APIONE. - Grammatico alessandrino della prima metà del sec. 1 d. C., detto Pleistonikès «ricco di vittoria», per i suoi successi oratori.
Fu celebre al suo tempo per i suoi commenti a Omero e Aristofane. Egiziano dell'Oasi, studiò, poi insegnò con gran successo ad Alessandria, che gli donò la cittadinanza. Tenne scuola a Roma sotto Tiberio, e di nuovo sotto Claudio. Plinio il Vecchio, che ne seguì le lezioni, dice che Tiberio lo chiamava «cymbalum mundi», mentre per la sua vanità sembrava piuttosto «propriae famae tympanum» (Hist. Nat., praef., 25).
Delle molte sue opere, di cui restano solo frammenti, interessa specialmente la Storia d'Egitto (Αἴγυπτιακά). Nel libro II asserisce l'origine spuria e l'espulsione dall'Egitto degli Ebrei, e vi sfoga il suo antisemitismo, dimostrato coi fatti, quando (39 d. C.) fu inviato a Roma come capo dell'ambasceria alessandrina, che domandava la persecuzione degli Ebrei (v. FILONE). Non pare che abbia scritto anche un'opera «Contro i Giudei», perché Flavio Giuseppe, nel suo Contro A. (verso il 95 d. C.), non ne parla. Volgarizzò nel mondo romano le favole ingiuriose (confutate da Flavio Giuseppe nel I. II della citata apologia) sull'origine degli Ebrei, sul loro cannibalismo rituale, sul culto della testa d'asino, dicerie cui prestò fede anche Tacito (Hist., 5, 4).