ZAPPI, GIOVANNI BATTISTA. - Generale, n. ad Imola di famiglia marchionale il 2 giugno 1816, m. in Firenze il 28 dic. 1885.
Aveva militato fin al 1848 in cavalleria nell'esercito austriaco. Il 10 marzo 1851 venne ammesso nelle scibiere pontificie col grado di maggiore del reggimento Dragoni. Tenente colonnello il 1º maggio 1859, trasferito al corpo di Stato Maggiore generale, cooperò tempestivamente a sedare i torbidi di Ancona occupandone con un colpo di mano la fortezza. Allo scoppio delle ostilità col Piemonte nel 1860, comandava la piazza di Pesaro, e, stretto l'11 sett. dall'intero corpo d'armata del Cialdini nella rocca Costanza, con soli 1200 uomini ne ritardò per ventidue ore la marcia, meritandosi dal Lamoricière (v.) la promozione a colonnello sul campo.
Reduce dalla prigionia in Alessandria, fu nominato brigadiere generale e posto al comando della seconda Brigata col compito di mantenere l'ordine in Roma e di costituirne il primo nerbo a difesa (dic. 1865). Al che pervenne specialmente nel corso dell'aspra guerriglia garibaldina dell'autunno 1867: in meno di un'ora repressa i molteplici tumulti novatori del 22 ott.; stroncò il 23 la puntata dei Cairoli a Villa Glori; spense il 25 la resistenza di Casa Aiani in Trastevere. Ebbe poi larga parte nel tenere aperto al soccorso francese lo scalo di Civitavecchia, e, Mentana (v.), nel riacquisto del Viterbese, mentre cavallerescamamente assisteva il ferito Giovanni Cairoli, e, su richiesta della madre Adelaide Bono Cairoli, personalmente curava la restituzione della salma del caduto Enrico.
Anche nell'estrema crisi del 1870 fu attivo partigiano di strenua resistenza, e la mattina del 20 sett. si prodigò di persona particolarmente a porta S. Giovanni ed a Porta Pia, cessando il fuoco solo all'ordine del Santo Padre.
Dopo aver comandato, l'indomani, la sfilata dei pontifici a porta S. Pancrazio per ricevere dai regi gli onori delle armi, seguì ancora una volta i suoi soldati in prigionia ad Alessandria, e rientrato a Roma sfidò l'ostilità della folla (24 nov.), ritirandosi, dopo energica protesta, in Firenze.
Paolo Dalla Torre