AMMISSIONE. - In sé la voce non dice altro che l'atto o l'effetto dell'ammettere. Siccome però tale atto od effetto può avere riflessi nella vita sociale, ne consegue che l'a. di un soggetto nella società, di
inaugura la dinastia dei sacerdoti-re (XXI). Ci sono pervenuti molti inni e preghiere ad Ammon-Râ (cf. A. Erman, Die Literatur der Aegypter, Lipsia 1923, p. 350 sgg.).
Il culto di A. si estese poi nell'Africa settentrionale (Nubia, Oasi libiche). A Siwa Alessandro Magno fu dall'oracolo proclamato figlio di A. (332 a. C.). Questo oracolo di A. a Siwa divenne celeberrimo (onde Marmaricus Ammon, in Claudiano, Eutropio), fino al sec. III d. C. Il dio si divulgò sino in Grecia, ove venne identificato con Giove, donde Zeus-Ammon « fabbricatore degli dèi e degli uomini ». Giove A. è stato confuso dai Romani (che scrissero perciò Hammon: Virgilio, Aeneis, IV, 198) col dio fenicio Baal Hammon, onorato a Cartagine.
A. è nominato nel testo masoretico in Nah. 3, 8, e Ier. 46, 25. In Nah. Tebe è chiamata « abitazione di A. » (Nô'-Amôn), in Ier. 46, 25 (e Ez. 30, 10, 15 sg.) Nô'. La Volgata traduce in questi passi a torto Nô' « Alexandria » e 'Amôn » populi » (Nah.) o « tumultus » (Ier.).