ARICANDA. - Antica città della Licia (*Arykanda*), oggi borgo detto Aruf, ove si è trovato il testo di una curiosa petizione inviata a Massimino per domandare misure di persecuzione contro i cristiani. Questi, fanatico pagano, aveva cercato, dopo l'editto di tolleranza di Galerio (30 apr. 311), di ravvivare con ogni mezzo la persecuzione; tra gli altri espedienti provocò da parte di varie città lamenti contro i cristiani e domande formali di persecuzione (v. EUGENIO, *Historia eccl.*, IX, 4 e 7). Una fu quella ritrovata nel 1892 ad A. incisa sopra una lapide. È del 311 o 312 e dice:
«Ai salvatori di tutto il genere umano gli augusti cerai Galerio, Valerio Massimino Flavio, Valerio Costantino,
A
Ariganda - Calco del Museo di Roma dell' iscrizione bilingue di A. con la risposta favorevole dell'imperatore Massimino (testo latino) alla petizione (testo greco) fatta dagli abitanti della Licia e della Panfilia di perseguitare i cristiani. Il marmo originale è conservato nel
RICANDA - Calco del Museo di Roma dell'iscrizione bilingue di A. con la risposta favorevole dell'imperatore Massimino (testo latino) alla petizione (testo greco) fatta dagli abitanti della Licia e della Panfilia di perseguitare i cristiani. Il marmo originale è conservato nel Museo di Costantinopoli.
Valerio Liciniano Licinio, supplica del popolo della Lica e della Panfilia: O divinissimi imperatori, avendo gli dèi vostri congeneri sempre favorito quelli cui sta a cuore il loro culto e che li pregano per la perpetua salute dei nostri invincibili imperatori, noi giudicammo bene di ricorrere alla vostra maestà immortale per domandare che i cristiani, i quali da tanto tempo sono empi e continuano tuttora ad esserlo, siano una buona volta repressi e non vengano meno con il loro culto malvagio e nuovo al rispetto dovuto agli dèi. E questo si otterrà, se con un vostro divino ed eterno decreto a tutti loro siano proibite le pratiche empie e sia altresi imposto ad essi di praticare il culto degli dèi vostri congeneri ed invocarli per la vostra eterna ed incorruttibile maestà: la qual cosa sarebbe evidentemente di grande vantaggio a tutti i vostri sudditi».
Rimane anche un tratto della risposta affermativa dell'imperatore.
