AAS 23 (1931), p. 307

IV.

Ed eccoci alle Nostre preoccupazioni, gravissime preoccupazioni,
che, lo sentiamo, sono anche le vostre, Venerabili Fratelli,
di voi specialmente, Vescovi d'Italia. Ci preoccupiamo subito
innanzi tutto dei tanti é tanti figli Nostri, anche giovanetti e
giovanette, iscritti e tesserati con quel giuramento. Commiseriamo
profondamente le tante coscienze tormentate da dubbi
(tormenti e dubbi di cui arrivano a Noi certissime testimonianze)
appunto in grazia di quel giuramento, com'è concepito, specialmente
dopo i fatti avvenuti.
Conoscendo le diificoltà molteplici dell'ora presente e sapendo
come tessera e giuramento sono per moltissimi condizione per la
carriera, per il pane, per la vita, abbiamo cercato mezzo che ridoni
tranquillità alle coscienze riducendo al minimo possibile le difficoltà
esteriori. E Ci sembra potrebbe essere tal mezzo per i già
tesserati fare essi davanti a Dio ed alla propria coscienza la riserva:
« salve le leggi di Dio e della Chiesa » oppure « salvi i doveri di
buon cristiano », col fermo proposito di dichiarare anche esternamente
una tale riserva, quando ne venisse il bisogno.
Là poi donde partono le disposizioni e gli ordini vorremmo
arrivasse la Nostra preghiera, la preghiera di un Padre che vuole
provvedere alle coscienze di tanti suoi figli in Gesti Cristo; che
cioè la medesima riserva sia introdotta nella forma del giuramento,
quando non si voglia far meglio, molto meglio, e cioè omettere il
giuramento, che è per se un atto di religione, e non è certamente
al posto che più gli conviene in una tessera di partito.
Abbiamo procurato di parlare come con calma e serenità,
così con tutta chiarezza; pur non possiamo non preoccuparci di
essere bene intesi, non diciamo da voi, Venerabili Fratelli, sempre
ed ora più che mai a Noi così uniti di pensieri e di sentimenti, ma
da tutti quanti. E per questo aggiungiamo che con tutto quello
che siamo venuti finora dicendo Noi non abbiamo voluto condannare
il partito ed il regime come tale.

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