević (1713-45) fondò nel 1727 il «Seminarium Zmajoillyricum» aperto però solamente nel 1748 dal suo successore Matteo Karaman; nel 1828 il Seminario divenne regionale per tutta la Dalmazia. In una gran parte dell'arcidiocesi, specialmente nelle isole, da tempo immemorabile è in uso nella liturgia la lingua vetero slava.

Z. è ricca di monumenti, sebbene le sue antiche mura siano scomparse e le tracce dei monumenti grecoromani siano piuttosto scarse. Il più famoso monumento architettonico di Z. come pure di tutta quanta la Dal-

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ZARA, ARCIDIOCESI di - S. Donato di Z. e due donatori, rilievo in legno policromato (1310) - Murano, chiesa dei SS. Maria e Donato.
(fot. Alinari)
mazia per l'alto medioevo è la chiesa di S. Donato, oggi trasformata in museo. Costruita su pianta circolare, originariamente era dedicata alla S.ma Trinità. L'epoca di costruzione non è sicura, ma la tradizione la fa risalire ai tempi del vescovo Donato (inizio del sec. IX) ed alcuni (C. Iveković) addirittura alla fine del VI - inizio del VII sec., col battistero vicino al duomo di S. Anastasia. Le due costruzioni si classificano tra gli edifici bizantino-ravennati contemporanei. Il duomo romanico di S. Anastasia, del sec. XIII, sorge sullo stesso posto dell'antica basilica di S. Pietro, distrutta dai Crociati nel 1202, e possiede molti quadri di autori (6 quadri del Carpaccio). Le reliquie di S. Anastasia si conservano in un'urna marmorea (inizi sec. IX, o fine sec. VIII). Nel Tesoro fra l'altro v'è la cassetta delle reliquie di S. Grisogono (1326). Anche la basilica di S. Grisogono (sec. XII), un tempo abbazia benedettina, è di stile romanico. La chiesa di S. Maria del monastero delle Benedettine (col suo campanile su cui è scolpito il nome del re Colomanno dell'a. 1105) è una costruzione rinascimentale. Il monastero possiede una raccolta di documenti antichi. Nella chiesa di S. Simeone profeta si conserva l'arca del Santo in legno di cipresso, rivestita d'argento con decorazioni. La chiesa di S. Francesco dei Francescani risale al sec. XIII (fu trasformata più tardi) e possiede quadri del Carpaccio, di Palma il giovane, di S. Ricci ed altri. Famosa la croce bizantina risalente almeno al sec. XI. Vi si conservano inoltre 10 codici manoscritti miniati del secc. XIII-XV. Tra gli edifici profani di Z. si notano molti palazzi di stile veneziano. Il museo di S. Donato (fondato nel 1877) possiede una raccolta di vetri romani, trovati nelle tombe della Dalmazia. La Biblioteca Paravia, oggi Biblioteca Scientifica, ha numerosi manoscritti. Gran parte dei ricordati edifici artistici sono stati gravemente danneggiati o distrutti in seguito ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.

Z. è patria di molti letterati ed artisti tra cui Geor-

gius Dalmaticus (noto come Giorgio da Sebenico), e Pietro Zoranić. - Vedi tav. CLX.

BIBL.: T. Smiciklas, Codex diplom., II-XV, Zagabria 1904 sgg.; I. Lucius, De regno Dalmatiae et Croatiae, Amsterdam 1666, pp. 387-422 (cronaca Obsidionis Jadrensis libri duo); D. Farlati, Illyricum sacrum, V., Venezia 1775 (Accessiones et correctiones, ed. F. Bulić, Spalato 1910); C. F. Bianchi, Z. cristiana, 2 voll., Zara 1877-79; T. G. Jackson, Dalmatia, the Quarnero and Istria, I, Oxford 1887, pp. 230-321; G. Sabalich, Guida archeol. di Z., Zara 1897; F. Šišić, Zadar i Venecija od godine 1259 do 1247, in Rad. Jug. ak. (Zagabria), 142 (1900), pp. 219-74; D. Gruber, Barba Ludovika I s Mlužanima za Dalmaciju (1348-58), ibid., 152 (1903), pp. 32-161; E. Mayer, Die dalmatinisch-istrische Municipal-Verfassung, Weimar 1903; V. Brunelli, Stor. della città di Z., I (dalle origini al 1409), Venezia 1913 (3 cap. postumo della p. 2° con introd. di G. Praga, in Arch. stor. per la Dalmazia, 9 [1934], fasc. 104, 107 e 110); C. M. Iveković, Dalmatiens Architektur und Plastik, III, Vienna 1527; A. Dudan, La Dalmazia nell'arte ital., 2 voll., Milano 1527; G. Praga, Lo «scriptorium» dell'abbazia benedettina di S. Grisogono in Z., in Arch. stor. della Dalmazia, 1930, p. 126 sgg.; C. M. Iveković, Crkva i samostan sv. Krlevana u Zadru, Zagabria 1931; C. Cecchelli, Catal. delle cose d'arte e di antich. d'Ital.; Z., Roma 1932; A. de Benvenuti, Stor. di Z. dal 1409 al 1797, Milano 1944; id., Storia di Z. dal 1797 al 1918, ivi 1953; S. Antoljak, Zadarski hatastik 15, stoljeća, in Starine Jug. ak. (Zagabria), 42 (1949), pp. 371-417; Cottineau, II, col. 3480. Ivan Vitezić

ZARA (ebr. Zerah). - Nomi di vari personaggi del Vecchio Testamento.

1. Re «cuscita», che invase la Asa (v.), subendo una grave sconfitta vicino a Maresa (II Par. 14, 9-15).

In questo testo si parla di un esercito di un milione di soldati con 300 carri da guerra totalmente sgominati; la cifra, se è esatta criticamente, va presa nel senso di «una grande moltitudine».

Dato il tono del racconto ed il fatto che esso si legge solo nel poco quotato Cronista, non pochi razionalisti (cominciando da Wellhausen, Stade, Maspero, ecc.) negano la realtà dell'avvenimento. Quanti ne riconoscono l'attendibilità storica, guidati da una certa affinità onomastica, pensano ad un Osorkon o Serakon della XXII dinastia egiziana. Il silenzio delle fonti profane si spiega con il fatto che si conosce poco di questa dinastia (ca. 930-730 a. C.), che fu contrastata da invasioni di Libici e di Etiopi ed ebbe per centro Bubaste. In questo caso il termine «cuscita» o «etiope» è spiegato con una THABRACA (v.). Altri, con maggiore verosimiglianza, pensano ad un avventuriero a capo di orde arabe provenienti dalle coste del Mar Rosso, Chus (v.).

2. Nipote di Esaù e figlio di Rahuel (Gen. 36, 13, 17; I Par. 1, 37). 3. Figlio di Giuda, che discese in Egitto con Giacobbe (Gen. 38, 39; 46, 12; I Par. 2, 4; Iude. 7, 17, 24). 4. Figlio del patriarca Simeone (Num. 26, 13; I Par. 4, 24). 5. Levita, figlio di Addo e padre di Iethrai (I Par. 6, 21). 6. Padre di Iobab, re edomita, discendente di Esaù (Gen. 36, 33). Angelo Penna

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“ZARA (ZADAR), ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 1094. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/zara-zadar-arcidiocesi-di.