ALTO ADIGE. -
1. GEOGRAFIA
Nome dato (da E. Tolomei nel 1906) al bacino del fiume a monte della stretta di Salorno, che, nella sua odierna acce-zione amministrativa, comprende pure un piccolo lembo del bacino della Drava (S. Candido e Sesto), vale a dire, in sostanza, alla regione detta dai Tedeschi Deutsch-Südtirol.
Il territorio, il cui limite settentrionale coincide con la frontiera italo-austriaca, è ben definito anche a mezzodì da alte barriere montuose (Ortler-Cevedale, Sella, Sasso Lungo, Catinaccio, Lateran, ecc.) che lo isolano dalla finitima regione trentina, con la quale tuttavia le comunicazioni rimangono agevoli. Si tratta di una regione di montagna, per oltre i 4/5 al di sopra dei 1000 m. (e per 2/5 sopra i 2000), nella quale però il paesaggio aspro degli elevati margini montani alterna con quello più aperto dei larghi fondivalle modellati dai ghiacci quaternari; zone spesso ben riparate dal N. (Merano) e con piogge non troppo abbondanti. Come in tutto l'arco alpino, nell'A. A. le valli maggiori costituiscono unità distinte e ben individuate, di regola con nomi propri (Val Venosta, Pusteria, Val Gardena, Val Badia, ecc.).
Il territorio nelle parti più basse è coltivato (cereali, massime segale, e patate; nelle conche meglio assolate prospera il vigneto ed il frutteto; in complesso appena il 6% dell'area totale); nel resto è scarsamente popolato, ma fiorente di pascoli (37,5% del totale) e con ampie aree boschive (39%). Le industrie vi hanno avuto di recente un notevole impulso, soprattutto per lo sviluppo degli impianti idroelettrici (sull'Isarco è la centrale più potente dell'Italia); notevole anche il movimento turistico, che mette capo a centri di villeggiatura e di sport tra i più frequentati del nostro paese, e si giova di una eccellente attrezzatura alberghiera. L'A. A. ha importanza commerciale per le vie di comunicazione, che, seguendo le tre valli maggiori (alta valle dell'Adige, o Venosta; Valle dell'Isarco; Valle della Rienza o Pusteria), mettono capo, attraverso i tre grandi valichi alpini che loro corrispondono (Resia, Brennero, e Dobbiaco), ai paesi transalpini. Lungo queste vie sono i maggiori agglomerati urbani: Bolzano (75 mila ab.), alla confluenza dell'Adige con l'Isarco, che tende a divenire un importante centro industriale; Merano (26 mila ab.), stazione climatica internazionale, e Bressanone (7 mila ab.), centro dell'omonimo vescovato.
L'A. A., oggi compreso nella regione detta Trentino-A. A., corrisponde alla provincia di Bolzano, istituita nel 1927. L'elemento tedesco vi è prevalente su quello italiano, la cui percentuale è tuttavia cresciuta dopo il distacco dall'Austria (8,7% nel 1869; 11% nel 1921; ca. il 20%, probabilmente, oggi). Durante la recente guerra era stato previsto il trasferimento (Rückwanderung) in Germania degli optanti per la cittadinanza tedesca; ma il 1o dic. 1942, quando l'esodo avrebbe dovuto aver termine, solo 72.749 avevano lasciato il paese. La Costituente della Repubblica ha approvato il 29 gennaio 1948 lo Statuto speciale per la Venezia Tridentina, che tutela l'elemento tedesco (minoritario nel complesso della regione), mediante il riconoscimento di una particolare autonomia provinciale nell'ambito della regione.
La superficie della provincia è di 7085 kmq.; la sua popolazione è passata dai 239.940 ab. del 1910 ai 277.720 del 1936 (289 mila al 31 dic. 1947; densità 41 a kmq.)
Il territorio dell'A. A. è sotto l'amministrazione ecclesiastica di tre diocesi: Trento, che ne ha la parte maggiore. Bressanone (tratto orientale e Ampezzano) e Coira (Val Monasterio).
2. ARTE
Fin dal medioevo, l'arte alto-atesina si è sviluppata come parte integrante di quella germanica, subendo, naturalmente, influssi intensi da quella italiana. L'importanza storico-artistica della regione si basa sulla continuità dell'uso dell'affresco, specialmente nel periodo romanico e gotico; ed è poi documentata dai tipici altari intagliati, composti di
(propr. B. Digenhart)
Ancora semplicissime come architettura, ma importanti per i loro affreschi sono le due chiese preromaniche della Val Venosta: S. Procolo a Naturno, con affreschi del sec. IX e S. Benedetto a Malles. Frequentissimi sono i monumenti romanici, di cui sono tipici esempi l'abbazia di Montemaria presso Burgusio in Val Venosta, con affreschi del XII sec., e la cappella del Castel d'Appiano nella Valle d'Adige con pitture sacre (XII sec.) nell'interno e una Caccia demoniaca di Teodorico sull'esterno. Di poco posteriori sono gli affreschi bizantineggianti di Grissiano presso Malles e di Lana, della stessa corrente artistica della Val di Non (Romeno, Sanzeno); interessanti le rappresentazioni di mostri — trasformazioni nordiche di motivi antichi — sotto il Cristo con gli Apostoli in S. Jacopo a Termeno (metà del '200). A Bressanone esisteva tutto un complesso di architettura romanica: in parte è trasformata (Duomo) e in parte conserva ancora gli originari affreschi: ad es. quelli del battistero, del chiostro e della chiesa di Nostra Signora,
legati alla pittura salisburghese (Nonnberg). Più scarsi sono i resti di scultura romanica. Rare le opere in pietra (portale dell'abbazia di S. Candido, sec. XIII); più frequenti quelle in legno, poiché questo materiale fu da allora preferito (crociissi e immagini sacre di S. Candido e di Castel Tiralli). Fiori anche la miniatura: del sec. IX è l'Evangelario di S. Candido (bibl. Univ. di Innsbruck); numerosi i codici del sec. XII, XIII e seguenti, specialmente nei conventi di Bressanone e Bolzano.
Del XII e XIII sec. sono anche i primi castelli, oggi in gran parte trasformati o in rovina: Greifenstein, Stein am Ritten, le cappelle romaniche dei castelli di Tiralli, Appiano Alto, Roncolo, Montechiaro di origine romanica con elementi lombardi; inoltre le chiese di Tubre (Val Monasterio), S. Pietro presso Merano, il chiostro di Novacella; notevole il S. Giorgio di Scena, a pianta centrale.
L'arte romanica comincia a cedere a quella gotica soltanto nella prima metà del '300. Nella pittura prevalgono quindi elementi occidentali e settentrionali, dai quali si distinguono nettamente i diretti influssi italiani nella seconda metà del secolo. Esempi della prima corrente: parte degli affreschi in S. Giovanni e nel chiostro di Bressanone, in Novacella, nella cappella di Castel Tiralli; sculture della parrocchiale di Bolzano; oreficerie nel tesoro del duomo di Bressanone. Monumento principale della seconda corrente (italiana-giottesca): le pitture nella chiesa dei Domenicani di Bolzano (eseguite da italiani), e, sotto il loro influsso, quelle nelle chiese di S. Vigilio e S. Giovanni in Villa a Bolzano, di S. Cipriano a Sarentino, a Campiglio, a Terlano e a Nova Ponente. Numerose allora sorsero le chiese gotiche, a cominciare da quella più importante, la parrocchiale di Bolzano (finita nel sec. XVI): le chiese dei Francescani, dei Domenicani a Bolzano, le parrocchiali di Merano, Terlano, Termeno,
S. Sigismondo, Falzès, S. Valentino, S. Lorenzo, Ora, Lana, Silandro, Glorenza, Chiusa, Vipiteno, Brunico, Tubre ecc. Le forme gotiche vengono adoperate fino al sec. XVI. Alla fine del sec. XVI e nel sec. XVII cominciano ad apparire forme rinascimentali, poi barocche.
Singolari i monumenti di pittura cavalleresca di Montechiaro (oggi al museo di Innsbruck) e di Castel Roncolo, nonché gli affreschi della fine del '300 e del principio del '400 nelle chiese di Presule, Riffiano, Termeno, Terlano (Hans Stockinger, 1407), Nova Ponente, Scena, Novacella (Joh. V. Bruneck) e Bressanone (chiostro).
Fra le sculture vanno ricordate quelle nelle chiese di S. Sigismondo in Pusteria (altare del 1430 ca.), di Merano, di Terlano. Molteplici sono allora anche le relazioni col Trentino, con Verona, e con altri luoghi dove fiorisce questo stile (Stefano da Verona dipinse nella Val di Non; il maestro delle pitture della Torre Aquila di Trento lavora, nel 1414, nel duomo di Merano). La pittura su tavole, finora di secondaria importanza, comincia adesso a svilupparsi intensamente, accogliendo, tramite quella tedesca, i riflessi del nuovo realismo fiammingo. Vasto l'influsso dell'attività del Multscher a Vipiteno nel 1456-58. Come maestri autoctoni che preparano l'ambiente, sul quale si baserà Michael Pacher e che partecipano al descritto sviluppo, appaiono: il « Maestro di Villa Ottone o d'Utta » (Uttenheimer Meister, Novacella), Jakob Sunter (Bressanone, 1472 ecc.), Friedrich Pacher. Alcuni di questi predecessori di M. Pacher fanno già presentire, oltre la componente tedesco-fiamminga del loro stile, quella italiana-rinascimentale, che divenne poi decisiva per il pieno svolgimento del genio di M. Pacher che esercitò un grandissimo influsso su tutta l'arte dell'A. A., fino a determinare il più diffuso tipo d'altare.
Dopo l'apparizione del Pacher l'arte alto-atesina non giunge più a simile altezza. Influssi italiani (specialmente veneziani) nel tardo '500 e '600 su artisti locali come Helfenrieder, Th. Polack, Kessler, M. Stölzl si risolvono in modi provinciali; del '700 sono le opere di M. Günther (Vipiteno, Colle Isarco), del Troger (Bressanone, attivo anche a Vienna), che fanno scuola: e mentre lo Hauzinger, M. Knoller e i fratelli Unterberger determinano un legame artistico fra Austria

Tuttavia per la varietà degli altari, delle oreficerie, dei numerosi piccoli castelli, e insomma per la dignità con la quale le antiche case dei contadini si uniscono col paesaggio, è evidente una continuità fra lo stile romanico e l'arte del sec. XVIII; ciò che forma una cultura veramente notevole anche se non sempre assurse a importanza europea. - Vedi Tav. LXXII.