BARBO, LUDOVICO. - Riformatore della vita monastica benedettina ed insigne scrittore ascetico, n. a Venezia nel 1381 o 1382, ivi nel sett. 1443, nel monastero di S. Giorgio Maggiore. Di illustre famiglia patrizia, in giovane età vestì l'abito eccelsiastico e da Bonifacio IX fu nominato abate commemoratorio del monastero di S. Giorgio in Alga, presso Venezia. Il monastero, ove si praticava la regola di s. Agostino, fu per opera sua accresciuto di numerose vocazioni, tra cui s. Lorenzo Giustiniani che ne fu in seguito abate generale. Il 20 dic. 1408 ebbe per nomina pontificia l'abbazia benedettina di S. Giustina di Padova; il B. si consacrò con mirabile zelo alla riforma spirituale del monastero, dopo aver professato la regola di s. Benedetto in Rimini nella cappella di S. Prisca, nella Cattedrale (3 febbr. 1409). L'abbazia di S. Giustina, come osserva Benedetto XV (AAS, 11 [1919], p. 369), per opera del B. e divenne culla della grande riforma benedettina in Italia, dalla quale trasse origine la Congregazione di S. Giustina... chiamata poi Cassinense». Quando il B. ne prese possesso, era quasi spopolata di monaci e in tristissime condizioni materiali, così da sembrare «piuttosto una stalla che abitazione fatta per uomini» (De initiis Congregationis S. Iustinae de Padua, in Pez, Thesaurus anecdotorum, II, parte 3ª, p. 269, [ed. G. Campesi, pp. 13, 53]). In questo opuscolo in forma esplositare, il B. narra gli inizi della novella congregazione, approvata da Martino V nel 1419. Alla Congregazione di S. Giustina aderirono numerosi altri monasteri, inserendosi nella riforma. Il B. volle l'organizzazione gerarchica per la sua congregazione: era retta da quattro visitatori eletti annualmente i quali eseguivano le decisioni del capitolo generale. Gli abati locali venivano eletti per un periodo limitato dal capitolo generale, ed erano soggetti ai visitatori. Forse determinarono tale concezione le idee del tempo intorno alla pretesa supremazia del Concilio sul Papa. Il B. che prese parte al Concilio di Basilea (XVII sessione) come uno dei 4 legati pontifici (cf. lettera di Eugenio IV, 16 dic. 1433) privatamente riconobbe con giuramento tale supremazia. Il B. ebbe anche l'incarico della restaurazione materiale e morale dell'abbazia di Paolo in Roma.
Papa Eugenio IV con bolla datata da Bologna, 19 giugno 1437, lo elesse vescovo di Treviso; in questa sede il B. molto lavorò per la riforma dei costumi del clero.
Asceta di azione e di governo più che di studio, il B. non lasciò molti scritti: oltre il ricordato De initiis..., le Declarationes nonnullae in regulam B. P. Benedicti pro Congregationae Vallioseletanae in Hispania ad instar Cassin. instituita, edito nel 1595, e il breve, ma efficace e notevole
Modus meditandi et orandi, che è piuttosto una raccolta di meditazioni che un metodo d'orazione propriamente detto » (P. Pourrat, La Spiritualité chrétienne, III, Parigi 1927, p. 26). In questo trattato il B. cita tre specie di preghiera: vocale, meditazione, contemplazione alla quale si giunge mediante la meditazione ben fatta. Per facilitare l'uso di meditare, i soggetti vengono ripartiti settimanali, mentre il Modus meditandi fu composto a Treviso tra il 1437 e il 1443 essendo il B. già vescovo, e quantunque indirizzato ai monaci della Congregazione di S. Giustina, ebbe grande influsso sulla Congregazione di Valladolid e sul monastero di Monserrato cinquanta anni prima di García de Cisneros. Prima ed. dell'opera in Venezia 1523; Roma 1605; Colonia 1644; riedita dal gesuita H. Watrigant in Quelques promoteurs de la Méditation méthodique (Bibliothèque des Exercices, 59), Parigi 1919. Fu edita anche in calce all'Exercitatorium di García de Cisneros, Ratisbona 1856. Ed. italiana-latina nella collana Scritti monastici editi dai monaci di Praglia, n. 3: Metodo di pregare e meditare.
Umile Bonzi da Genova