Enciclopedia Cattolica vol. III, 1949 Liturgia Argomenti vari

CALICE

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CALICE - C. d'argento del diacono Orso: † DE DONIS DEI UBIUS DIACONUS SANCTO PETRO ET SANCTO PAULO OPTULIT (secc. v-vi), trovato nel 1875 in una grotta tra Castel Tesino e S. Donato di Lamon, acquistato dalla parrocchia di Lamon, diocesi di
CALICE - C. d'argento del diacono Orso: † DE DONIS DEI UBIUS DIACONUS SANCTO PETRO ET SANCTO PAULO OPTULIT (secc. v-vi), trovato nel 1875 in una grotta tra Castel Tesino e S. Donato di Lamon, acquistato dalla parrocchia di Lamon, diocesi di

CALICE. - È quello, tra i vasi sacri, nel quale è consacrato il vino eucaristico nella Messa.

I. ARCHEOLOGIA

Come i primi luoghi di culto furono una comune stanza di case private, i primi altari una semplice tavola, e le prime vesti liturgiche quelle stesse dell'uso quotidiano, così anche il c. in origine non fu che una qualunque stoviglia d'uso corrente, donde deriva anche la sua forma che in genere è uguale sia in Oriente che in Occidente. I Greci hanno ποτήριον che indica un c. senza anse, mentre κρατήρ è usato per il c. ansato; antico, ma raro è κόπελλον, usato anticamente, ad es., nelle Costituzioni apostoliche (PG 1, 1092) e più tardi da Agathias (m. nel 580; Histor., I. II: PG 88, 1329). In latino più frequente di tutti è calix, fin dall'antichità sia per la sua forma e sia perché nell'Italia ποτήριον venne tradotto calix dal greco κόλιξ.

CALICE - C. di rame lavorato e dorato con niellature d'argento, offerto al monastero di Kremsmünster dal duca Tassilo III (ca. il 780): † TASSILO DUX FORTIS † LIVTPRIC VIRGO REGALIS.
CALICE - C. di rame lavorato e dorato con niellature d'argento, offerto al monastero di Kremsmünster dal duca Tassilo III (ca. il 780): † TASSILO DUX FORTIS † LIVTPRIC VIRGO REGALIS.(fot. Bildarchiv d. Ö. Nationalbibliothek)

Nel periodo paleocristiano s'impiegò anche scyphus da σκόφος, ed il Braun ritiene che con tale parola si intendesse il c. per la consacrazione, mentre con c. si designava quello usato per la comunione dei fedeli.

Si hanno poi le distinzioni di c. sanctus per indicare quello della consacrazione usato in Roma nei secc. VIII e IX; c. ministerialis, espressione adoperata nel Lib. Pont. fino al sec. VIII per il c. in uso per la comunione dei fedeli; c. stationarius quello riservato a Roma per la consacrazione durante le stazioni; c. maior o minor secondo le sue dimensioni o secondo la solennità liturgica; c. ad Baptismum per somministrare a Roma la comunione ai neofiti, come è ricordato nel Lib. Pont. nella biografia di Innocenzo I (401-17); c. ad offerendam faciendam o offerendarius quello nel quale si raccoglievano le offerte del vino per la consacrazione o quello con il quale si portava il vino per il divin sacrificio; c. quotidianus quello usato tutti i giorni, per distinguerlo dall'altro riservato alle solennità (Lib. Pont., I, p. 418, nella biografia di Gregorio III [731-41]); c. viaticus quello che si usava in viaggio, spesso di dimensioni molto piccole, in uso specie nei secc. XI-XIII; c. appensorius o pendentilis, non liturgico, ma semplicemente posto come elemento decorativo appeso alle pergulae nelle basiliche e ricordato nelle biografie dei papi dei secc. VIII e IX: Gregorio III (731-41), Leone III (795-816), Pasquale I (817-24), Leone IV (844-55) ed anche menzionato per lo stesso tempo nel Lib. Pont. ravennate.

Materiale e forma del c. - Quanto alla materia in origine non si ha alcuna distinzione; ogni vaso da bere era consentito sia di vetro che di metallo ecc.; per l'età precarolingia non si può escludere il legno.

Il vetro era molto in uso presso i Romani e se ne hanno di certo nel periodo postcostantiniano, mentre i c. in oro e in argento sono menzionati nel Lib. Pont., nelle donazioni costantiniane.

In epoca precarolingia si trovano pure c. in bronzo e in rame, ma non se ne ha documentazione, come invece avviene per i c. in cristallo o in onice.

Il primo monumento cristiano che ci offre la rappresentazione di un c. senza piede è quello della pittura detta della Fractio panis in Priscilla di cui è certo il concetto eucaristico; mentre si deve escludere che sia eucaristico il c. proveniente dal coemeterium maius ed ora nel museo Sacro della biblioteca Vaticana, pubblicato dal De Rossi nel suo Bullettino d'Archeologia cristiana del 1879. È poi del tutto inverosimile che la forma del c. eucaristico sia derivata da quello impiegato nell'Ultima Cena. Fino dall'inizio infatti si hanno in uso promiscuamente due forme differenti: la forma ansata e con manici o auriculae con le anse in forma di orecchie o in forma di S: ovvero c. senza anse. Il piede è in genere conico o semplice o con un nodo nel centro per lo più rotondo e basso; in Oriente esiste una terza forma: invece del piede si trova una piccola base che sostiene la coppa, assumendo la forma d'una odierna tazza.

La coppa può essere ovale, a forma di bicchiere o a guisa di vaso, ovvero semisferica. La forma in genere è uguale sia in Oriente che in Occidente. In alcuni esempi esistenti nel tesoro di S. Marco e provenienti da Costantinopoli tra il nodo e la coppa è introdotto un sostegno o un porta coppa.

Tipi di c. ansati sono offerti dal c. di Ardagh oggi nel museo di Dublino, di incerta datazione, ma da molti attribuito al sec. IX; dal c. di St-Denis oggi in America presso un privato; dal c. viatorio del duomo di Cividale, alto solo cm. 9,5 con coppa larga cm. 5,5 e munito delle raffigurazioni di Abramo e di Melchisedec; dalla serie dei preziosi c. del tesoro di S. Marco in Venezia (secc. X-XII) i quali non sono di metallo, ma in vetro, in onice, in cristallo, in calcedonio e in serpentino.

Tale forma si mantiene costante sia in Oriente che in Occidente dall'inizio fino al 1300; e detti c. servirono sia per la consacrazione che per la comunione dei fedeli.

L'esempio più antico di c. senza ansa è offerto dal c. di Antiochia (v.). La stessa forma si ritrova nel c. portato dall'imperatrice Teodora nel musaico di S. Vitale in Ravenna (sec. vi). Contemporaneo è quello nell'affresco di Bāwīṭ in Egitto. Altri sono figurati nel sec. vi o nel vii in patene, ad es. quella trovata a Riha sull'Oronte, o in miniature, come sul Pentateuco di Ashburnam. La forma rimase poi costante: si veda, ad es., il c. argenteo offerto dal diacono Orso (secc. v-vi) ora a Lamön; il c. in oro e smalto con coppa conica di Chelles (sec. vii), ora perduto, che si dice donato da s. Eligio a s. Batilde; il c., del sec. vii ca., di Petöhaza (Ungheria); il c. di Crodegango di Séez (m. nel 775), ora a Leningrado; il c. in rame del duca Tassilo III (ca. 780) a Kremsmünster (Austria); quello di Lutgero (m. nell'809) a Werden (Germania).

CALICE - C. bizantino con coppa in calcedonio (secc. X-XI). Venezia, tesoro della basilica di S. Marco.
CALICE - C. bizantino con coppa in calcedonio (secc. X-XI). Venezia, tesoro della basilica di S. Marco.(fot. Alinari)

In Oriente si ha un gruppo di sette c. siriaci, rinvenuti tutti tra Aleppo e Antiochia, sull'autenticità dei quali si dichiara incerto il Braun; mentre tutti autentici sono i 14 del tesoro di S. Marco a Venezia, uno solo con coppa di metallo, gli altri invece in alabastro, agata, onice o cristallo.

Bibliografia3 opere
BIBL.: H. Leclercq, s. v. in DACL, II, II, coll. 1505-45 (confuso); J. Baudot, C. ministériel, ibid., coll. 1646-51; fondamentale è J. Braun, Das Christliche Altargerät in seinem Sein und in seiner Entwicklung, Monaco di Baviera 1932, pp. 18-196.

Engelberto Kirschbaum

II. ARTE

Nell'età romanica la coppa emisferica si inserisce direttamente sul nodo come nel ricco esemplare del S. Godeardo ad Hildesheim o in quello assai più modesto che si dice appartenuto a s. Francesco nel tesoro della basilica di Assisi. Alla fine del '200 la coppa assume una linea più svelta e slanciata, il piede assume terminazioni lobate, lo stelo si differenzia e il nodo si sfaccetta per accogliere insieme ad altre parti una ricca decorazione nella quale lo smalto si associa al cesello e al niello e ad ogni altra più raffinata tecnica dell'oreficeria; il c. di Niccolò IV in S. Francesco di Assisi, dovuto al senese Guccio di Manaia, è un esempio tipico del nuovo orientamento. Mentre gli orafi campani del Trecento o quelli abbruzzesi del secolo successivo rimangono più aderenti alle forme tradizionali, quelli veneti si distinguono per una sottile esecuzione e per la caratteristica forma che il nodo va assumendo con gotiche incorniciature nelle quali trovano posto busti di santi. Nel '500 il c. perde ogni residuo decorativo gotico; alla policromia degli smalti si sostituisce una decorazione plastica nella quale festoni fogliacei sono accostati a figure. Il c. barocco ha una maggiore espansione della coppa ed ha una accentuazione nei motivi plastici, nel piede e nel nodo che tendono invece a ricomporni in uno schema più misurato nel corso del '700. Da allora la forma e la decorazione del c. non hanno subito profonde modificazioni; festoni, simboli eucaristici della spiga e dell'uva, teste di cherubini continuano a disporsi secondo le formole prestabilite.

CALICE - C. d'argento cesellato e smaltato (sec. xv), Amalfi, tesoro della Cattedrale.
CALICE - C. d'argento cesellato e smaltato (sec. xv), Amalfi, tesoro della Cattedrale.(fot. Samaritani, Napoli)
CALICE - C. cinese donato a Leone XIII. Roma, tesoro della basilica di S. Pietro.
CALICE - C. cinese donato a Leone XIII. Roma, tesoro della basilica di S. Pietro.(fot. musei Vaticani)
Bibliografia4 opere
BIBL.: E. Molinier, Histoire générale de l'art appliqué à l'industrie, Parigi 1883, passim; C. Diehl, Manuel d'art byzantin, ivi 1925, passim; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927, passim; M. Accascina, L'oreficeria italiana, Firenze 1934, passim.

Guglielmo Matthiae

III. LITURGIA

1. Materia

Le prescrizioni odierne, concernenti la materia del c., riguardano specialmente la coppa, che dev'essere d'oro o d'argento, dorato internamente; per il fusto e il piede si possono adoperare anche altri metalli adatti; non però il vetro o l'avorio. Particolari concessioni sono fatte per le missioni e per i casi di grave povertà (Decreta authentica S. R. Congr., n. 3136, ad 4).

2. Forma

Il c. deve avere una forma tale da non suscitare meraviglia nei fedeli; quindi l'arte deve adattarsi nella linea, nell'espressione e nella decorazione allo scopo sacro, cui serve il c.; la coppa, deve essere tale da evitare il pericolo di capovolgersi e versare le Sacre Specie (ibid., Appendice, II, n. 4371).

3. Consacrazione

Anticamente il c. restava consacrato dall'uso, che se ne faceva nei sacrifici eucaristici. Il rito speciale di consacrazione non risale oltre il sec. VII, e non diventò obbligatorio, in forza della consuetudine, introdottasi a poco a poco, che dal sec. IX. Oggi il CIC riserva la consacrazione ai vescovi (can. 1147), ai cardinali non vescovi (can. 239, § 1, n. 20), ai prefetti apostolici (can. 294, § 2), agli abati e prelati nullius (can. 323, § 2).

4. Dissacrazione

Il c. resta dissacrato: a) se subisce lesioni o cambiamenti tali da perdere la sua forma primitiva e rendersi inadatto alla sua funzione (ad es. se si è spezzato in due; se la coppa si buca o si è notevolmente incrinata); b) se viene adoperato in casi sconvenienti (ad es. in un teatro) o esposto ad una pubblica vendita (CIC, can. 1305, § 1); se la coppa ha perduta la doratura interna, non per questo perde la consacrazione; solo rimane l'obbligo di farla di nuovo indorare (ibid., § 2). - Vedi Tavv. XXIV-XXV.

CALICE MINISTERIALE DI ARDAGH d'argento, filigrana d'oro e smalti (la datazione più probabile è sec. IX-X), scoperto nel 1868 presso le rovine del monastero di S. Molua - Dublino, Museo nazionale.
Tav. XXIV CALICE MINISTERIALE DI ARDAGH d'argento, filigrana d'oro e smalti (la datazione più probabile è sec. IX-X), scoperto nel 1868 presso le rovine del monastero di S. Molua - Dublino, Museo nazionale.(fol. Museo nazionale Dublino)
A sinistra: CALICE DONATO ALLA BASILICA DI S. PIETRO DAL CANONICO GIUSEPPE DE' MARCHESI FERRARI (1850) - Basilica di S. Pietro, Tesoro. - Al centro: CALICE D'ARGENTO DONATO (fine del sec. xiv) - Venezia, chiesa di S. Marco, Tesoro. - A destra: CALICE DISEGNATO DA KARL HOLEY (sec. xx) - Zwettl, abbaz
Tav. XXV A sinistra: CALICE DONATO ALLA BASILICA DI S. PIETRO DAL CANONICO GIUSEPPE DE' MARCHESI FERRARI (1850) - Basilica di S. Pietro, Tesoro. - Al centro: CALICE D'ARGENTO DONATO (fine del sec. xiv) - Venezia, chiesa di S. Marco, Tesoro. - A destra: CALICE DISEGNATO DA KARL HOLEY (sec. xx) - Zwettl, abbazia cistercense (Austria inferiore).(fot. Bannini) · (fot. Alinari) · (fot. Bildarchiv d. O. Nationalbibliothek)
Bibliografia4 opere
BIBL.: L. Eisenhofer, Handbuch der kathol. Liturgie, I, Friburgo in Br. 1932, pp. 316-400; C. Callevaert, Liturgicae Institutiones, III: De Missilis Romani liturgia, sez. 1ᵃ Bruges 1933, p. 54 sgg.; V. Casagrande, L'Arte a servizio della Chiesa, Torino 1938, pp. 110-15; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, I, Milano 1945, pp. 441-49.

Celestino Testore

Informazioni sulla voce

Di Engelberto Kirschbaum, Guglielmo Matthiae, Celestino Testore

Fonte Engelberto Kirschbaum: firma a stampa; Guglielmo Matthiae: firma a stampa; Celestino Testore: firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), coll. 374–379.

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Altre voci di Engelberto Kirschbaum: BRAUN, JOSEPH · BALAAM (EBR. BIL'ÂM) · AUGUSTI, JOHANN CHRISTIAN WILHELM · ARDICA · ARCO TRIONFALE

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Kirschbaum, Engelberto, Guglielmo Matthiae, and Celestino Testore. “Calice.” In Enciclopedia Cattolica, vol. III, coll. 374–379. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/calice.

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Kirschbaum, Engelberto, Guglielmo Matthiae, and Celestino Testore. “Calice.” Enciclopedia Cattolica, vol. III, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 374–379. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/calice.

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