ZOOLOGIA

ZOOLOGIA. - Scienza che ha per oggetto lo studio degli animali. Questa definizione molto ampia che rende l'espressione «2.», sinonimo di «biologia animale», induce a comprendere in essa gran numero di scienze biologiche divenute oggi autonome, come anatomia, fisiologia, patologia, intese tanto al solo studio dell'uomo, quanto a quello di singoli animali od anche alla comparazione di fenomeni umani con quelli che si verificano negli animali. È accaduto pertanto che la z. ha acquistato, nel corso del tempo, il significato più preciso di scienza che studia le differenze degli animali, ossia i problemi della specie. Se si pon mente al fatto che le specie animali (e vegetali) differiscono tra loro per la forma esterna, per la costituzione anatomica interna, per la struttura dei loro tessuti e delle cellule che li compongono, per la composizione chimica, la quale varia anche notevolmente da specie a specie, da gruppo ad altro gruppo di specie, si deve concludere che la z. comprende in sé, di tutte le scienze biologiche rivolte allo studio degli animali, quel tanto che rappresenta il differenziale fra singole specie e gruppi di specie. Poiché la forma è l'espressione della funzione che ciascun organo

esplica per mantenere in vita l'organismo, non solo l'anatomia ma anche la fisiologia comparata sono parti importantissime della z.; esse hanno anzi conseguito da tempo autonomia didattica specialmente per quanto riguarda lo studio dei vertebrati. Inoltre gli animali vivono sulla terra e dentro la terra, nel mare e nelle acque continentali; si stabiliscono pertanto correlazioni più o meno intime fra l'organismo animale e l'ambiente che lo circonda, relazioni di formano oggetto di una parte della z., la ecologia animale, che studia non soltanto le condizioni generali di esistenza in ogni singolo ambiente, come respirazione, locomozione, riproduzione nell'acqua e nell'atmosfera, ma anche le correlazioni esistenti fra gli organismi e determinati biotopi, come la superficie del mare in confronto al suo fondo, litorale od abissale, la foresta vergine, la savana od il deserto ecc.

L'anima, per esercitare convenientemente quelle funzioni che nel loro insieme si identificano con la vita, deve anche compiere una serie di atti che ne caratterizzano il comportamento. Se un animale, i cui organi e le cui funzioni sono correlate verso una alimentazione erbivora o, rispettivamente, carnivora, non possedesse la capacità di mezzi per trovare, raggiungere ed impadronirsi del cibo, pianta o preda animale, non potrebbe sopravvivere. Il comportamento degli animali, determinato da trattamenti, tropismi, istinti, fatti intellettivi che lo salvaguardano da pericoli o lo guidano nel compimento di quegli atti, che hanno per scopo la conservazione dell'individuo e della specie, costituisce un'altra parte importantissima della z., l'etologia o scienza dei costumi, i quali variano anch'essi da specie a specie, da gruppi a gruppi di specie.

specie (v.) è strettamente collegato quello di ereditarietà dei caratteri che cadono sotto i nostri sensi e che costituiscono il fenotipo, cioè quel complesso di manifestazioni morfologiche e funzionali, che consentono allo zoologo di formulare diagnosi di un individuo o di un gruppo di individui. Ora si sa che il fenotipo è l'espressione del complesso dei geni, particelle elementari, trasmissibili per eredità, le quali si influenzano tra loro e reagiscono in vario modo a stimoli interni scatenati dall'organismo stesso e a stimoli esterni, climatici, pedologici, ecc. Tale studio, genetica (v.), è pure parte importantissima della z.

Occorre a questo punto tratteggiare la storia della z. Ne è considerato fondatore Aristotele col suo trattato *De animalibus*. Si può convenire in questa affermazione con la riserva che Aristotele raccolse anche le cognizioni che, sull'argomento, avevano posseduto alcuni suoi precursori, specialmente Democrito. Aristotele può essere definito uno zoologo generale, il quale espone fatti, relativi alla vita degli animali, che offrono particolare interesse sotto l'uno o l'altro aspetto biologico, ora morfologico, ora funzionale. Per quanto Aristotele afferma l'esistenza di generi (γένος) maggiori (γένος μέγας) e di specie (εἶδος), egli non si occupa dei problemi della specie, la quale è, secondo lui, una entità che esiste e non si discute. Aristotele non è autore di quella classificazione che suole andare nei trattati di z. sotto il nome di classificazione aristotelica. Questa potrebbe essere più precisamente definita come la classificazione dei gruppi maggiori o minori di animali, noti ad Aristotele, dei quali è fatta menzione nelle sue opere. Tale concezione persiste nelle opere zoologiche dell'antichità e del medioevo. Essa risulta evidente nel *Trattato degli animali* di Alberto Magno, che può essere considerato come una parafrasi aristotelica e dove, tuttavia, sono poste le basi dell'ecologia animale moderna. Alberto Magno non traduce la coscienza, nella sua opera, di mettere in evidenza le correlazioni fra organismi animali ed ambiente. Precisamente, dallo sviluppo storico dell'anatomia e della fisiologia, dal sec. II dell'era volgare con *Galeno*, al XVI con *Vesalio* e col *Casalpino*, un cospicuo contributo alla z. generale fu dato nel sec. XVII da Marcello Malpighi con la *Dissertatio de Bombay*, dallo Schwammerdam con l' *Anatomia dell'ape e di altri insetti*, dal Leuwenhoek con la scoperta degli infusori, da Francesco Redi con l'applicazione del metodo sperimentale alla z. Furono anche scritte opere pregevoli a carattere monografico sopra singole specie animali o gruppi di specie, come quella di Hans Worn sul lemming, del Gille sull'elefante, del Salviani, del Bellon, del Rondelet ed altri su animali acquatici e specialmente pesci.

Se da un lato si accumulavano in tal modo i materiali che servirono di base ai biologi della fine del sec. XVIII e del principio del sec. XIX per costruire l'edificio della anatomia comparata, uno degli aspetti più notevoli della z. specialmente per quanto riguarda il vertebrati, nella quale scienza eccellono i nomi dell'Oken, del Goethe e specialmente quello del Cuvier e più tardi quello del Gegenbauer, da un altro lato la z. sperimentale e la fisiologia ebbero in *Lazzaro Spallanzani* un colosso, che portò largo contributo alla conoscenza dei problemi della generazione anche sotto l'aspetto comparativo.

Da Aristotele ai nostri giorni, nella z. generale, che consiste dunque nello studio di problemi vari della vita, morfologici e fisiologici, ecologici ed etologici, per la soluzione dei quali questa o quella specie di animali fornisce, secondo i casi, il materiale più adatto, si è succeduta una serie continua di ricerche. Queste hanno portato un vasto contributo alla conoscenza dei fondamentali fenomeni della vita. La z. ha poi raggiunto il massimo sviluppo con la genetica (vegetale ed animale), scienza nata, come si è detto, al principio di questo secolo e che ha fatto progressi giganteschi, raggiungendo apparentemente una piena autonomia dalla botanica e dalla z. Sostanzialmente invece essa si identifica con l'una o con l'altra, in quanto essa studia le cause delle differenze negli organismi ed ha trasformato la z. descrittiva (e la botanica) in z. (e botanica) causale.

La z. sistematica, quella che attraverso la conoscenza delle specie animali ne delinea la classificazione, ha avuto origine durante il Rinascimento, quando le esplorazioni geografiche ed i viaggi di circumnavigazione hanno portato in Europa gran numero di curiosità naturali, specialmente animali conservati e loro parti, che formavano raccolte da presentare al pubblico per sua istruzione. Fu la necessità dell'ordine che indusse gli zoologi a formulare classificazioni, fondate sui caratteri differenti degli animali. La prima opera zoologica, scritta con tale intendimento, fu il *De differenti animali* dell'inglese Edward Wotton, pubblicata nel 1552, nella quale si trova una classificazione poco diversa da quella che gli autori moderni hanno tratto dall'opera aristotelica. Segue un periodo che si può chiamare prelinneano, durante il quale eccellono, fra le altre, le opere del *Lonicer* (1528-86), del *Gessner* (1516-65), di Ulisse Aldrovandi, bolognese (1528-1605), del *Johnston* (1603-75), che hanno carattere di enciclopedie naturalistiche. L' *Aldrovandi*, negli ultimi anni della sua vita si rese conto della difficoltà di insegnare utilmente la z. con lunghissime descrizioni, nelle quali si disperdevano gli essenziali caratteri differenziali e compose una *Syntaxis animalium* e una *Syntaxis plantarum* rimaste inedite, dove, a mezzo di chiavi dicotomiche e di brevi diagnosi dei caratteri più importanti, riesce possibile giungere alla identificazione della specie dell'anima e della pianta. J. Ray (1628-1705), autore, in parte con la collaborazione del *Willoughby*, di varie opere, fu il primo ad intuire il concetto di specie, come poi fu definito dal *Linneo*, a proporre il criterio della fecondità quale mezzo per definire la specie e a sentire la necessità della istituzione di una nomenclatura razionale. Fra gli altri zoologi dell'immediato periodo prelinneano vanno citati il *Lister*, il *Bonanni*, il *Brein*, il *Bianchi* (*Janus Plancus*), e, nel campo speciale dell'ontomologia, il *Vallisneri* (1661-1730), Maria Sibilla di *Mérian* (1647-1717) e specialmente J. L. Réaumur (1683-1755) che studiò oltre alla morfologia anche la vita degli insetti. Fondatore degli studi di z. e biologia marina può considerarsi Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730). Carlo Linneo, svedese, è incontestabilmente il fondatore della z. sistematica ed il riformatore dei metodi usati dai suoi predecessori. La riforma linneana è fondata su tre prin

cipi: 1) nomenclatura binomia in lingua latina, la quale, valendosi di due nomi, uno per il genere e l'altro per la specie, consente la determinazione formale di questa ultima; 2) la formazione di quadri (classi ed ordini) nei quali vengono raggruppati i generi e le specie; 3) l'adozione di diagnosi differenziali e chiavi dicotomiche, le quali consentono la distinzione dei singoli gruppi, fino alla specie. Questo metodo è un perfezionamento di quello usato dall'Adrovandi nelle sue Syntax. L'uso divise il regno animale in sei classi: mammiferi, uccelli, rettili, pesci, insetti, vermi. Ma la classificazione, nella mente di lui, ebbe il significato preciso di piano della creazione, in cui le forme più affini venivano riunite in gruppi subordinati. L'opera di Linneo è condensata nel suo Systema Naturae che, nella ed. pubblicata nel 1750, costituisce il codice fondamentale della nomenclatura zoologica. Linneo ebbe numerosi seguaci i quali, applicando le regole lineare, descrisero migliaia di nuove specie e, ponendo in evidenza ulteriori categorie di differenze, aumentarono il numero dei quadri istituendo famiglie, sottofamiglie, tribù, ecc.

Già sulla fine del sec. XVIII e sul principio del sec. XIX Lamarck e Cuvier, partendo da gruppi di specie assai diverse e studiando l'anatomia e la fisiologia, giunsero a conclusioni di elevato carattere biologico, tendendo a dimostrare il primo, che la forma degli animali è correlata all'ambiente in cui essi vivono e all'uso che essi fanno del loro organi per esigenze fisiologiche; ponendo in evidenza il secondo che esiste negli animali una organizzazione tipica, variabile da gruppo a gruppo, cosicché i singoli aggruppamenti animali rispondono al criterio di unire assieme le forme che hanno il medesimo rapporto topografico delle parti. L'espressione « tipo » è posteriore al Cuvier ed appartiene al Blainville. La classificazione del Lamarck (1835-43), che è fondata innanzi tutto sulla distinzione degli animali in vertebrati e invertebrati e questi, dei quali egli si occupò maggiormente, in apatici e sensibili, ebbe scarso successo; quella del Cuvier invece, fondata sulla architettura tipica del corpo animale e innanzi tutto sull'aspetto generale del sistema nervoso e, subordinatamente a questo, di altri apparati organici, può essere considerata il punto di partenza di tutte le classificazioni moderne. Il Cuvier divise il regno animale in quattro embranchements o tipi: vertebrati, molluschi, articolati e raggiati ed i suoi successori ne accrebbero il numero suddividendo e modificando l'estensione dei tipi da lui delineati. Così il Von Siebold istituì il tipo dei protozoi o animali unicellulari e quello degli artropodi, separando il primo dai raggiati e il secondo dagli articolati. Il Leuckart divise ulteriormente i raggiati in celenterati ed echinodermi. Lo sviluppo della embriologia dimostrò le affinità esistenti fra i tunicati e i vertebrati, suggerendo la istituzione di tipo più comprensivo dei cordati, mentre un più attento esame morfologico ed embriologico aveva con-sigliato di separare le spugne e, rispettivamente, i ctenofori, dai celenterati. In tutte queste classificazioni si trova sempre il tipo dei vermi, che non risponde al concetto morfologico di tipo, ma è un residuo non classificato dei numerosi piani di organizzazione, che gli zoologi non hanno saputo o potuto includere nei tipi maggiori. Tuttavia i platelminti e i nematelminti sono oggi considerati come tipi autonomi, in quasi tutte le classificazioni moderne.

La classificazione, nella mente di Linneo e del Cuvier, corrisponde al piano della creazione delle specie, opera di Dio; pertanto lo sforzo dello zoologo, nella mente di quei due sommi, tende alla ricostruzione di un sistema, almeno nelle sue linee generali, stabile, perché fisse ne sarebbero le unità elementari, le specie. L'opera di Carlo Darwin, L'origine delle specie, pubblicata nel 1859, portò una vera rivoluzione nella z., ponendo in primo piano il problema delle specie ed attribuendo alle affinità il valore di parentele reali e alle differenze il valore di cambiamenti costituzionali, dovuti a cause, secondo taluni autori soltanto intrinseche, estrinseche secondo altri. In poco più di mezzo secolo la sistematica cambiò aspetto, divenendo da statica una scienza dinamica, perché le cause di modificazione delle specie, sebe-bene attenuate nel corso delle ère geologiche, non sono affatto cessate e la specie nuova può essere tanto una forma non conosciuta prima della sua identificazione, quanto una specie di formazione recente. Con l'evoluzio-nismo, il sistema fu rovesciato e la classificazione non cominciò più dai mammiferi, discendendo alle classi e ai tipi più semplici, ma ebbe inizio dagli animali unicellulari per risalire, a mano a mano, ai gruppi di organizzazione sempre più complicata. La cosiddetta legge bioge-netica fondamentale di Ernesto Haeckel: « l'ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi », per quanto riconosciuta errata poco tempo dopo la sua enunciazione, ha avuto grande influenza sulla classificazione, che ha finito coll'assumere il valore prospettico di un albero genealo-gico delle forme animali, fossili e viventi.

La sistematica è in tal modo la sintesi delle scienze zoologiche e la classificazione generale ne è la conclusione: la posizione assegnata ad una determinata forma animale o gruppo di animali nel sistema stesso, è il risultato di indagini morfologiche (anatomiche, embriologiche, istologiche, citologiche ecc.), le quali determinano i rapporti di parentela con le forme affini. Ma la sistematica nel senso di classificazione è parte della z. e non può identificarsi con questa: il sistema degli animali è una concezione soggettiva della nostra mente: appartiene ai libri ed ai musei, non alla natura. Sistema è sinonimo di ordine, che si esprime nel raggruppamento dei tipi di organizzazione più affine, pur tenendo conto della possibile e probabile discendenza di ciascuno di essi, mentre secondo il concetto evoluzionistico, al quale accedono in pieno parecchi dei più recenti zoologi, specialmente americani, il filo che essi sostituiscono al tipo, dovrebbe esprimere la discendenza dei gruppi. Il tipo rappresenta peraltro una realtà, sia pure statica, ma che cade sotto l'osservazione diretta del ricercatore, mentre il filo rappresenta un'ipotesi dinamica, sia pure in parte causale, cui manca tuttavia la prova sperimentale.

Il sistema, ossia la classificazione, conduce a diminuire il valore delle differenze specifiche, a sopravvalutare modelli teorici che per ciascun gruppo, maggiore o minore, non corrispondono alla realtà di qualsiasi specie. Vero è che il sistema, conducendo dal tipo o filo, alla classe, all'ordine, alla famiglia, al genere, aggruppamenti in gran parte soggettivi, giunge anche alla specie reale, per quanto spesso non determinabile o determinata. Questa è stata valorizzata dalla genetica moderna, giacché studiando i gruppi specifici e subspecifici, prima isolatamente e poi volgendosi alle popolazioni, ha potuto mettere in evidenza, col metodo statistico, il valore e le cause delle differenze ed ha trasformato la sistematica, che si fonde allora con la intera z., da scienza descrittiva in scienza causale.

Sotto l'aspetto statistico, le varie classi che componono il regno animale offrono differenze numeriche enormi, quasi incomparabili. Gli insetti, ad esempio, comprendono parecchie centinaia di migliaia di specie, assai più della metà dell'intero regno animale. All'opposto i ctenofori che, sotto l'aspetto morfologico ed ecologico, e per la loro posizione nel sistema, offrono interesse cospicuo, sono tuttora assai al disotto del centinaio di specie. Tra i vertebrati la classe più numerosa è quella degli uccelli, dei quali tra specie e razze si conoscono oggi circa 25.000 forme. Lo studio di queste due classi di animali, insetti ed uccelli, raccoglie intorno a sé gran numero di ricercatori, che hanno dato, all'uno ed all'altro gruppo, ricco di applicazioni pratiche (entomologia economica, avicoltura), notevole autonomia. Notevole importanza ed autonomia ha pure acquisito lo studio dei protozoi, ai quali si sogliono aggregare anche i batteri, nella protostologia che studia le cellule nella loro complessità di organismi viventi mentre le spugne e, in parte i celenterati, permettono di considerare organismi soltanto quelli formati di tessuti. I platelminti e i nematelminti formano, insieme a taluni gruppi di protozoi e di artropodi, insetti compresi, parte importante della parassitologia. Lo studio dei pesci (ittologia), insieme con quello di parecchi altri animali acquatici, è parte della ribobiologia. Un certo valore hanno avuto in passato i

moliuschi, come oggetto della malacologia, fondata però specialmente sulla conchigliologia, vale a dire su un solo organo appartenente ad una parte di moliuschi, ma questo organo è solo di particolare interesse. La complessità della z., generale e speciale, puramente scientifica ed applicata, è resa manifesta dal numero e dalla denominazione delle sezioni nelle quali vengono distinti i Congressi internazionali di z.