ZOLA, EMILE. - Scrittore francese, n. a Parigi
il 2 apr. 1840 da madre francese e padre italiano,
m. ivi il 29 sett. 1902.
Si rivelò al grosso pubblico nel 1877 con il romanzo
*L'Assommoir*, e da allora crebbe la sua rinomanza di
teorico e caposcuola del naturalismo. Durante l'affare
Dreyfus prese viva parte al processo, in difesa dell'ac-
cusato, aggiungendo alle polemiche letterarie quelle po-
litiche e sociali. Z. è in sostanza uno scrittore polemico,
per cui l'arte è diretta a dar vita a teorie scientifiche e
sociali. Inizia la sua attività con un realismo moderato
(Contes d'Anno, 1864; *Les mystères de Marseille*, 1867);
poi, sotto l'influenza di Taine, di Claude Bernard e
di Lucas, concepisce il romanzo come dimostrazione di
leggi scientifiche che spieghino i rapporti dell'uomo
con il suo ambiente e i suoi antecedenti biologici. Questo
assunto, ancora vago in *Thérèse Raquin* e in *Madeleine
Férat*, diventa programmatico nella lunga serie dei Rou-
gon-Macquart, *histoire naturelle et sociale d'une famille*
sous le second Empire, venti romanzi che apparvero tra
il 1871 e il 1888. A ragione fu definita da J. Lemaître
«un'epopea pessimista dell'animalità umana». Questa este-
nuante ricerca di cosiddetti ideali «positivi» costruiti
sulla realtà sensibile rimane una inutile e disumana
prova di sfiducia nell'umanità, che non può essere pri-
vata dell'azione della Provvidenza, come di ogni spiri-
tualità e religiosità effettive. Immorale è tutta la pro-
spettiva da cui si pone Z., indipendentemente dall'arte
che egli impiega, sovente ricca di fantasia e di immagina-
zione. Al centro dell'azione c'è sempre qualche cosa di
inanimato che si mette a vivere di una vita sovrumana
e terribile, che personifica la forza naturale e sociale,
all'infuori di ogni influenza non solo divina, ma morale
e spirituale. Di Z. sono all'Indice *Opera omnia* (decr.
19 sett. 1894; 25 genn. 1895; 21 ag. 1896; 1° sett. 1898).
Parigi 1906; E. Seillière, *E. Z.*, ivi 1923; B. de Jouvenel, *Vie
de Z.*, ivi 1931; M. Batilliat, *E. Z.*, ivi 1931; J. Castelnau, *Z.*,
ivi 1946. Giacinto Spagnoletti