ARISTONE DI PELLA

ARISTONE DI PELLA. - Questo autore è menzio-nato due volte con il suo nome nella letteratura anticristiana. Per la prima volta da Eusebio (Hist. eccl., IV, 6, 3), il quale attribuisce ad A. di Pella la notizia secondo la quale Adriano, dopo la sedizione di Bar Cocheba, avrebbe proibito agli Ebrei di avvicinarsi a Gerusalemme; la seconda volta da Giovanni di Scioto-poli (sec. VI: non Massimo il Confessore; cf. Urs V. Bal-thasar, Das Scholienerwerk des Johannes von Skylotholis, in Scholastik, 15 [1940], p. 27), che trovava in A. la dottrina dei sette cieli. Nel frammento di Giovanni di Scioto-poli A. è ricordato come autore del Dialogo di Papiro e Giasone, già noto a Celso e ad Origene; ma né Celso né Origene menzionano il nome dell’autore. Origene sa però che Giasone era cristiano e disputava con il giudeo Papiro sul problema se le profezie del Vecchio Testamento si erano adempite in Gesù; Celso poi menzionava la disputa nella sua po-lemica contro una interpretazione allegorica del Vecchio Testamento, che aveva dunque in A. un rappresentante. Un cristiano d’Africa, di nome Celso, man-dava ad un vescovo Vigilio (Celso e Vigilio sono sconosciuti) la sua traduzione della disputa con le parole: «praeclarum atque memorabile (opus) Iasonis Hebraei Christiani et Papisci Alexandrini Judaei di-sceptatio» (in Cypriani opera, ed. Hartel, pars III, Appendix, p. 128) e racconta inoltre che il duro cuore del giudeo Papiro fu vinto dall’altro, così che chiese alla fine il battesimo. Non si sa a quale tempo si deve attribuire questa prefazione, ma deve essere molto antica (sec. III 2).

S. Girolamo non conosce il nome di A.; ma cita due volte l’Alteratio Iasonis et Papisci (Quaestiones hebr. libr. Genes., p. 3, ed. Lagarde, e Commentarii in Ep. Pauli ad Gal. 3, 13: PL 26, 387 b). Si vede da queste citazioni che per A. il bersci (il «principio») di Gen. 1, 1, era il Figlio (per questa esegesi nella letteratura patristica, cf. A. Harnack, in Texte und Untersuchungen, I, III, Lipsia 1883, p. 130 sgg.), e che A. conosceva il testo del Deut. 21, 23, in una traduzione greca che Girolamo (In Gal. 3, 13) confrontava con l’interpretazione di Aquila; ma non è vero che A. abbia citato la traduzione di Aquila, del che si sarebbe accorto Origene. La disputa di A. fu scritta fra il 135 (fine di Gerusalemme) e il 178 (Celso), probabilmente più vicino alla prima data.

BIBL.: A. Harnack, in Texte und Untersuchungen, I, 1-11, Lipsia 1882, pp. 115-30; id., Gesch. der altchrist. Liter., I, vii 1893, pp. 92-95; 2. i. vii 1897, p. 268 sgg.; 2. II. vii 1904, pp. 390-93; L. Williams, Adversus Judaeos, Cambridge 1935, p. 28 sgg. Erik Peterson