ARENARIO. – Poco dopo la scoperta delle gallerie cimiteriali cristiane sulla via Salaria nella primavera del 1578, venne pubblicata la Sanctorum Martyrum Abundii presbyteri, Abundantii diaconi, Marciani Ioannis et filii eius Passio (Roma 1578), con un elenco di testi che davano alle catacombe la denominazione di arenari. Tutti gli antichi illustratori della Roma sotterranea ritennero, ad eccezione del Bosio, che le catacombe fossero precedenti cave di rena utilizzate dai cristiani. Una delle testimonianze addotte più di
frequente era un brano della Passio sancti Sebastiani nella quale si narrava che i martiri Marco e Marcel-liano vennero deposti «in loco qui dicitur ad arenas, quia cryptae arenarum illic erant, ex quibus urbis moenia struebantur». Contro la teoria si oppose il p. Marchi, il quale dall'osservazione delle rocce com-ponenti il suolo romano venne nella persuasione che le catacombe erano state unicamente scavate dai cri-stiani non allo scopo di estrarre materiale da costru-zione, ma solo per luogo di sepoltura. Infatti solo eccezionalmente si trovano in Roma utilizzate per se-pol-ture cristiane parti di anteriori a., come nelle ca-tacombe di Priscilla, di Domitilla e di Commodilla (B. Bagatti, Il cimitero di Commodilla, Città del Vati-cano 1936, p. 35 c fig. 22). Le gallerie di a. erano a scavo molto più largo, a vòlte, con pareti arroton-date, larghe per solito m. 2,20 ca. per m. 2,30 in al-tezza, mentre le gallerie scavate dai cristiani sono molto più strette e a pareti verticali.
Fuori Roma anche il cimitero detto di S. Gennaro dei Poveri a Capodimonte in Napoli, e quello detto di S. Maria della Stella ad Albano utilizzano gallerie già scavate per estrarre materiali da costruzione.