BOTTEGA D'ARTE. - Il vocabolo generico di bottega (dal greco ἀποθήκη, «ripostiglio, magazzino») sta a significare un ambiente in cui si conservano e si vendono oggetti di ogni specie, ma vale anche a definire l'insieme di ambienti nei quali artisti ed artigiani producono le loro opere. A questa specifica indicazione di officina di lavoro si riferisce la più particolare locuzione di b. d'a.
Fin dal medioevo intorno alla figura del maestro, allievi, seguaci, garzoni ed apprendisti, diedero vita a cenacoli dai quali emersero le grandi figure di artisti che perpetuarono poi per proprio conto la tradizione. Nell'ambito della b. d'a. assunse particolare fisionomia nel medioevo anche l'attività di quegli artigiani che coadiuvarono il maestro nell'esecuzione del lavoro più corridente. Tale intensa collaborazione rese possibile alle accreditate b. d'a., una vasta produzione da soddisfare le numerose richieste dei committenti. Anche artisti sommi come Giotto, Masaccio, Paolo Uccello, il Pollaiolo, il Ghirlandaio, Donatello, il Della Robbia, Raffaello, Tiziano e il Tintoretto, ebbero b. operosissime e furono circondati dal largo studio di collaboratori.
Più tardi, nel Sei e Settecento, la consuetudine andò perdendosi e se ne ebbero scarse testimonianze: pure non da ricordarsi attivissime botteghe di artisti e di artigiani, queste ultime particolarmente affermatesi dal sec. XVIII in poi per la produzione di oggetti di arredamento e decorazione delle chiese e degli ambienti privati. Ebbero importante rilievo quelle dell'artigianato veneziano per la creazione di mobili, di cristalli intagliati, di bronzi lavorati, di merletti, ecc., le presepe (v.) MAIOLICA (v.) PORCELLANA (v.) sparsa in Italia, in Francia, in Germania.
In tempi recenti la decadenza della b. d'a. è andata accentuando per ragioni di varia natura ma tutte da ricercarsi nella trasformazione della vita sociale in seguito al rapido e totale affermarsi dell'industria e del commercio. Il secolo scorso vide esempi notevoli di gruppi di artisti riuniti negli «studi» spesso sede di dispute letterarie e di polemiche importanti per la storia delle arti figurative, non laboratori collettivi.
Né vi furono ragioni favorevoli al sopravvivere della b. d'a.; essa resistette solo in alcuni centri nei quali vive ancora oggi come ad es. nell'Alto Adige, specie nella Val Gardena, ove l'industria dell'antiglio in legno è patrimonio attivo di quelle popolazioni fin dal sec. XVI. Racchiusa nel circolo domestico più che in quello eterogeneo della b. d'a. vera e propria, essa si è specializzata nelle statue e negli altorilievi a soggetto religioso, nelle suppellettili ecclesiastiche, in piccole e fini immaginati, e, assunse, in talune «officine» un notevole carattere artistico.
Il concetto moderno di b. d'a. si è poi andato del tutto mutando e oggi ha preso più singolarmente il significato di luogo per il commercio e l'esposizione di oggetti del mercato antiquario. Soltanto in poche grandi città europee, Parigi, Roma, Firenze, Venezia, rimangono alcune b. d'a. con finalità uguali a quelle dei tempi passati.
BIML.: A. Jacquerant e E. Le Blant, *Histoire artistique industrielle et commerciale de la porcelaine*, Parigi 1882; P. Molmenti, *La storia di Venezia nella vita privata*, Venezia 1922-26; passim; A. Chiappelli, *Case e botteghe di antichi artefici di Firenze*, in *Arte del Rinascimento*, Roma 1925; R. Berliner, *Denkmaler der Krippenkunst*, Augusta 1926; E. Levi, *Botteghe e canoni della vecchia Firenze*, Bologna 1928. Giovanni Carandente