ZACCARIA, FRANCESCO ANTONIO. - Originariamente, secondo alcuni, Zaccheria, insigne erudito e storico, n. a Venezia il 27 marzo 1714, m. a Roma il 10 ott. 1795.
Suo padre Tancredi, stimato giurista, oriundo di Poppi in Casentino, e la madre, Teresa Ferretti, gentile e pia veneziana, diedero a quest'unico loro figlio un'educa

zione squisitamente cristiana, dalla quale, perfezionata nelle scuole dei Gesuiti, sbocciò la vocazione alla Compagnia di Gesù. Poco più che diciassettemne, il 18 ott. 1731 fu ammesso in Vienna nella Compagnia, se ne ignorano le ragioni, nel noviziato della provincia dell'Austria Superiore invece che in quello di Novellara della provincia veneta. Compiute le prove del tirocinio a diciannove anni, era così avanti nel latino e nel greco che lo destinarono ad insegnare grammatica, umanità e retorica nel collegio di Gorizia, dove rimase sino alla fine del 1738, quando venne inviato a Roma per la teologia. Il Collegio Romano aveva allora un'accolta di studenti della Compagnia dotati di sommo ingegno; basti ricordare il Boscovich, il Benvenuti, il Lazzari, il Mazzolari, il Cunich, lo Zamagna, il Faure, il De Azevedo. A questo prelato stolto si aggiunse nell'anno pre-detto lo Z. Sacerdote il 30 ott. 1740 (poi il 15 ag. 1747 ammesso alla solenne professione) a ventisei anni d'età, nel 1742 corrispondeva epistolarmente con parecchi provetti letterati e modestamente proponeva al dotto card. Angelo Maria Querini alcune critiche osservazioni sopra la Vita di Paolo II scritta dal porporato.
Compiuta che ebbe a Firenze nel 1742 la cosiddetta terza probazione, o l'ultima prova dei Gesuiti, fu nominato prefetto della Biblioteca del Collegio Romano, aggiuntasi alle celebri Casanatese ed Angelica. Non incominciò tuttavia ad esercitare l'ufficio, essendogli stato sostituito il confratello Pietro Lazzari, che lo ritenne trent'anni. Essendo ben note le sue rare qualità oratorie, fu applicato alla predicazione. Ciò spiacebbe non poco al card. Querini, che lo considerò perduto per gli alti studi storici per i quali lo giudicava nato; senonché lo Z. lo rassicurò, dicendogli che la nuova destinazione gli offriva occasione di visitare biblioteche e archivi, e quindi illustrante tanti inesplorati tesori.
Nel 1742 nella diocesi di Fermo iniziò la predicazione e la continuò per tre decenni, sino al 1773, nell'alta e media Italia. La sua eloquenza può chiamarsi segneriana per robustezza del persuadere, ma gli è inferiore nell'eleganza della lingua e di tutta l'elocuzione.
Nei primi sei lustri dopo il sacerdozio, i più fecondi della sua vita, trasferito nel 1751 dalla provincia austriaca del suo Ordine in quella di Roma, Francesco III duca di Modena lo chiamò nel 1754 a succedere al Muratori.
ZACCARIA, PAPA, santo - Ritratto contemporaneo con il nimbosquadrato. Particolare degli affreschi della cappella dei SS. Quirico e Giulitta - Roma, chiesa di S. Maria Antiqua.
defunto da quattro anni, come conservatore dell'Estense. Questa nomina rallegrò gli eruditi italiani e stranieri, ma invelenì i febriani e i giansenisti. Nonostante le loro calunnie, il Duca, consapevole dei grandi miglioramenti, fatti dallo Z. alla Biblioteca, per le cure di lui divenuta un delle più cospicue d'Europa, tenne duro parecchi anni, finché nel 1768 l'insistenza dei cortigiani e i moniti ricevuti dalla corte di Vienna lo indussero a chiedere al generale della Compagnia, Lorenzo Ricci, che lo richiamasse con il pretesto di affidargli il riordinamento della libreria del Gesù di Roma e la continuazione della Biblioteca degli Scrittori del suo Ordine.
Tra le opere scritte nel trentennio dal 1742 al 1733 sono da ricordare la Biblioteca Pistoriansi descripta (Torino 1742), seguita dalla illustrazione dei codici della stessa Biblioteca (Milano 1749); gli Excursus litterarii per Italiam ab a. 1742 ad a. 1752 (Venezia 1754), l'Itinerarium per Italiam ab a. 1753 ad a. 1757 (ivi 1762); la Collectio anecdotorum medii aevi (1755). Oltre la Biblioteca Pistoriansi e la Collectio degli aneddoti, uscirono in Anversa nel 1755 gli Acta Sanctorum Bollandiana ...vindicta, i quali furono preceduti da una novità per gli Italiani, cioè dal 14 tomi della Storia letteraria d'Italia (ivi 1750-59). In questi volumi lo Z. prese a recensire i libri pubblicati in Italia dal sett. 1748 al 1749, informando altresì di ciò che accadeva nel campo delle lettere ai giorni suoi. Continuò poi l'opera con gli Annali letterari dal 1762 al 1764, dando bell'esempio del modo da tenere nelle recensioni, attenendosi dalle ingiurie e villanie, come con lui usava il fiorentino Giovanni Lami, sebbene anche lo Z. non rifuggisse talora dal trattare gli avversari con una punta di garbato umorismo.
Allo stesso periodo di tempo appartengono pure le Istituzioni di antiquaria-lapidaria e numismatica, il Tesauro theologicus (1762-63), l'Antifebronio, ossia l'apologia polemica del primato del Papa, inoppugnabile confutazione di Giovanni Nicolò Hontheim, opera uscita a Pesaro nel 1767, e poi, con l'Antifebronius vindicatus, a Cesena nel 1771-72.
Un colpo ferale trafisse lo Z. il 21 luglio 1773 alla soppressione della Compagnia di Gesù; ma non valse ad estinguere la sua portentosa operosità.
Sono infatti del ventennio successivo la Storia polemica del celibato sacro (Roma 1774), la Biblioteca selecta historiae ecclesiasticae (ivi 1776), la Storia polemica della proibizione dei libri (ivi 1777), la Biblioteca
ritualis (ivi 1776-81). Aggiungasi il De rebus ad historiam atque antiquitates Ecclesiae pertinentibus (Foligno 1781) e tutta un'infinità di scritti minori, o dissertazioni, in latino e in volgare che rischiaravano punti oscuri nei fasti della Chiesa e smascheravano inesorabilmente giansenisti e regalisti. Lo sosteneva nelle sue estreme fatiche Pio VI che, come Benedetto XIV, l'ebbe sempre in altissima stima e lo difese tra le contraddizioni e le calunnie degli invidiosi. Infatti Pio VI nel 1775 lo liberò dal divieto di allontanarsi da Roma, lo nominò professore di eloquenza alla Sapienza, e direttore degli studi di storia sacra nell'Accademia dei nobili Ecclesiastici; gli assegnò larga pensione che gli desse modo di vivere senza stenti e di lenire l'indigenza degli antichi confratelli.