APOLLONIO di TIANA. - Quanto si riferisce a questo personaggio è frutto della reazione che il sincretismo religioso orientale-ellenistico oppose all'avvento ed al propagarsi del cristianesimo. Tale opposizione prese con la strana figura di A. forma concreta, nel senso che con essa, trasformazione fantastica di un A. storico, si è inteso fare un personaggio che potesse contendere o per eguaglianza o, peggio ancora, per superamento, con la figura storica di Cristo.
Quanto noi sappiamo intorno ad A. risulta da una pretesa biografia che Filostrato scrisse di lui per invito di Giulia Domna, la seconda moglie di Settimio Severo: Filostrato in tale biografia si riferisce specialmente alla testimonianza di un Damide, presunto seguace di A., oltre che a lettere non meno presunte di lui. Dallo scritto di Filostrato si delinea evidente lo scopo di quella contrapposizione a Cristo di cui si è parlato, specialmente perché vi ricorrono, come opere di A., alcuni miracoli che il Vangelo afferma di Cristo, quali la guarigione di un cieco, di un paralitico, la resurrezione di un morto e simili.
Secondo Filostrato, A. sarebbe nato qualche anno prima dell'era volgare a Tiana, città della Cappadocia, posta ai piedi del Tauro; egli avrebbe subito persecuzioni sotto Nerone e più tardi sotto Domiziano, di cui avrebbe profetizzato la morte. Avrebbe viaggiato moltissimo dall'Oriente in Occidente, in Grecia ed in Italia; sarebbe stato in relazione con Vespasiano e Tito; e sarebbe apparso ad Aureliano, come si legge nella vita di questo imperatore, scritta da Vopisco in senso apertamente anticristiano. A. ebbe culto, altari e templi per opera di Caracalla e di Aureliano; Alessandro Severo nel suo Lararium, luogo riservato al culto domestico, collocò A. accanto ad Abramo, ad Orfeo, ad Alessandro Magno ed a Cristo.
La leggenda di A. di Tiana, foggata con elementi disparati, ma con intendimenti precisi, si fissò così nel tempo, specialmente per il suo significato anticristiano, pur non mancando qualche favorevole interpretazione in scrittori cristiani. Sappiamo, ad es., che lo scritto di Filostrato fu da Ierocle, proconsolo di Bitinia ai tempi di Diocleziano, e cioè negli ultimi decenni del sec. III, portato in campo per dimostrare che i miracoli non sono affatto elemento esclusivo del cristianesimo.
Può darsi che non sia stato esclusiva invenzione di Filostrato il romanzo intessuto intorno ad A. Di un A. vissuto storicamente come autore di opere filosofico-religiose ci parla il lessico «Suda» scritto intorno al Mille. Da Porfirio e Giamblico, neoplato-
nici, abbiamo notizie di una vita di Pitagora scritta da un A.; può darsi quindi che tale autore sia stata la personalità storica intorno a cui si è poi intessuta la biografia di Filostrato. In questo, infatti, elementi pitagorici si possono rintracciare tra tanti elementi fantastici, come si può rilevare anche dal fatto che nella biografia si dice espressamente che A., solo dopo aver abbracciato il pitagorismo, si diede al silenzio ed alla meditazione per purificare se stesso.
Paolo Rotta
La sua figura semileggendaria, che in fondo appartiene più alla letteratura romanzesca del tempo e vuole essere soprattutto un'esaltazione del neopitagorismo, fu dalla reazione pagana del secc. III e IV volentieri contrapposta a quella di Cristo; ma talmente inferiore essa era e così sovraccarica di elementi magici e paganeggianti che dopo la vittoria del cristianesimo la sua «Vita» cadde completamente nell'oblio da cui il Rinascimento la tolse insieme a tante altre opere dell'antichità. Del resto anche in antico la fama di A. derivò specialmente dalla polemica di Eusebio contro Ierocle che viene rimproverato di aver contrapposto A. a Cristo: polemica che attirò su di lui l'attenzione di scrittori cristiani quali Lattanzio, Girolamo, Agostino, Cirillo, mentre nessun rilievo particolare riceve dai neoplatonici contemporanei.
Oggi il nome di A. è tornato in un certo onore presso teosofi e cultori di scienze occulte, sempre con spirito anticristiano, come si può vedere nell'opera del Mead.