CAMALDOLI

CAMALDOLI. - Celebre eremo situato quasi in cima all'Appennino tosco-romagnolo, a m. 1111 s. m. Dervia il nome da Campus amabilis e Campus Malduli. Maldolo era proprietario della gioia casentinese che donò a s. Romualdo nel 1012 dopo la visione di una scala per la quale ascendevano monaci biancovestiti e che poggiava proprio nel luogo ove sorge il sacro eremo camaldolese, come riferiscono le antiche regole scritte ca. il 1085.
La costruzione è caratteristica per le abitazioni dei singoli religiosi, separate l'una dall'altra da un orticello, che hanno poi servito di modelli alla futura certosa di S. Bruno e agli altri eremi camaldolesi. La chiesa fu consacrata nel 1027 in stile romanico, ricostruita quasi ex-novo nel 1220, trasformata in stile barocco, come è al presente, nel 1658. Vi si ammira un bassorilievo marmoreo di Mino da Poppi, due tabernacoli di Guido da Settignano, una terracotta di Andrea Della Robbia, una cattedra pontificale in noce intagliato e una tela di Augusto Mussini. La biblioteca e l'archivio, un tempo ricchissimi, furono innanziate dalle soppressioni napoleoniche e italiane.
La vita che vi si conduce è stata sempre molto austera. La preghiera quasi continua, il silenzio, il digiuno, la penitenza han richiamato sempre lassù, per oltre nove secoli, anime elette che hanno dato vita testimonianza a Gesù Cristo rivivendone i misteri, senz'altro desiderio in questo mondo.
L'eremo, chiamato per lunga tradizione con l'appellativo di «sacro», è casa-madre della Congregazione camaldolese. Papi e imperatori lo arricchirono di privilegi e donazioni. Si distinsero tra i primi Alessandro II, Pasquale II, Gregorio IX, Eugenio IV, Leone X; tra i secondi Ottone IV, Lotario III, Federico I, Enrico VI, Federico II, Carlo IV e Sigismondo. La Repubblica di Firenze lo prese sotto la sua protezione nel 1382 e lo esentò da imposizioni nel 1446.
A ca. tre km. più in basso, in una insenatura tra il Muschioso (m. 1157) e il Cotazzo (m. 1301), si adagia il cenobio di Fonte Buono (m. 816) cosiddetto dalle acque freschissime e salutari, prima che si appropriasse il nome di C., per una supposta esistenza ivi di una «casa di Maldolo». Fu costruito, come il sacro eremo, dallo stesso s. Romualdo ca. il 1015 come ospizio e foresteria, al fine di lasciare gli eremiti intenti unicamente alla vita contemplativa; poi fu organizzato in vero e proprio cenobio e detto arricchienobio di C.
Il grande edificio comprende: al centro la chiesa, costruzione del '500, rimaneggiata nel '700 e ornata al

l'interno di opere di G. Vasari; nel lato sud si estende il fabbricato adibito attualmente a ritiri spirituali per il clero e il laicato cattolico; nel lato nord l'abitazione dei religiosi, il refettorio con la grande tela del Pomarancio e il chiostro.
Fin dal 1520 il cenobio ebbe la sua stamperia e dal 1543 una farmacia, con annesso laboratorio, ricca di mobili intagliati, che anche attualmente vanta ottimi prodotti di liquori distillati dalle erbe e resine della secolare foresta : elixir, laurus, lacrima d'abete, e di medicinali.
Dal 1946 vi funziona un ben attrezzato laboratorio per il restauro del libro: pergamene, incunaboli, manoscritti, stampati.
Fu benemerito delle lettere con la sua accademia (sec. xv) e dell'economia sociale per la coltivazione della grande foresta, con ragione chiamata regina delle foreste appenniniche; non dimenticò mai le opere della carità, costruendo e mantenendo ospedali e soccorrendo in vari modi la comune indigenza. Nelle antiche regole camaldolesi - ossia di tutti i monasteri dipendenti da C. era fatto obbligo che ogni monastero avesse un ospedale con almeno 30 letti gratuiti per i poveri. Ma la soppressione napoleonica prima, quella italiana poi, hanno quasi spento la vitalità di quell'istituto che ora lentamente sta riprendendo.
Dal 1866 gli edifici dell'eremo e del cenobio con la foresta appartengono al demanio. - Vedi Tav. XXVII.

Bibl.: P. Fr. Kehr, Italia Pontifexin, III, Berlino 1909. pp. 171-85; Cottinoni. I, coll. 567-69. Anselmo Giabbani