ABBADIE, JACQUES. - N. A nay nel Béarn nel 1654 o 1658, m. a Londra nel 1727. Studiò nelle Università protestanti di Saumur e di Sedan e in questa, a 17 anni, ottenne il grado di D. D. (Doctor Divinitatis). Nel 1680 era pastore della colonia francese calvinista di Berlino, e godeva il favore dell'elettore Federico (1640-88). Alla morte di questo si trasferì in Inghilterra, dove si mostrò contrario al governo di Giacomo II. Dal nuovo re Guglielmo III fu nominato cappellano della agognata cappella di Savoy e gli fu concessa anche la cappellania irlandese di Killaloe, che conservò, benché assente, fino alla sua morte a Marylebone (Londra).
Fu uomo molto erudito e mantenne relazioni con Bossuet, Malebranche e Bayle. Scrisse molte opere: i suoi sermoni e panegirici formano tre volumi; il suo L'ouverture des sept sceaux par le Fils de Dieu, ou le triomphe de la providence et de la religion (Amsterdam 1723), è considerato dai protestanti uno dei più audaci commentari dell'Apocalisse; ma le sue opere più famose furono il Traité de la vérité de la religion chrétienne (Rotterdam 1674) e il Traité de la Divinité de N.-S. Jésus Christ (Rotterdam 1689), scritte entrambe contro gli increduli e gli atei. Da principio furono ben accolte anche da alcuni cattolici; ma in
seguito, sottoposte ad esame, furono messe all'Indice (rispettivamente nel 1695 e 1702).
V. Oblet (DThC, I, col. 8) osserva che secondo l'A. la fede e la ragione, la teologia e la filosofia differiscono essenzialmente tra di loro e gli sforzi fatti dai Padri della Chiesa e soprattutto dagli scolastici per arrivare ad una conoscenza più profonda dei misteri della Trinità, dell'Incarnazione, della Grazia e della Predestinazione sono stati tentativi orgogliosi e vani.
Contro la dottrina cattolica scrisse: Réflexions sur la présence réelle du corps de J. C. dans l'Eucharistie (L'Aia 1685) e la Vérité de la religion réformée (Rotterdam 1718).