BELISARIO

BELISARIO. - Celebre stratega bizantino, N. ca. il 500 , m. nel 565 . Ricevuto l'incarico di scacciare dall'Italia gli Ostrogoti, in breve tempo conquistò la Sicilia ed il mezzogiorno della penisola fino a Napoli e occupò Roma mettendola in stato di difesa.

Durante l'assedio di Roma da parte di Vitige, B., quantunque esitando e non senza repugnanza (L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, pp. 151-54), si prestò nel marzo del 527 a deparre papa Silverio, che veniva accusato di voler consegnare la città ai Goti, facendolo spogliare dagli ornamenti sacerdotali e rivestire di un abito monacale. Inoltre dal clero romano VIRGILIO (v.), già apocrisario a Costantinopoli e ligio all'imperatrice. Secondo le concordi testimonianze del Liber pontificalis (ed. L. Duchesne, I, pp. 291-393), di Procopio (Anecdota, 1) e del diacono di Cartagine Liberato (Breviarium, 20) la deposizione di Silverio era una vendetta di Teodora, la quale intendeva così, ma invano, di ottenere da un Papa meno ostile del deposto alla sua azione favoreggiatrice dei monofisiti, la restituzione sul trono patriarcale di Costantinopoli di Antimo, già dimesso dal pontefice Agapito.

Del resto B. mentre si trovava a Roma, aveva fatto cospicui doni alle chiese, come la particolare croce di 100 libre d'oro, su cui erano nominate tutte le sue vittorie, destinata alla tomba di s. Pietro; aveva fondato un monastero sulla via Flaminia ed un xemodochium per i pellegrini sulla via Lata (Lib. pontif., ed. L. Duchesne, I, pp. 142 e 296).

In seguito B. fece da intermediario tra l'imperatrice e papa Vigilio, sia dopo le violenze subite, nella chiesa di S. Pietro in Costantinopoli, dallo stesso Pontefice, che non approvava la "Professione di fede di Giustiniano"; sia per ricondurre a Costantinopoli Vigilio, che, per liberarsi dalla insostenibile situazione creatagli dall'imperatore, aveva cercato scampo in Calcedonia, sia, il 1° maggio 553 , quando comunicò al Papa che Giustiniano non avrebbe mai accolto una certa sua proposta relativa al V Concilio ecumenico, di prossima inaugurazione ( 5 maggio).

Bibl.: Procopio, De bello persiano, De bello vandalico, Historia arcana, ed. Haury, 3 voll., Parigi 1909-13. Per la leggenda di B. cf. K. Krumbacher, Geschichte der byzant. Literatur, 2 ${ }^{2}$ ed., Monaco 1897, p. 825 sgg. Per la storia cf. L. M. Hartmann, s. V. in Pauly-Wissowa, Realencycl., III, coll. 210-40; E. Gibbon, Desline and Fall of the Roman Empire, Londra 18961900, capp. 41-43; Ch. Diehl, Justinien et la civilization bya, au VIe siècle, Parigi 1901, pp. 158-67 e passim; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio (Sveria di Roma, 9), Bologna [1941], passim; L. Bréhier, s. V. in DHG, VI, coll. 776-87. Alberto Galleti

BELISARIO. - Insieme con un certo *Liberatus* è presentato quale autore di due poesie acrostiche e telistiche (v. CELESTIO) compilate dai versi di Sedulio, e che ogni 16 versi celebrano *Sedulius antistes*. Si ritengono dell'anno 500 ca. e i loro autori sono detti *scholastici*. cf. *Anthologia latina*, ed. A. Riese, Lipsia 1906, nn. 492 e 493.