AMYOT, JACQUES

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AMYOT, Jacques. — Scrittore francese, n. a. Menun il 30 ott. 1513, m. ivi il 6 febbr. 1593. Studiò a Parigi, eccellendo rapidamente nella conoscenza del mondo classico; sacerdote, insegnò sei anni latino e greco all'Università di Bourges; compì anche varie missioni diplomatiche. Carlo IX lo nominò nel 1560 grande elemosiniero di Francia e consigliere di Stato; eletto vescovo di Auxerre, vi morì amareggiato dalle discordie religiose e perseguitato per l'ingiusta accusa d'aver consigliato l'assassinio del duca di Guisa.

Ottimo conoscitore del greco, tradusse il romantico di Eliodoro, Théagène et Charicle, e quello di Longo Sofista, Les Amours pastorales de Daphnis et Chloé, sette libri della Storia di Diodoro Siculo e le Vite parallele di Plutarco, a cui aggiunse le Opere morali. La versione di Plutarco fu compiuta su manoscritti ricercati a Roma e a Venezia e

AMULETO - A. appesi ad una collana proveniente dal Sannio. Età preromana - Napoli, Museo Nazionale.

I'obbedienza 'al re.' Insegnante di teologia nel 1633, pubblicò nel 1634 il suo Traité de la prédestination, (Saumur), dove professò sulla grazia una dottrina più larga che non la calviniana, estendendo la universalità ipotetica della grazia anche ai pagani e distinguendo fra grazia restituibile e irresistibile; opinione che seppe difendere anche nei Sinodi di Loudon (1659-60) e di Charenton (1633). Ebbe amici o protettori il card. Richelieu, Hurdouin de Péréfix; e il card. Mazarino.

Lascì numerosi scritti, fra cui: Traité des religions contre ceux qui les extinent indifférentes (Parigi 1631); De providentia Dei in malo (Saumur 1638); Disputatio de libero hominis arbitrio (ivi 1657). E anche scritti notevoli intorno alle Lettere di s. Paolo e agli Atti degli Apostoli. Nel 1660-64 pubblicò con gli amici L. Cappel e Giosuè de la Place una raccolta di tesi teologiche: Syntagma thesium theologicarum in academia salmuriensi variis temporibus disputatarum, messe all'Indice con decr. 24 sett. 1686.

BIBL.: C. E. Saigey, M. Amyrant, sa vie et ses écrits, Strasbourg 1849; B. Heurtebize, s. V. in DTHC, I, coll. 1126-28.

Celestino Testore