ZWEIG, STEFAN. - Scrittore austriaco, n. a Vienna da agiata famiglia ebraica il 28 febbr. 1881, m. suicida insieme alla moglie a Petropolis il 23 febbr. 1942.
L'ambiente viennese gli offri nella prima giovinezza quanto occorreva al suo spirito ansioso di accogliere le istanze più vive dell'umanità, nelle sue varie tendenze e manifestazioni. I viaggi che intraprese dopo la laurea in filosofia accrebbero le sue esperienze e l'innata eccezionale dote di comprendere e di sentire. Dei suoi soggiorni in diversi paesi e dei suoi rapporti con letterati di altre nazioni sono testimonianza i suoi studi su Baudelaire (1902), Verlaine (1907), E. Verhaeren (1910), R. Rolland (1920), e le sue biografie: Marie Antoinette (1932), Triumph und Tragik des Erasmus von Rotterdam (1934), Maria Stuard (1935); mentre i suoi saggi in trittici: Drei Meister (Balzac, Dickens, Dostojewsky; 1919), Der Kampf mit dem Dämon (Hölderlin, Kleist, Nietzsche; 1925), Drei Dichter ihres Lebens (Casanova, Stendhal, Tolstoi; 1928), Die Heilung durch den Geist (Mesmer, Mary Backer-Eddy, Freud; 1931), rivelano il suo acume di psicologo non disgiunto da un superiore ideale di umanità e la sua arte narrativa, che spesso tocca accenti di indubbia poesia. Tentò anche la lirica (Silberne Saiten, 1900; Die früheren Kränze, 1907); ma il teatro (Tersites, 1907; Das Haus am Meer, 1912; Jeremias, 1917; Das Lamm des Armen, 1930) e specialmente la narrativa prevalsero. Die Kette, 3 voll. di racconti (Erstes Erlebnis, 1911; Legende eines Lebens, 1919; Amok, 1921; Die Augen des ewigen Bruders, 1925; Verwarrung der Gefühle, 1926, ecc.), ci colpisce per la profonda conoscenza dello spirito umano, oltre che per la straordinaria sensibilità dello Z. Suo ideale fu l'unità
spirituale europea al disopra di ogni barriera e divisione. Il dramma Jeremias, che è forse il suo migliore lavoro teatrale, esprime la sua intima rivolta contro la guerra, strumento di distruzione dell'auspicata fratellanza europea. Le circostanze politiche lo costrinsero invece a lasciare definitivamente Vienna nel 1938 per cercar riparo negli Stati Uniti, in Argentina e infine in Brasile. Ma cessata anche qui la neutralità, non seppe trovar la forza per continuare la sua vita di nomade. La distruzione morale e materiale dell'Europa, che frustrava lo scopo di tutta la sua esistenza tesa al raggiungimento di una intesa spirituale tra i popoli, fu la causa principale del suo suicidio.