CARMELITA-NI

CARMELITA-NI. — Ordine religioso che prende nome dal Monte Carmelo, in Palestina, dove nel sec. XII è storicamente accertata l’esistenza di un nucleo di Vercelli (v.), patriarca latino di Gerusalemme, nel 1208-1209 diede la regola che l’Ordine tuttora professa.
I. C. DELL’ANTICA OSSERVANZA. — La regola fu approvata da Onorio III nel 1226, e, con qualche mitigazione specialmente circa l’astinenza dalle carni, da Innocenzo IV nel 1248. Altre mitigazioni si ebbero da Pio II, Eugenio IV, e Sisto IV. Una pia tradizione farebbe discendere l’Ordine dal profeta Elia, la cui missione fu continuata dal discepolo Eliseo e dai «figli dei profeti» fino all’avvento del cristianesimo, al quale avrebbero aderito, divenendo anche cooperatori della predicazione evangelica e coltivando sul Carmelo le forme più elette dell’ascetismo insieme al culto della Vergine Madre, cui avrebbero innalzato un tempio presso la fonte di Elia. Vivevano vita eremitica in vari aggruppamenti o «laure», e furono gravemente provati dalla invasione persiana nel sec. VII e dalla susseguente conquista musulmana. Il loro istituto sopravvisse sul Carmelo per la venerazione dei musulmani verso il profeta Elia: e al tempo delle Crociate prese incremento per l’afflusso dei pellegrini occidentali e dei cavalieri. Questa tradizione carmelitana fu fortemente contrastata nel 1600 dal bollandista p. Papebroch (Acta SS. Aprilis, II, Anversa 1668, pp. 764-99). È da rilevare tuttavia che ulteriori studi hanno contribuito ad accreditarla almeno nelle sue grandi linee, arricchendo la letteratura polemica del ’600, nella quale difendere dei c. fu anche il gesuita p. Raynaud. Vi è perfino chi ha tentato una rivendicazione integrale della tradizione stessa (p. Fiorenzo del Bambin Gesù: Il monte Carmelo, Cremona 1930). La critica più recente (B. Zimmermann, G. Wessels, B. Xiberta) ha studiato il problema adottando un criterio realistico nella incontestabile scienza eliana dell’Ordine, quello cioè di una paternità morale del profeta, in quanto i religiosi, vivendo sul monte che fu teatro dell’alta sua spiritualità, informarono al suo esempio la loro vita.
Dopo l’approvazione di Onorio III nel 1226, l’Ordine si estese lungo il Mediterraneo e nell’interno della Siria; ma non ebbe vita tranquilla per i frequenti

confitti tra cristiani e musulmani, i quali, dopo la vittoria, assalirono il Carmelo ed uccisero i relictis. Fu allora definitivamente abbandonata la Palestina; ed infatti fin dal principio del sec. XIII troviamo i C. in vari paesi di Europa. Nel 1240 fu celebrato in Aisleford il primo Capitolo generale d'occidente, da cui uscì eletto priore Alano il Brettone. Nel 1245 gli successe s. Simone Stock (v.), al quale si deve la fondazione dei conventi nei maggiori centri universitari, Cambridge, Oxford, Bologna, Parigi. La vita contemplativa si arricchiva delle iniziative di quella attiva; ma ciò spiaceva a quanti nelle fondazioni urbane vedevano deperire lo spirito eremitico. Questo atteggiamento si prolungherà ancora per qualche secolo, dando luogo a varie riforme, quali la mantovana (sec. XV), la turonense (sec. XVII), quella di S. Maria della Scala (sec. XVIII) ed altre minori: altrettanti focolai di santità, sui quali si affermò vigorosamente la riforma di s. Teresa di Gesù (v.), aiutata da s. Giovanni della Croce (v.) e che nel 1593 si costituì in Ordine autonomo (v. sotto: C. scalzi).
Negli studi i c. trovarono già costituite le grandi scuole di cui seguirono l'uno o l'altro rappresentante più cospicuo: Enrico Gandavense ad Oxford, Goffredo di Fontaines a Parigi. A grande fama salirono Gerardo da Bologna (1317), Siberto da Bek (1322), Guido Terrena (1342), Giovanni Baconthorp (1346), Michele da Bologna (1416). Controversisti celebri furono Giovanni Cunningham e Tommaso Nester (il Waldense) contro i vicleffiti; Everardo Billich, Andrea Stoss, Paolo Elia, Lorenzo Laureto, contro i protestanti. Nel '600 Paolo Foscarini sostenne l'ortodossia di Galileo; nel '700 si segnalarono Elia Astorino, apologista ed erudito; nell '800 Agostino Molin, P. Perricone, p. Mazzetti. Santi illustri furono Angelo di Licata (sec. XIII), Alberto di Sicilia (sec. XIV), Andrea Corsini (sec. XIV), il b. Agostino Mazzinghi (sec. XV), il b. Giovanni Soreth (sec. XV), s. Maria Maddalena de' Pazzi. Il gran numero di religiosi morti in concreto di santità, fra i quali Michele di s. Agostino, Giovanni di s. Sansone, Angelo de Paolis, Gerolamo Terzo, Andrea Statella, testimoniano il fervore mistico dell'Ordine, il quale al tempo della riforma protestante subì gravi danni. Furono devastate le province religiose di Boemia, Sassonia, Dacia, Irlanda e Scozia; in Inghilterra, sotto Enrico VIII, furono soppressi 50 conventi e 1500 religiosi suppliziati, dispersi o uccisi; moltissimi i martiri della furia calvinista in Francia e di quella rossa in Spagna nel 1936. In compenso l'Italia si arricchiava in quel periodo di 40 conventi. Ai lavori del Concilio di Trento parteciparono i priori generali Andeth e De Rossi con buon numero di valenti teologi. Presentemente (1949) l'Ordinare conta 2734 religiosi. La riorganizzazione ha felicemente ripreso nell'ultimo cinquantennio, con risultati molto confortanti. Le monache, o Second'ordine, istituite sotto Niccolò V, ebbero ben presto grande incremento e sono oggi ca. un migliaio. Il Terz'ordine fu istituito sotto s. Simone Stock, ed ha molti affiliati.
Ha assunto anche forma regolare con istituti femminili di vita attiva: 2 in Spagna, 3 in Italia, 2 nel Nordamerica. Devozione caratteristica è quella dello scapolare che si asserisce dato a s. Simone Stock dalla Vergine a segno della sua particolare protezione per quelli che l'avrebbero portato. La festa del Carmine si celebra ovunque con solennità popolari in un benefico clima di letizia, come quella della «Madonna de noantri» in Roma (Trasverre) e quella di Napoli col fantasmagorico «incendio» del classico campanile. Nella liturgia i c. seguono il rito del S. Sebberto da Bek.

BIBL.: Analecta Ordinis Carm., Roma 1908 sgg.; I. Lezana, Annales Ordinis Carm., IV, ivi 1656; P. Ventimiglia, Historia chronologica Priorum Generalium, Napoli 1773; C. de Villiers, Bibliotheca carm., Roma 1752-1927; Fiorenzo del Bambin Gesù, Il Monte Carmelo, Cremona 1930; B. Zimmermann, Carmes, in DTHC, II, coll. 1776-92; T. Brandsm, Carmes, in DSB, II, coll. 156-71.

II. C. SCALZI. - Devono la loro origine alla riforma dell'Ordine carmelitano, fatta da s. Teresa di Gesù insieme a s. Giovanni della Croce.
Il primo convento fu aperto a Duruleo nel 1568, un secondo a Pastrana (1569). Da essi la riforma si estese in breve tempo per tutta la Spagna, così che alla morte di s. Teresa (1582) esistevano 17 monasteri di monache riformate e 15 conventi di frati (chiamati Fratres primitiae observantiae, e più tardi Fratres Discalceati), posti tutti sotto la giurisdizione del generale dell'Ordine carmelitano, ma formanti (sin dal 1580) una provincia propria. Aumentati di numero i conventi, nel 1593 ottennero di essere completamente autonomi con diritto di eleggersi un proprio generale.
Trasferitis poi alcuni di questi religiosi in Italia, e fondati i primi conventi in Genova (1584) e Roma (1597), furono con autorità apostolica, il 13 nov. 1600, separati dal ramo spagnolo e costituiti in propria Congregazione, detta la Congregazione d'Italia, ossia di S. Elia, con generale e costituzioni proprie. Mentre

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Carmelitani - Seminario apostolico di Abaace (S.U.A.), fondato nel 1931.

la Congregazione di Spagna (chiamata di S. Giuseppe) era formata soltanto dalla Spagna, dal Portogallo e dal Messico, quella d'Italia comprendeva la Francia, il Belgio, la Germania, la Polonia.
La Congregazione d'Italia ebbe quasi sin dall'inizio missionari in Persia (sino dal 1608), in India: nel Gran Mogol e Sindi (1619) e nel Malabar (1663), nella Mesopotamia (1623), in Siria (1627), in Inghilterra (1614), in Olanda (1648), in Mores (1685), in Cina (1720).
Nella grande bufera che disperse tutti gli Ordini religiosi, al tempo della Rivoluzione Francese e delle guerre napoleoniche, furono soppressi prima tutti i conventi della Congregazione italiana, poi, nel 1835, anche quelli della Congregazione spagnola. Risorta questa, nel 1875 fu riunita alla restaurata Congregazione italiana, cosi che da quel tempo esiste soltanto un solo Ordine di C. scalzi, che conta attualmente 25 province e 4 quasi province con 295 conventi di frati e ca. 3000 religiosi; 640 conventi di monache con 13.000 suore. I C. scalzi hanno attualmente delle missioni in Siria, nell'Iraq, nelle Indie orientali, nell'America del sud: vi lavorano oltre 100 sacerdoti, una cinquantina di fratelli laici, e un gran numero di terziarie carmelitane.
L'Ordine dei C. scalzi osserva la stessa regola di s. Alberto, ma senza le mitigazioni introdotte da papa Eugenio IV (1432), con proprie costituzioni: quelle della Congregazione di Spagna furono stese nel 1593, quelle della Congregazione d'Italia nel 1599. Le attuali, comuni a tutto l'Ordine, sono quelle d'Italia, approvate dalla S. Sede il ro genn. 1928. Lo spirito dell'Ordine è prevalentemente contemplativo, nondimeno i C. scalzi si dedicano anche alle opere del sacro ministero. Il loro rito è quello della Chiesa romana.
La santità del Carmelo riformato, tanto del ramo maschile quanto di quello femminile si manifesta nei suoi santi e beati, come: s. Teresa di Gesù (v.), s. Giovanni della Croce (v.), s. Teresa Margherita del S. Cuore di Gesù (v.), s. Bambino Gesù (v.) e i bb. martiri Dionigi Redento della Croce (v.), la b.
Anna di S. Bartolomeo (v.), le bb. 16 Compiègne (v.), la b. Maria dell'Incarnazione, la b. Maria degli Angeli (v.) e numerosi altri di cui è in discussione la causa di beatificazione o che morirono in concetto di santità.
Anche nelle scienze i C. scalzi hanno dato un forte contributo con opere di alto valore. Nella filosofia emergono anzitutto gli autori del famoso Cursus Complutensis, ossia del collegio filosofico di Alcalá de Henares, cui fa seguito un altro più grandioso ancora, il Cursus Theologicus Salmanticensis in iz voll. in-fol., i cui autori, C. scalzi del collegio teologico di Salamanca, sono i più fedeli commentatori di s. Tommaso d'Aquino. Oltre questo celebre corso, i padri del collegio di Salamanca pubblicarono pure un Cursus Theologine Moralis, stimato dai competenti. Tra i filosofi e teologi del Carmelo riformato sono degni di speciale menzione: Alessio di S. Aquilino, Eisentraut, scritturista (1732-85), Antonio della Madre di Dio, teologo (m. nel 1641), Antonio dello Spirito Santo, Carraca, teologo e vescovo (1618-74), Biagio della Concezione, Riguet, filosofo (1603-94), Cassiano di S. Elia, Pallavicini, teologo (16291714), Domenico della S.ma Trinità, Tardy, teologo (16161687), Federico di Gesù, Schellhorn, teologo (1721-88), Filippo della S.ma Trinità, Julien, filosofo, teologo e mistico (1603-71), Gabriele di S. Vincenzo, Beonio, teologo (1609-71), Giovanni dell'Annunziata, Liones-Compomanes, teologo e filosofo (1633-1701), Ilario di S. Anastasio, Vochet, controversista (1589-1656), e l'altro famoso controversista Liberio di Gesù (1646-1719), Onorato di S. Maria, Vauzelle, scritturista e critico (1651-1729), Paolo della Concezione, Ximénez Navarro, teologo (1666-1734), Taddeo di S. Adamo, Dereser, scritturista (1757-1827). Ci sono poi fra i missionari dell'Ordine parecchi che occupano con le loro grammatiche e dizionari di diverse lingue orientali un posto non trascurabile fra gli orientalisti, come il p. Clemente di Gesù, Peano (1731-82), Celestino di S. Lidvina, van Gool (1597-1676), Geminiano di S. Ottavia (1702-63), Stefano dei SS. Pietro e Paolo, Ruffi (16921767), nonché il famoso p. Paolino di S. Bartolomeo, Weszdin (1748-1806), che pubblicò la prima grammatica del sanscrito in Europa, e molte altre opere del genere. Ma più che in tutto questo, i C. scalzi emersero nella teologia mistica, nella quale essi possono citare i più celebri scrittori di tutti i tempi : s. Teresa di Gesù e s. Giovanni della

Croce, le cui immortali opere non sono soltanto veri gioielli della letteratura nazionale spagnola, ma addirittura la fonte principale della dottrina mistica. A questi due mistici fanno seguito il ven. Giovanni di Gesù Maria (1564-1615), Tommaso di Gesù, Sánchez Davila (1564-1627), Filippo della S.ma Trinità (1603-71), i due Giuseppe dello Spirito Santo, cioè il portoghese (1609-74) e lo spagnolo (1667-1736), autore questo del grande Cursus theologiae mysticae e molti altri.

BIBL.: Francisco de S. Maria (ed altri), Reforma de las Declaraciones en España, 7 voll., Madrid 1644 sgr.: Isidorus a S. Jos. 2 Petrus a S. Andrea, Historia generalis fratrum disc. de M. Carmelico Congregationis itaicae, 2 voll., Roma 1668, 1671; Martialis a S. Jo. B., Bibliotheca scriptorum... Carmelit. excalceat., Burgos 1730; Henricus a S. mo Sacramento, Collectio scriptorum Ord. Carm. exc., Savona 1884; Silverio de S. Teresa, Historia del Carmen Descalzo en España, Portugal y America, finora 14 voll., Burgos 1936 sgr.
Ambrogio di Santa Teresa